LE TRAGICOMICHE AVVENTURE DEL MINISTRO VERDOGNOLO

DI RAFFAELE VESCERA


Le avventure del ministro verde lega non finiscono di stupire e ci sarebbe da ridere se non vi fosse in gioco l’esistenza di milioni di cittadini. Navigando tra la villa di Arcore e gli scogli del M5s, agitato dal delirio d’impotenza del piccolo borghese, caporale o maestrino che sia, ruba la scena al premier elargendo sciocchezze, purché se ne parli. Si sposta con cafonal movenze e lingua arrangiata e, invece di studiare il minimo sindacale, zompa di qua e di là con faccia spesso truce, a volte ammantata d’un sorriso scuro. Un giorno sì e l’altro pure, assumendo pose ducesche, viene fuori con una barzelletta per farsi buon popolo tra chi non legge e ignora più di lui. Dopo anni di insulti contro i meridionali, dalla lega definiti colerosi e topi di fogna da sterminare con il Vesuvio, auspica altri stermini. Agitando l’invasione africana, straparla di migranti, il cui arrivo quest’anno si è ridotto del 78%, mentre continua la loro odissea nei malandati centri di assistenza, così voluti da inefficienza e corruzione di stato, blatera di Rom, un problema altrove inesistente poiché integrati, da noi presente grazie alla inettitudine dello Stato. E mentre dà assist generosi alle mafie con la totale liberalizzazione del denaro contante e la “pace fiscale”, minaccia di disporre a suo piacimento delle scorte antimafia di chi lo critica. Quella mafia che finora ha evitato accuratamente di affrontare, se non in una partecipazione propagandistica alla festa per la villa sequestrata ai Casamonica. Ma quelli sono di etnia rom, e dunque valevano una messa.

Il patto stato mafia, l’esclusione di magistrati come Gratteri e Di Matteo dallo staff del ministero della giustizia chiesto dai condannati al 41 bis? Che volete che sia se non la perpetuazione del patto stabilito nel 1860 tra la borghesia mafiosa del nord con quella del Sud? Saviano, usando una metafora di Salvemini per Giolitti, lo ha definito “ministro della malavita”, riferendosi al sostegno da lui ricevuto da alcuni clan elettorali equivoci in Calabria. Certo che accostare il nome del grande teorico meridionalista Salvemini a quello con due lettere in meno (anzi molte lettere in meno) di un avanleghista che propone di riaprire i bordelli, abolire le vaccinazioni obbligatorie e ripristinare il servizio militare obbligatorio, per giovani già afflitti dalla tardiva occupazione, è mortificante per l’umana cultura. Ma tant’è, siamo in piena rivincita dell’ignoranza che fa riemergere la mai sopita anima fascista di una certa Italia. Anima nera che viene fuori ogniqualvolta la sinistra tradisce i suoi valori di difesa degli ultimi per sedersi al banchetto dei primi, come ha fatto da Renzi in qua in modo plateale.

E che dire della panzana della flat-tax? Il prof di economia Roventini della Normale di Pisa, già proposto ministro dal M5s e poi abbandonato come altri, la definisce: “Una follia economica della Lega, come la pace fiscale. Aumenta disuguaglianze e non produce crescita… il maxi-sconto delle cartelle sotto i 100mila euro è un condono, un’ennesima misura iniqua… dire che la flat tax venga finanziata con la suddetta pace fiscale equivale a millantare, perché si tratta di finanziare un intervento pluriennale con una misura una tantum, che ridurrà le entrate fiscali future, mettendo dunque a rischio il consolidamento di bilancio pubblico”.
E sia, probabilmente se la liberalizzazione del contante è un favore di fatto all’economia mafiosa, la Flat tax è un favore dovuto alla finanza padana, ai cumenda sciur parun in braghe bianche e ai bottegai incarogniti che finanziano la lega, al primo posto in Europa per evasione fiscale. Come al primo posto in Europa per corruzione è il ceto politico che ruota intorno al Lombardoveneto, da Arcore allo stesso gruppo dirigente della lega, da cui aspettiamo ancora la restituzione della cinquantina di milioni truffati allo stato.

Con Salvini siamo all’elogio dell’arrogante incompetenza, da noi si dice ciuccio e presuntuoso. E che dire del “regionalismo differenziato”, voluto da Lombardia e Veneto e inserito nel contratto, con il quale le due regioni leghiste pretendono di trattenere per sé un assurdo “residuo fiscale” di 35 miliardi di euro da sottrarre alle già depresse regioni del Sud, lasciando loro solo miseria? E’ il trionfo della becera avidità dei padani arricchiti, più per storici privilegi territoriali a danno del Mezzogiorno che per proprio merito.
Pretesa in verità avversata dalla ministra per il Sud Barbara Lezzi e da una nutrita pattuglia di parlamentari meridionalisti del M5s, che chiedono l’applicazione della legge che destina il 34% della spesa pubblica al Sud. Residuo fiscale del nord non esplicitato nel contratto e dunque dall’esito incerto se questi, già riuniti in un tavolo permanente che comprende studiosi meridionalisti quali Pino Aprile, terranno duro, nonostante l’evidente subalternità di Conte e Di Maio a Salvini. Sottomissione alla lega che potrebbe portare alla distruzione del M5s, già alleggerito di alcuni milioni di elettori in virtù dell’improvvido socio di governo, da quelli meridionali e di sinistra che vanno tra i non votanti e quelli di destra che si stringono intorno al ministro leghista. Arrogante capetto, destinato presto a finire come Renzi, perché se le bugie hanno le gambe corte, infine i cittadini faranno i conti con l’incompetenza leghista. La forza bruta finirà per distruggere se stessa.
Intanto, la galassia meridionalista affila le armi e convoca gli “stati generali” al Parco della Grancia in Basilicata, storica terra di briganti e poeti, l’1 luglio, ordine del giorno concordare il che fare per difendere il Sud dalla nuova aggressione sabauda ora all’assalto in camicia verde lega.