SQUARCIAMO IL VELO DI MAYA

DI TINA CAMARDELLI

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La realtà è un’ illusione? Questo è uno dei più grandi misteri, che avvolge la nostra vita.

Secondo Cartesio filosofo greco, il modo migliore di rispondere a questa domanda è dubitare su tutto e far partire la nostra ricerca, proprio dal dubbio. “ se vuoi diventare un vero cercatore della verità, almeno una volta nella tua vita, devi dubitare su tutte le cose”  perché dubitando siamo sicuri di esistere. Cogito ergo sum (penso, dunque sono).

Platone nel mito della caverna, spiega che l’ uomo nasce con un velo sugli occhi da cui si potrà liberare, solo mediante la conoscenza. Il mito della caverna racconta, appunto, di una caverna nella quale ci sono degli uomini incatenati, che non possono muoversi e che possono guardare solo davanti a loro.

Alle loro spalle c’è un muro e oltre quel muro un fuoco. Tra il muro e il fuoco ci sono altri uomini, che tengono in mano delle forme (cani, gatti, alberi, ecc…).

Gli uomini prigionieri vedono le forme proiettate sul muro e credono che ciò che vedono sia la realtà.

Ma il filosofo inizia a mettere in discussione tutto e cerca di andare oltre quelle ombre,  per scoprire la vera realtà.

Ormai libero, esce dalla caverna e vede il Sole, che rappresenta il simbolo del bene e della verità.

Ma, una volta tornato nella caverna,  resta accecato dalla luce del Sole e si muove all’interno di essa come un matto, mentre gli altri uomini, abituati al buio, riescono a muoversi tranquillamente.

Il messaggio che Platone, vuole dirci è che la vita che viviamo, altro non è che un’apparenza, un sogno, una proiezione di un mondo diverso, reale, concreto.

Ma chiunque arrivi alla conoscenza e cerchi di condividerla con altri è destinato a fallire o, addirittura, alla morte, proprio come Socrate che bevve la cicuta, dopo esser stato condannato a morte per il semplice fatto di voler liberamente condividere il proprio sapere con i giovani di quei tempi.

Un mito che ci fa riflettere e ci suggerisce di andare oltre le apparenze delle cose che vediamo e viviamo, di andare a fondo per coglierne l’essenza.

Noi esseri umani possediamo conoscenze molto limitate dell’ Universo. Ad esempio non percepiamo gli infrarossi, ne gli ultrasuoni e chissà quante altre cose sfuggono ai nostri occhi.

Del mondo là fuori vediamo il poco che i nostri occhi sono in grado di vedere, in più ci aggiungiamo quello che il cervello vuole farci credere e quello che la società ci costringe a credere. Il risultato è una rappresentazione delle cose che non è reale per niente.

Nell’ antica sapienza orientale, il velo di Maya occulta la percezione della realtà.

Il significato originario di maya in sanscrito è quello di “creazione”,  ma ha successivamente acquisito il significato di “illusione”.  Questo velo, di natura illusoria, separando gli esseri umani dalla conoscenza/percezione della realtà, impedisce loro di ottenere moksha (cioè la liberazione spirituale) tenendoli così imprigionati nel samsara, (il ciclo delle morti e delle rinascite).

Il primo a introdurre il velo di Maya in Occidente è stato Shopenauer  “E’ Maya, il velo ingannatore, che avvolge gli occhi dei mortali  e fa loro vedere un mondo del quale non può dirsi nè che esista, nè che non esista; perchè ella rassomiglia al sogno; rassomiglia al riflesso del sole sulla sabbia, che il pellegrino da lontano scambia per acqua; o anche rassomiglia alla corda gettata a terra che egli prende per un serpente”  Da ciò si capisce che per  il filosofo, la realtà visibile è l’apparenza, quindi l’ illusione.

Come si squarcia il fatidico velo di Maya? Ad esempio andando oltre i condizionamenti imposti dalla mente.

Facciamo chiarezza:
Molti affermano che nessun problema è serio ed è irrisolvibile, lo avrete sentito anche voi svariate volte. Quando affermiamo questo, il problema è per il novanta per cento già risolto. Il modo in cui lo vedi cambia completamente il risultato.

Gli Orientali sostengono, che il problema esiste perché sei identificato con esso. Questo è un dato di fatto reale. E questa è anche la chiave per risolvere tutti i problemi.

Per esempio se sei una persona piena di rabbia. Se vai dallo psicanalista, ti dirà: “Torniamo indietro nel passato per rielaborare”… Da dove è nata questa rabbia; quali situazioni la fanno riemergere.  E’ necessario ripulire tutte quelle impressioni, cancellarle completamente. Dobbiamo ripulire tutto il passato”.  Che fatica!
Ma se vai da un mistico orientale, ti dirà: “Pensi di essere rabbia, ti senti identificato con la rabbia. È proprio lì che nasce il problema. La prossima volta che la rabbia emerge, sii un osservatore, un semplice testimone. Non identificarti con la rabbia, non dire: ‘Sono arrabbiato’. Osservala come se stessi guardando un film alla Tv. Osserva te stesso, come se stessi osservando qualcun altro.

Quando l’ ombra della rabbia arriva a circondarti, osservala e rimani vigile, in modo da non identificarti. Il punto principale è come non identificarsi col problema. Quando hai imparato questo… non si porrà più la questione di avere ‘tanti o pochi problemi’, perché quella chiave, sarà un passepartout, aprirà tutte le serrature. Funzionerà con la rabbia, con la gelosia, con l’avidità, con il rancore. Funzionerà con tutto ciò che la mente partorirà e vi garantisco che la mente è molto prolifica.

Anche la meditazione soprannominata l’arte di lasciar andare è un aiuto per rimuovere il velo che offusca la nostra vista.  Ci consente di mollare le nostre idee limitate sulla realtà e di sperimentare ciò che va oltre. Del resto, se continuiamo a nutrirci degli stessi pensieri, ad alimentare le stesse credenze o i medesimi rancori, adottando comportamenti sempre uguali. E’ certo, che la nostra vita, non solo non cambierà, ma diventerà sempre più faticosa, poiché l’energia bloccata genererà altri muri, che a loro volta attireranno eventi simili, così facendo saremo prigionieri: in gabbie sociali, gabbie di etichetta, e di costume, costruite da noi.

Quante volte continuiamo a fare le stesse cose, aspettandoci un risultato diverso e ritrovandoci con la stessa sofferenza di sempre? Bene, forse è tempo di iniziare!