AMMINISTRATIVE: HA VINTO LA DESTRA RADICALE? NO, HA TRIONFATO L’ASTENSIONISMO

DI LUCIO GIORDANO

A sua insaputa, Claudio Scajola è il nuovo sindaco  di Imperia. Basterebbe questo per far capire che ai ballottaggi delle amministrtative di domenica non c’è stato  un vero vincitore. O meglio: a trionfare, e non è un bene sia chiaro, è l’astensionismo. Se un elettore su due ha preferito andare al mare e indirizzare un sonoro vaffa a tutti i partiti ,  vuol dire che l’attuale proposta politica, tutta, non convince molto più del 50 per cento degli italiani.

Del resto, cosa avrebbe da esultare la destra radicale? Nel capoluogo ligure, Scajola da solo, appoggiato ad una lista civica, ha sbaraglio l’ invincibile armata  di lega, forza Italia, Fratelli d’Italia. Incredibile. E non solo ad Imperia, le liste civiche hanno vinto. E’ capitato anche a Brindisi,  a Ragusa e in questo caso sono   liste di sinistra. Il segnale, dunque,   è forte e chiaro. E quella vecchia volpe di Berlusconi lo ha capito benissimo nella sua analisi del dopo voto. Se avesse tempo, parliamo di anni, avrebbe già pronte le mosse per rilanciare Forza Italia. “Più ci insultano più vinciamo”, scrive invece  l’attuale ministro dell’interno, Dimenticando che il primo a insultare è lui, e pesantemente. E che le sue vittorie in Toscana sono risicate e frutto di una crisi profondissima del Pd. Insomma, al segretario della Lega piace vincere facile. HA vinto  infatti con un pd ed  una sinistra in crisi. Una sinistra che sta certo  vivendo il momento peggiore della sua storia, frutto di errori macroscopici che partono da venti anni fa, quando la sinistra decise di annusare il liberismo e strizzare l’occhio alla destra.

Ma l’elettore, si sa, tra la copia e l’originale prefersice sempre l’originale. Anche perchè  questa destra radicale ha di sicuro la capacità di solleticare la pancia dei cittadini. in un Paese in cui l’analfabetismo di ritorno sta raggiungendo livelli da vera e propria emergenza, la famosa gente non ha la voglia e la cultura di interrogarsi sulle doti affabulatorie dell’attuale monistro dell’interno, della sua propaganda vuota. Del resto anche con Renzi ci mise anni prima di comprendere dove l’ex premier stava portando il Pd, prima di arrivare a definirlo con aggettive irripetibili. Impiegherà un altro anno per smascherare totalmente la propaganda un tanto al chilo del segretario della lega, ma poi anche l’elettore smaliziato capirà.

Si diceva di Renzi. Di sicuro nella sconfitta, ma non nel crollo del Pd, ha serie responsabilità e ancora di più ne ha ad essersi messo in posizione d’attesa , mangiando pop corn e bloccando sul nascere la trattativa di governo con i 5 stelle. I gufi l’avevano avvertito, e da anni,  che insistendo sulle politiche di destra avrebbe portato il partito a schiantarsi. Ha continuato, ed ecco il risultato. Renzi oggi è troppo debole per dettare la linea politica, troppo forte all’interno del Pd per farsi definitivamente da parte, sempre che abbia ancora un senso farlo. Sì, è un bel rebus. I suoi dicono che anche senza di lui i dem perdono. Ed è vero. Ma il fatto è che non è questione di arroganza e antipatia personale e  non c’entra nemmeno l’incredibile capacità di essere divisivo all’interno del partito, ad aver fatto perdere il Pd. Non c’entra affatto che il centro sinistra ha perso perchè i vertici del partito non parlano più al popolo. In fondo non è che gli operai vadano appresso al partito dell’attuale ministro dell’interno. No, non scherziamo.La lega è la paladina dei ricchi, della medio alta borghesia, annichilita dalla crisi.  Difende commercianti e padroncini, che i neri li hanno sfruttati fino all’osso, abbassando gli stipendi degli ‘itagliani’, prendendo in nero e a salari dimezzati gli extracomunitari, gli stessi  che ora vorrebbero cacciare via a calci in culo.  Semmai il popolo, considerazione giusta o sbagliata che sia,  si identifica nel m5s il partito che,  secondo molti difende gli ultimi, i poveri, gli emarginati.  E anche qui bisogna capire se sia proprio vero, perchè i dubbi sono più che leciti.

