NO DEL CONSIGLIO SUPERIORE DI SANITA’ ALLA VENDITA DELLA CANNABIS LIGHT

DI MARINA POMANTE

Il ministero della Salute ha richiesto il parere del Css in merito alla pericolosità dei prodotti costituiti da infiorescenze di canapa, quelli venduti appunto nei “canapa shop” che si sono rapidamente diffusi sul territorio e che commercializzano la cosiddetta cannabis light. La posizione del Consiglio superiore di sanità è che siano ancora poco studiati gli effetti del Thc (anche a basse concentrazioni) su individui con particolare patologie, anziani o madri in allattamento e quindi, non può essere dato parere favorevole. Ora il nulla osta alla vendita spetta al ministero. Il ministro Giulia Grillo, ha dichiarato: “Il precedente ministro della Salute il 19 febbraio scorso ha chiesto un parere interno al Consiglio superiore di sanità sulla eventuale pericolosità per la salute di questa sostanza. Il Consiglio si è espresso il 10 aprile scorso e il ministro ha investito della questione l’Avvocatura generale dello Stato.

Nello specifico il parere richiesto lo scorso febbraio, verteva sulle precauzioni nell’interesse della salute individuale e pubblica.
Gli interrogativi sui quali il Css è stato chiamato a fornire valutazione sono: se tali prodotti possano costituire pericolo per la salute e se possono essere messi in commercio ed eventualmente con quali limiti. Dal Css la risposta è stata che per i prodotti che riportano in etichetta la presenza di cannabis, cannabis leggera o cannabis light, non può escludersi la pericolosità.

Il Consiglio superiore di sanità ha precisato che: “La biodisponibilità di Thc anche a basse concentrazioni non è trascurabile, sulla base dei dati di letteratura, per le caratteristiche farmacocinetiche e chimico-fisiche, Thc e altri principi attivi inalati o assunti con le infiorescenze di cannabis sativa possono penetrare e accumularsi in alcuni tessuti, tra cui cervello e grasso, ben oltre le concentrazioni plasmatiche misurabili, tale consumo avviene al di fuori di ogni possibilità di monitoraggio e controllo della quantità effettivamente assunta e quindi degli effetti psicotropi che questa possa produrre, sia a breve che a lungo termine”.
Gli effetti su particolari soggetti, sempre secondo il Css, sono ancora da valutare, ne consegue che “il rischio al consumo di tali prodotti in relazione a specifiche condizioni, quali ad esempio: età, presenza di patologie concomitanti, stati di gravidanza/allattamento, interazioni con farmaci, effetti sullo stato di attenzione, così da evitare che l’assunzione inconsapevolmente percepita come sicura e priva di effetti collaterali, si traduca in un danno per se stessi o per altri (feto, neonato, guida in stato di alterazione)”.
La stessa preoccupazione riguarda per il Css, anche il secondo punto, si ritiene infatti che “tra le finalità della coltivazione della canapa industriale” come indicato nella legge 242/2016, che ha dato il via alla commercializzazione della cannabis light, “non è inclusa la produzione delle infiorescenze né la libera vendita al pubblico, pertanto la vendita dei prodotti contenenti o costituiti da infiorescenze di canapa, in forza del parere espresso sulla loro pericolosità, qualunque ne sia il contenuto di Thc”.
Il ministero della Salute sulla base delle risposte arrivate dal Css, ha chiesto ora il parere all’Avvocatura dello Stato, anche sulla base degli elementi da raccogliere dalle altre amministrazioni competenti (Presidenza del Consiglio e i Ministeri dell’Interno, dell’Economia, dello Sviluppo economico, dell’Agricoltura, delle Infrastrutture e trasporti). “Non appena riceverò tali indicazioni assumerò le decisioni necessarie, d’intesa con gli altri ministri”. Questo il contenuto della nota del ministro della Salute Giulia Grillo.

