LA BARCA AFFONDA, MIA SORELLA HA PAURA

DI ANTONIO NAZZARO

 

 

Sono nuova: bianca di sotto e rossa di sopra elastica e leggera.
Vado per la strada, percorro sempre lo stesso cammino che dalla città mi porta a casa. Ho una gemella che viene sempre con me, siamo inseparabili come l’asfalto e la terra che sempre tocco. Mi piace che la gente abbassi lo sguardo per vedere il rosso brillante e i nastri bianchi che mi allacciano. Mi fanno sentire diversa gli sguardi degli altri, mi solletica il loro imbarazzo come le vie segnate per i ciechi e poi so sempre dove tornare e dove riposare: al lato di un letto che è casa.
La mia gemella è preoccupata, dice che presto dovremo cambiare città, forse paese, e da quando pensa a questo ha perso un po’ di colore.
Sotto non siamo più bianche abbiamo il colore del cammino.
Oggi è una giornata strana, stiamo passando per posti sconosciuti, a me sembrano belli a mia sorella fanno paura ma la spingo a camminare con un sorriso che vuole scoprire.
Siamo davanti al mare, per noi è una cosa nuova, sempre ci lasciano al bordo della spiaggia, è la prima volta che sentiamo la sabbia e facciamo fatica ad andare avanti ma il calore della arena è piacevole e poi si vede quella cosa azzurra di cielo che si fa onda e si muove sempre. Come farà a non stancarsi…
Mia sorella ha paura, dice che quella cosa che si chiama mare si metterà dentro di noi e che non sarà per niente bello. Non sappiamo nuotare però galleggiamo, così dicono. L’acqua è diversa dalla pioggia, è amara e non smette di inzupparmi ma respiro anche se a fatica. Non vedo quasi nulla mi brucia il sale e l’orizzonte e ci sono tante come me che tremano dalla paura, ma è normale, loro non sono rosse, non hanno il danzare dentro come noi. Mia sorella trema dice che senza sole l’acqua è fredda e che siamo perdute in mezzo al mare. Anche io ho freddo ma cerco di muovermi al ritmo dello sciabordio e canticchio una canzone o meglio la invento, anche perché non ho mai capito che lingua parlo, quella dei nonni era altra ma poi siamo diventati un paese e ci hanno cambiato la lingua ma non la linguetta. Mia sorella dice che la barca va affondando e l’acqua ci coprirà tutte ma io le ricordo che noi galleggiamo, lei ha paura e non smette di piangere. Di colpo il sole scompare dietro una cosa enorme che si muove nel mare come noi sulla strada. Tutte quelle che piangevano dicono che siamo salve, che torneremo a toccare terra. Adesso piangono di una felicità disperata. Io capisco poco, solo penso che non sono più rossa come prima e il sale ha disegnato il bordo del mio corpo. Adesso siamo allineate tutte insieme, il sole asciuga ma non siamo le stesse di prima e non torneremo a casa e nessuno oramai ci guarda. Mia sorella dice che torneremo a toccare le strade, che ci sarà una nuova città da scoprire ma io sento che non abbiamo più un passo e nemmeno una danza ma solo uno strisciare sempre più pensante che sembra un fermarsi del cuore. Qualcuno cade e noi con lui, siamo girate e non possiamo muoverci e non capiamo nulla di quello che ascoltiamo ma mia sorella dice che siamo in salvo. Qualcuno ci sfila ma non vediamo un letto al fianco dove riposare, qualcuno ci lega l’una all’altra, mia sorella dice che non siamo mai state così unite ed io invece la sento lontanissima. Qualcuno ci fa girare e poi ci lancia nel cielo, fa paura volare, tanta paura. Restiamo appese a un filo che va da un palo all’altro e non c’è terra da toccare. Siamo scarpe che pendono sul vuoto come la vita di un emigrante.

 

l’Immagine è un dipinto intitolato Siria, dell’artista Eloisa Guidarelli

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