CARO SALVINI, GUARDA COSA E’ SUCCESSO A TRUMP! NON CONVIENE FARE PIANGERE I BAMBINI

DI JACOPO FO

Matteo, fondatore dei Comunisti Padani, sta andando giù di brutto, con la chiave inglese, su Di Maio. Il gioco è chiaro: indebolire l’alleato facendo saltare i nervi all’ala comunista dei 5 Stelle. A prima vista ci sta riuscendo. Ma, a ben guardare…
Perché oggi, forse, il livello di cultura e umanità della gente è un po’ più alto di quel che Matteo spera. Trump l’ha imparato. Di fronte ai bambini separati dai genitori, anche Melania si è commossa. E il re Erode biondo ha dovuto fare marcia indietro. Ora i supporter della Lega si affannano a dire che non è vero che la Ruspa del Po ha minacciato Saviano di togliergli la scorta.

Cioè, a noi italiani, tu vuoi spiegare la differenza tra una subdola minaccia e un accertamento dovuto delle autorità competenti? C’hai la salsa rosa nel cervello? Non è intelligente minacciare un giornalista che ha più di quattro milioni e di seguaci sui s

ocial! È meno pericoloso dichiarare guerra alla Svizzera.
A questo punto la domanda è: tra chi ha votato Lega c’è qualcuno che sogna leggi che colpiscano la mafia dei colletti bianchi, i corrotti, e i mafiosi coi colletti sporchi? Perché anche tra quelli di destra c’è gente che ragiona.

Se salta fuori una Melania Trump della Lega, per Matteo potrebbero essere dolori. D’altra parte Di Maio ha iniziato la corsa per arrivare ad avere risultati veri, per i lavoratori, i disoccupati, i pensionati, prima che gli esploda il Movimento. Chiaramente è più facile prendersela con gli “zingari” che riuscire a fare un passo avanti nell’economia. E Di Maio ha bisogno di tempo per riuscirci.

E se riuscisse a usare tutti i finanziamenti comunitari, che fino ad oggi abbiamo restituito all’Unione Europea perché non eravamo capaci di fare i progetti? Anche i leghisti più cattivi potrebbero iniziare a sospettare che l’Europa ha cercato di darci miliardi di euro ma noi li rimandavamo indietro perché a scrivere i progetti ci fa fatica.

Certo parliamo di discorsi difficili da capire, “gli zingari rubano” è più facile. Me ne sono accorto grazie a un post che ho messo su Facebook. C’è scritto che in Spagna e in Germania hanno più “zingari” di noi. Ma lì ci sono programmi di integrazione, e gli “zingari”  vivono in appartamenti, lavorano, i bambini vanno a scuola e non li vedi mendicare e rubare in giro. In Italia meno del 15% dei bambini che vivono nei campi raggiungono la terza media e la loro aspettativa di vita è di 10 anni di meno degli “italiani

E in Italia ci sono all’incirca 170mila “zingari” e di questi “solo” 40mila vivono nei campi, gli altri 130mila vivono in appartamenti, mandano i figli a scuola e lavorano. Ci sono perfinozingariavvocati, chirurghi, ingegneri.

Grazie a questo post ho mietuto una valanga di insulti con gente che risponde pubblicando il video di un’anziana “zingara” che ruba le monetine gettate dai turisti in una fontanella romana.

Il concetto “in Spagna e Germania non succede perché usano un altro metodo, forse dovremmo fare come loro” non arriva. E c’è quello che mi sfida: “Se ti rubassero in casa cambieresti idea”. Gli rispondo che mi hanno rubato in casa, proprio degli “zingari” e mi hanno pure rapito mia madre (ma non erano “zingari”) e ammazzato mio suocero durante uno scippo a Napoli (e non erano zingari). Ma sarebbe stupido peraltro scambiare i razzisti rissosi su Facebook per i milioni di italiani che hanno votato a destra.

Credo molto del nostro futuro dipenderà dalle piccole scelte individuali. I leader chiacchierano, è la gente che fa la storia. Adesso Salvini ha il sostegno di più della metà degli italiani. Ok. Bisogna correre ai ripari. Cosa facciamo?

Molti antirazzisti stanno insultando i razzisti sul web e nei bar. Non credo sia utile.

Nel 1977 dopo i durissimi scontri di Bologna e l’uccisione del compagno Lo Russo, calammo da tutta Italia per una grande manifestazione. Buona parte dei partecipanti voleva la guerra civile e noi (comunisti pacifisti) non sapevamo proprio come fermarli. Ma successe una cosa che lasciò tutti stupiti: ogni volta che entravi in un bar c’era una signora bolognese che, con quell’accento morbido e musicale, ti chiedeva: “Ma perché volete distruggere Bologna?”. Non c’era rimprovero in quelle parole, c’era ascolto. Era strano e noi ci chiedevamo: “Cosa sta succedendo?” E dopo il corteo la colonna di quelli che volevano la guerra prese verso Piazza Maggiore presidiata dalla polizia.

Noi ci schierammo a difesa della polizia (incredibile!): duemila pazzi a fermare l’inevitabile: seduti per terra, prendevamo in giro gli agenti cantando “gioventù bruciata” e offrivamo loro vino e canne, ma loro rifiutavano. Sapevano che non eravamo lì per loro. Avevamo scommesso che l’ala guerrafondaia del movimento non avrebbe avuto il coraggio di iniziare a lanciare le bottiglie molotov mentre noi eravamo lì, seduti per terra.
E arrivammo a una sfida così folle perché quelle donne bolognesi ci avevano mostrato che lo scontro tra civiltà non si fa a bastonate ma parlando. E sicuramente senza quelle signore gentili che chiedevano: “Perché volete distruggere Bologna” i nostri “compagni violenti” non si sarebbero fermati, e ci avrebbero bruciati con le molotov insieme alla polizia… Anche i cattivi hanno una mamma!

Quella sera fondammo nei fatti il grande movimento degli Indiani Metropolitani, baluardo giocherellone contro l’ideologia dello scontro che nutriva il terrorismo. Pochi giorni dopo a Milano fronteggiavamo la polizia sfidandoli a una partita a “Bandiera”, il gioco col fazzoletto. Due schieramenti compatti, noi e loro; un compagno avanza da solo verso le forze del disordine, arriva a metà strada, nella terra di nessuno, estrae un fazzoletto bianco e grida: “17”. Un compagno schizza dalla prima fila, arriva al fazzoletto lo acchiappa e torna indietro come una saetta. Dopo di ché mille compagni, la crema dei servizi d’ordine milanesi, gridano all’unisono: “Uno a zero! Uno a  zero!”

Loro non volevano giocare con noi e ci caricarono. Nessuno di noi reagì. Non un solo sasso venne lanciato. Li lasciammo a far la guerra da soli. Fu una grande vittoria. Ci dedicammo a fare cazzate simili in tutta Italia… Migliaia di giovani comunisti diventarono Indiani. E le Brigate Rosse iniziarono a fare fatica a propagandare la lotta armata mentre una mandria di buffoni praticava il situazionismo sioux.

La verità è che il nuovo governo c’è solo da pochi giorni, anche se sembrano mesi, e ancora non si capisce niente.
I 5 Stelle sorprenderanno, combinando qualche cosa di buono per gli italiani, “zingari” compresi?
Vedremo.
L’unica cosa che è certa è che Salvini è un’allucinazione di massa. Lui non esiste, fa solo da specchio all’isteria xenofoba.
Prendiamolo a risate in faccia.

Vedi il “Rapporto conclusivo dell’indagine sulla condizione di Rom, Sinti e Caminanti in Italia” del Senato Italiano