ORFINI: ABBIAMO SDOGANATO LA LETTURA DEL FENOMENO MIGRATORIO DELLE DESTRE

DI CARLO PATRIGNANI

Con lucidità e disarmante indifferenza, il Presidente del Pd, Matteo Orfini rivela al Manifesto che se oggi il rozzo e arrogante Ministro dell’Interno e capo indiscusso del governo gialloverde, il leghista Matteo Salvini può permettersi di disprezzare i disperati del mondo, i migranti in cerca di una umana sopravvivenza, non di una pur legittima e dignitosa vita umana, ciò è merito delle politiche ideate e praticate dal Pd.

Abbiamo sdoganato la lettura del fenomeno migratorio delle destre. Lo dico da tempo, da quando abbiamo cominciato a chiederci quanti ne arrivano anziché perché partono, una lettura che poi ci ha portato a dichiarazioni allucinanti, tipo che la democrazia è messa a rischio dagli sbarchi e non dalle mafie o dall’esclusione sociale. Qualche giorno fa Gentiloni ha rivendicato la diminuzione degli sbarchi dicendo che abbiamo fatto fare meno affari agli scafisti. Falso: gli scafisti hanno riconvertito le attività e si sono messi a gestire lager e vendere schiavi. È accettabile da una forza di sinistra?

Ovviamente la risposta di Orfini è no, non è di sinistra. Ossia non è di sinistra – ma questo non lo dice – il codice di condotta delle Ogn varato un anno fa dall’allora Ministro dell’Interno, Marco Minniti che pensò bene di allargare i confini del Mediterraneo fino al deserto del Sahara: così i pericolosi e temuti barbari avrebbero avuto, come accaduto, sbarrata la Rotta del Sahel e sarebbero restati, come accaduto, lontani dallo sguardo, rinchiusi nei lager libici.

Non una parola che fosse una sul neocolonialismo liberista e globale che imperversa da anni in Libia: i pozzi di petrolio e gas vengono prima degli esseri umani. E in quel paese già preso di mira, come l’Etiopia e la Somalia, dalla campagna d’Africa del Duce e dei suoi criminali di guerra mai puniti, con quel Pietro Badoglio fatto primo ministro nel 1944, si continua la odiosa prassi del colonialismo e dello schiavismo.

A quel tempo, un anno fa, il politologo e storico Marco Revelli ravvedeva l’urgenza rimasta tale di una nuova antropologia dell’essere umano: la sfida che abbiamo davanti è far luce sulla dimensione dell’inumano che, entrata nel nostro orizzonte facendosi logica politica e linguaggio mediatico, non è il mostruoso che appare a prima vista estraneo all’uomo, ma è contenuto dentro l’umano.

E’ questa nuova antropologia che serve – e non inutili e vuoti allarmi sull’uomo nero – se si vuole ricostruire una sinistra laburista, laica, riformatrice, e che abbia l’uguaglianza come sua stella polare.