LA DISFATTA DI RENZI INSEGNA CHE I PARTITI BASATI SU LEADER NASCONO, BRILLANO E FALLISCONO MOLTO RAPIDAMENTE

DI MICHELE PIZZOLATO

Insegna una cosa chiara la disfatta di Renzi, e del suo PD, passato dal 40,8% del 2014 al disastro di oggi: i partiti basati su leader nascono, brillano e falliscono molto rapidamente.

Hanno una parabola costante, di cui Renzi è vivente paradigma: infatuazione per il leader, stampa e intellighentia ad osannarlo come novello re mida qualsiasi cosa tocchi diventa oro; delirio di onnipotenza del leader e annichilimento della opposizione interna; inevitabili errori senza rete di protezione; disfatta elettorale; disfacimento di leader e partito.

C’è un erede chiaro del modello leaderismo d’opinione renziano: è Matteo Salvini con la sua Lega. E la parabola è iniziata uguale uguale a quella di Renzi. Stampa – amica e nemica – a osannarlo come infallibile, navigato ed esperto politico capace di imporre tutto, partito assente … A questi leader, Renzi lo dimostra, basta poco per cadere: ricordiamo ad esempio la rapidità di come è cambiata l’opinione pubblica sulla immigrazione di fronte alla tragedia-paradigma di quel bimbo ben vestito morto raccolto sulle spiagge turche.

I tanti fan del leaderismo citano Berlusconi. Ma Berlusconi è una anomalia molto chiaramente spiegabile: aveva tre televisioni nazionali. Leaderismo “mediceo” (dei Medici) di potenza economica che si fa potenza politica. Altro che solo…

A fronte di questi modelli, leaderismo d’opinione personalistico (Renzi e Salvini) e leaderismo mediceo (Berlusconiano) il M5S sta sviluppando un modello molto più federale, pluricentrico. In cui a Di Maio si affiancano su posizioni paritarie Di Battista, Fico e, con funzioni di sentinella Grillo. E’ un modello diverso. Apparentemente perdente laddove la battaglia politica sia concentrata su un unico tema (terreno elettivo del leader – rottamazione ieri immigrazione oggi), ma molto più di lungo termine nel resistere alla complessità e alla varietà dei temi della agenda politico sociale.