UE- CONTE BLOCCA IL VERTICE: VETO SENZA INTESA SUI MIGRANTI

DI CHIARA FARIGU

E’ in corso il summit dei capi di Stato e di governo che a cena si accinge ad affrontare il tema più spinoso: i flussi migratori. Le posizioni, sono note da tempo e sono molto discordanti tra loro. Tensione alle stelle, soprattutto dopo i tanti botta e risposta dei giorni scorsi tra Francia Spagna Malta e il nostro governo. La conferenza stampa, prevista al termine della prima parte del Consiglio è stata annullata. A darne notizia il portavoce Donald Tusk: “Uno Stato membro ha messo la riserva sull’intero progetto di conclusioni”. 
Quello Stato è l’Italia. Il premier Conte era stato chiaro fin da prima della partenza: “Non accetteremo compromessi al ribasso. O negoziato su intero pacchetto o niente”, questa la linea del governo italiano per trovare una soluzione europea alla gestione dei flussi migratori. Un accordo che non c’è stato, dunque. Come aveva paventato lo stesso Conte che si era appunto riservato di mettere un veto se non fosse stato raggiunto un accordo sull’intero documento.

Era il giorno dei fatti per il premier italiano. Di verificare, de visu, quanti dei 28 Stati, dopo la solidarietà dimostrata a parole da molti di loro, fosse disponibile a mettere nero su bianco un impegno serio di condivisione di responsabilità.
Italia in prima linea in questo summit in quanto paese di frontiera determinato a far passare il principio che ”Chi sbarca in Italia sbarca in Europa”, come ribadito nel pre-vertice di domenica scorsa. Una proposta, in dieci punti, sul tavolo a dettare la linea. Dalla quale, sostiene Conte, non si può prescindere.
“Un vertice spartiacque” per superare il regolamento di Dublino e nessuna disponibilità a trovare accordi sui “movimenti secondari” (tema invece di fondamentale importanza per la Merkel), se non viene trovata la soluzione ai “movimenti primari”, legati, appunto agli sbarchi, questa la linea del Presidente del Consiglio. Nessuna apertura, dunque, sulla politica migratoria in cambio di concessioni sul fronte dei conti. 

Un accordo condiviso pressoché impossibile da raggiungere visto il niet dei quattro Paesi di Visegrad (Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia), alla suddivisione per quote dei migranti. E se Francia, Spagna e Grecia sembrano concordare sul fatto che Dublino debba essere superato perché ormai inadeguato alla realtà dei fatti, per il cancelliere austriaco Kurz Dublino non è in discussione: “le persone registrate in Italia o in Grecia come luogo di primo ingresso nell’Ue, non devono poter passare in altri Paesi. E quando dovesse accadere devono essere rimandate indietro nell’ambito delle procedure di Dublino”. Una posizione che pesa, quella austrica, e non certo a favore dell’Italia e che farà la differenza nei prossimi mesi visto che sarà proprio l’Austria a presiedere il semestre Ue.

Un vertice difficile, lo aveva definito la cancelliera tedesca che, prima della reunion dei 28, ha avuto un incontro bilaterale col premier Conte. Chiara la sua posizione: “Non possiamo lasciare soli i Paesi in cui si verifica la maggior parte degli arrivi e l’Italia è stata lasciata sola per troppo tempo”. Da sempre pessimista circa un ipotetico accordo tra gli Stati membri, in mattinata, la Merkel, parlando al Bundestag, ancora una volta era apparsa più possibilista invece su eventuali accordi bi-trilaterali da raggiungere con ‘i volenterosi’, sottolineando, tuttavia, che “chi chiede asilo non può scegliersi il Paese in cui chiederlo”.
Un nulla di fatto, dunque. Con l’Italia che rischia di tornare con le pive nel sacco se le posizioni, al momento rigide, non trovano un punto di condivisione

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