La sconfitta del Pd, dunque, non parte dalla fine del feeling con il popolo italiano. Ma dal bisogno di sicurezza, dall’odio a pelle  per il diverso. In una crisi interminabile che dura da più di dieci anni, ci sentiamo tutti più fragili. Gli italiani da sempre, in questi frangenti, hanno bisogno dell’uomo forte: non è un caso che il fascismo in Italia sia stato un unicum nella storia delle nazioni. Il pd paga tra l’altro la percezione che la gente ha avuto del partito di Renzi: un gruppo di potere che ha scannato il welfare e i lavoratori. Il jobs act, tutto in favore dei padroncini,  grida ancora vendetta. E infatti  con il cavolo che il ministro dell’interno che fa le veci di altri dieci ministri,  ha intenzione di abolirlo: facilita i suoi elettori, mica è stupido.

Certo, il Pd dimostra di non aver mai capito la lezione, dal 2015 ad oggi. Da una sconfitta all’altra ha rinunciato ad interrogarsi. Non ha capito che da tempo avrebbe dovuto chiedere scusa agli italiani perbene per aver consegnato il Paese alla peggior destra estrema della storia, dai tempi del fascismo.No, non l’ha fatto. E purtroppo è tardi, forse, per pronunciarsi ora . Ora è invece  il tempo di rifondare la sinistra,  di chiudere la stagione della fusione a freddo tra ex democristiani ed ex Pci. Ricominciare insomma, eliminando una classe dirigente che ha portato  alla sconfitta.  Nessun fronte repubblicano, come chiede Calenda. Ma una svolta vera. Mai come adesso c’è bisogno di una sinistra compatta, di una sinistra che  faccia la sinistra. Ormai è chiaro: la formula del centro sinistra è finita, morta, irrecuperabile.

Attenzione, questo non vuol dire che se servisse fare fronte comune contro le pulsioni  fasciste ( ma, tranquilli,  nella storia la prima volta è una tragedia, la seconda è puntualmente una farsa), sarebbe vietato dialogare. Ognuno però deve coltivare la propria indole politica. I liberali alla Calenda, alla Renzi puntino a costruire un grande centro. I Fratoianni o le Falcone si impegnino alla rinascita  di una forza di sinistra, partendo però dal basso. Nello spirito del Brancaccio e senza giochi di potere, egosimi, voglia di prevaricare l’altro. Al momento, il caos è totale in cielo ed è  dunque un bel cielo. La sinistra non è morta, deve solo ritrovare se stessa senza fare sconti a nessuno. Deve anche  trovare qualcuno capace di parlare al cuore della gente, come sa fare ad esempio molto bene Maurizio Landini.

Solo così ,quella che è una sconfitta nemmeno così grave può trasformarsi nell’inizio della rinascita. Del resto, se il ragionamento che le amministrative non hanno valore politico  nazionale, come sostenevano con sussiego i leader della destra quando cinque anni fa  perdevano città su città, non si vede perchè adesso dovrebbe essere diverso. Alla fine la destra ha vinto in 36 comuni sopra i 15 mila abitanti,  il centrosinistra in 32. Stiamo parlando, tra l’altro,  di amministrative in cui le liste civiche hanno vinto o hanno rischiato di vincere, come a Viterbo. Nel voto liquido degli elettori ormai si puo’ vincere o perdere la metà dei consensi nel giro di due anni. Chiedere a Renzi, per conferma. Coloro i quali urlano al trionfo oggi, lo tengano bene a mente. E coloro i quali sono stati sconfitti, sappiano che perdere un sindaco non ha mai fatto male a nessuno. Bologna la rossa non si stracciò le vesti quando divenne primo cittadino Guazzaloca. Aspettò il ritorno alle urne e da allora non ha più lasciato alla destra il capoluogo di regione emiliano. Se si ha l’intelligenza di capirlo, le ‘Caporetto’ servono proprio a questo: a preparare il terreno per le vittorie di domani.