SENEGALESE SALVA DUE BAMBINI: TUTTI ZITTI E’ ARRIVATO IL MOMENTO DI ASCOLTARE I NOSTRI CUORI

DI RENATA BUONAIUTO

Questa bella storia merita un po’ di spazio, di tempo, d’attenzione. Sono giorni che sentiamo toni aggressivi e polemici nei confronti dei tanti immigrati che da anni cercano rifugio, protezione, aiuto sulle nostre coste.
Di loro si dice che vengono a rubarci quel poco lavoro che ancora abbiamo, che meditano e tramano attentati e infiltrazioni nella nostra “malavita”, già così bene organizzata. Sono violenti e privi di scrupoli, vogliono vivere alle nostre spalle e possono solo crearci problemi.
Non è così.
Non lo è almeno per una tranquilla famiglia di Ventimiglia, che ha deciso di trascorrere una rilassante giornata al mare ed all’improvviso, per una distrazione, un onda troppo violenta, ha visto i suoi figli di sette e nove anni, venir trascinati via dalla furia del mare.
Su quel lido c’era anche Cheikh Samba Beye, un 43enne senegalese, che da dieci anni vive in Italia alla ricerca di un futuro. Quelle urla disperate hanno attirato la sua attenzione e senza alcuna incertezza, con indosso i vestiti, il telefonino ancora in tasca, si è tuffato in acqua. Ha raggiunto i bambini, li ha tenuti stretti a sé e li ha riportati a riva.
Una tragedia si è trasformata grazie alla sua generosità in un momento di condivisione e di amore immenso.
Le lacrime si sono mischiate alle gocce del mare, dolce e amaro, bianco e nero hanno perso la loro essenza, per costruirne una nuova, infinitamente più completa, più nobile, più vera. Per Samba è stata chiesta la medaglia al valore civile, forse però preferirebbe ottenere la cittadinanza italiana, un lavoro stabile, un futuro dignitoso. In tutti questi anni ha lavorato come badante, cameriere, domestico, tuttofare in uno stabilimento balneare. I pochi soldi, onestamente guadagnati, Samba li manda in Senegal, dalla sua famiglia, che ha lasciato non senza paura, rimpianti. Lui chiede solo che i nostri occhi abbiano la capacità di guardarli e giudicarli senza pregiudizi, senza remore, senza paura, perché quella spesso l’hanno molta più di noi.
Samba, nel 2006 ha lasciato il suo paese ed è arrivato in Spagna, poi in Francia quindi in Italia. E’ stato a Monza, Busto Arsizio, Milano, Varese ed oggi a Ventimiglia. La famiglia dei bimbi salvati, gli sarà riconoscente a vita e gli ha regalato subito un telefonino nuovo, visto che il suo era oramai inutilizzabile, ma lui vuole lanciare un messaggio per quelli che arrivano e per quelli che li accolgono. “I primi devono rispettare le leggi, le persone e non far casini, i secondi non devono giudicare dal colore della pelle, ma dal cervello, dal cuore, dall’anima, dalla voglia d’impegnarsi…chi va via dal proprio paese non ha altra soluzione, altrimenti non lascerebbe la propria casa”.
Dopo tante parole, tanti proclami, tante gaffes, forse è giunto il momento di riflettere, di prenderci un tempo per ascoltare, comprendere e fidarci. La loro disperazione è la stessa che hanno provato quei genitori un pomeriggio d’estate, quando hanno rischiato di veder affogare i propri figli. Tanti i presenti ma, solo Samba ha avuto il coraggio di tuffarsi in mare, solo lui ha anteposto la vita dei due bambini alla propria. Non ha pensato al colore della loro pelle, non ha pensato a come potranno diventare da grandi, li ha accolti, protetti, salvati.
Ecco forse è arrivato il momento anche per noi di pensare solo a “salvarci”, e porre fine a quest’assurda battaglia contro mostri inesistenti che devastano le nostre anime, rendendole incapaci di raccontare il buono e di vederlo fuori di noi. Ci stiamo trasformando in esseri privi di sentimenti, privi d’amore, egoisti ed insensibili alla sofferenza altrui. Incapaci di gesti come quelli di Samba, di generosità ed altruismo.
Una lezione d’amore ci è giunta da un giovane senegalese, che parla poco l’italiano e cerca ancora il suo futuro, restiamo zitti adesso e cerchiamo di ascoltare almeno per una volta il nostro cuore.