THC
Va specificato che le concentrazioni di Thc, sempre come indicato dalla Legge, sono pari allo 0,2%-0,6% e tuttavia seppure possano sembrare trascurabili, proprio in merito alla mancanza di uno studio approfondito degli effetti su individui considerabili a rischio e per i motivi spiegati dal Css, anche queste basse percentuali devono essere considerate potenzialmente pericolose.
Ma cosa si intende con la sigla Thc? Si tratta di una sostanza psicotropa prodotta dai fiori di cannabis, Il delta-9-tetraidrocannabinolo, è uno dei maggiori e più noti principi attivi della cannabis.
Il Thc, ha proprietà antidolorifiche ed infatti è contenuto in alcuni farmaci usati per il trattamento del dolore, ma possiede anche proprietà euforizzante, antinausea, antiemetiche, anticinetosico, stimolante l’appetito, abbassa la pressione endooculare, ed è capace di abbassare l’aggressività.
Gli effetti del Thc e meglio ancora, della cannabis, sembrerebbero quindi un toccasana per diversi disagi e patologie, ma anche per aiutare il controllo psicofisico dell’individuo, viene allora da chiedersi perché mai questa attività di grande attenzione e preoccupazione investa questa sostanza.
Ogni elemento assunto dall’uomo, produce in esso delle “variazioni” e non sempre queste sono di rilevanza immediata, alcune sono transitorie ed altre, che magari si manifestano col tempo, sono a carattere irreversibile, alcuni particolari prodotti sono stimolanti o calmanti ed agiscono direttamente sul sistema nervoso o sul cervello, altre sostanze aiutano a stimolare l’appetito o a ridurlo, ci sono poi quelle che aiutano la concentrazione o che danno euforia… Insomma il corpo umano è capace di assorbire e ricevere elementi che ne alterano nel bene e nel male il proprio “funzionamento”. E’ proprio alla luce di questo che sono sempre necessari studi approfonditi per determinare con certezza quali siano i limiti e cosa sia opportuno valutare prima di assumere qualsiasi elemento naturale o sintetizzato.

La cannabis non dispensa solo effetti benefici i suoi effetti collaterali possono consistere in: sonnolenza, mancanza d’ascolto, modificazioni nella percezione spazio-temporale, infatti ad esempio, guidare sotto gli effetti della cannabis è pericolosissimo, poi agitazione, irritazione, congiuntivite, midriasi (pupille dilatate).
Ma sono inoltre documentati effetti cardiovascolari (tachicardia e variazioni della pressione sanguigna).
Lo stato indotto dalla cannabis varia significativamente in base alla personalità dell’assuntore, allo stato psicologico, a fattori esterni, al modo con cui viene assunta e alla quantità di Thc. Per questa variabilità la cannabis può provocare effetti differenti anche sullo stesso individuo, pertanto lo stato fisico/emozionale indotto, non può mai essere prevedibile.
La “tossicità diretta” della cannabis è molto bassa e non esistono casi di morte per cannabis. Ci sono tuttavia documentati moltissimi incidenti mortali (stradali, sul lavoro, ecc…) connessi all’abuso di cannabinoidi.
Recenti studi hanno dimostrato come la cannabis non sia pressoché innocua come precedentemente creduto, l’abuso di cannabis conduce ad una dipendenza psicologica accompagnata dal rischio di un “cambio” di personalità, di perdita di contatto con la realtà e di auto negazione.
Diversi studi americani ed europei hanno mostrato vari pericoli: danno cromosomico, disturbo del bilancio ormonale (possibilità di impotenza, sterilità temporanea e sviluppo di seno nell’uomo) e del metabolismo ormonale, danni ai polmoni e alle vie respiratorie.
Infine, c’è la possibilità di danni cerebrali a lungo termine in quanto tracce di Thc rimangono a lungo in quest’organo.

PARERI E IMPRESSIONI
Come era prevedibile, un tema così delicato ha suscitato immediatamente polemiche e dibattimenti, non solo limitati al mondo politico e scentifico.
Secondo il farmacologo Silvio Garattini, direttore scientifico dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano, andrebbe abolito il termine “leggera” perché “la cannabis light è una droga a tutti gli effetti” e “i potenziali rischi per la salute esistono soprattutto per i giovani”. Garattini quindi si dichiara contrario a qualsiasi forma di tolleranza proprio in ragione dello scarso approfondimento e di studi mirati, un parere il suo che sicuramente fonda le ragioni sull’esperienza scientifica e che mostra prudenza, anche se da alcuni è giudicata eccessiva.

Silvio Garattini che è anche membro del Consiglio superiore di sanità, avverte che “Una concentrazione dello 0,2%, che può arrivare anche allo 0,6%, non è una dose omeopatica, può avere degli effetti sulle persone e non si può dire che sia innocua. Questo è valido soprattutto per i giovani, il cui cervello è ancora in formazione ed è quindi ancora più sensibile a questo tipo di sostanza e sono sempre di più gli studi scientifici che testimoniano i danni cognitivi proprio sugli adolescenti. In assenza di ricerche che ci dicano che questa concentrazione non abbia effetti, che al momento non ci sono, ritengo che la vendita indiscriminata sia da evitare”.

Di diversa natura è il parere di Benedetto Della Vedova, presidente di Forza Europa. Della Vedova è stato il promotore della legge per la legalizzazione della cannabis e ha detto: “Immagino che Salvini si butterà a pesce sul parere del Css e farà chiudere negozi e coltivazioni: finirà che avremo un mercato nero e criminale anche per la cannabis light”. Il presidente di Forza Europa ha espresso quindi una preoccupazione politica e anche qui, i suoi detrattori lo accusano di mettere le mani avanti per evitare attacchi politici dagli avversari.

Per Coldiretti invece, si teme per coloro che hanno attivato la coltivazione e che hanno fatto impresa sfruttando questa nuova opportunità, secondo i dati di Coldiretti infatti, i terreni coltivati a cannabis sono aumentati di dieci volte in cinque anni passando dai 400 ettari del 2013 ai 4mila stimati per il 2018 e adesso “bisogna far chiarezza per tutelare i cittadini e le centinaia di aziende agricole che hanno avviato nel 2018 la coltivazione di canapa”. La riflessione di Coldiretti pone l’attenzione sul danno che un dietrofront potrebbe arrecare a chi ha intrapreso un’attività in questo settore.

Giudizio critico sul parere del Consiglio superiore di sanità, arriva dall’associazione Luca Coscioni che rilancia: “Sfidiamo il Consiglio Superiore della Sanità a portar avanti studi propri, se ne è capace, invece che raccogliere dati in letteratura”. L’associazione ha anche ricordato che recentemente l’Organizzazione Mondiale della Salute ha avviato, per la prima volta nella storia, una revisione delle proprietà terapeutiche della cannabis con probabile declassificazione della sua pericolosità nelle tabelle internazionali”.

Favorevoli e soddisfatte si sono dette invece alcune associazioni di genitori, che vedono nella risposta del Css, allontanarsi la possibilità che i giovani possano avvicinarsi con facilità all’approccio con la cannabis.

Nei giorni che seguiranno saranno molte le valutazioni che dovrà vagliare il ministro Grillo e c’è da attendersi che i fattori che faranno pressione sulla vicenda non saranno limitati alla Sanità ed ai tecnicismi di Codici e Leggi, è facile prevedere che ragioni di tipo economico e sociale giocheranno un ruolo non certo marginale sulla decisione che a questo punto assume una connotazione di rilevanza politica oltre che semplicemente legislativa.
I sostenitori della legalizzazione o (liberalizzazione) delle droghe leggere, da anni sono in campo per la loro battaglia, destando nell’opinione pubblica sensazioni e riflessioni in favore o contro, spesso scontrandosi con chi invece adducendo ragioni etico-morali, nonché religiose o conservatrici, fà muro alla possibilità che ciò avvenga. Fin dai primi anni ’70 alcune delle lotte del Partito Radicale, vedevano Pannella impegnato nella propaganda in favore della legalizzazione delle droghe leggere, proprio per contrastare il monopolio ed il controllo della criminalità.
Non spetta a noi giudicare se sia un bene legalizzare la cannabis, vero è che, nel mare magnum delle cose dannose per il nostro organismo ci sarebbero da evitare molti elementi che invece sono normalmente commercializzati e promossi.