USA, PRIMARIE CON SORPRESA, LA 28ENNE ALEXANDRA OCASIO CORTEZ BATTE IL DEPUTATO DEMOCRATICO

DI ANNA LISA MINUTILLO

Tempo di primarie a New York, ma tempo anche di sorprese e colpi di scena non preventivati. Perché? Il deputato democratico Joe Crowley è stato sconfitto da una giovane donna, sconosciuta e di soli 28 anni.
Una notizia che non si attendeva quella della vittoria di Alexandra Ocasio-Cortez, diventata la notizia del giorno negli Usa. Una notizia che pare dare conferma dello slittamento avvenuto alla base del partito democratico verso sinistra rispetto alla sua dirigenza. La vittoria di Alexandria Ocasio-Cortez alle primarie è senza dubbio il risultato della crescente richiesta di politiche economiche e sociali di sinistra tra le fasce più deboli della popolazione.
Una ventata di novità che, a quanto pare, gli elettori sono stati felici di supportare e, non a caso, tra i suoi principali sostenitori c’è il movimento MoveOn, che punta a coinvolgere i giovani in politica.
Potrebbe essere lei a dare la scossa ai Democratici, ancora storditi per la clamorosa sconfitta di Hillary Clinton.
Alexandria Ocasio-Cortez ha reso il desiderio di contrastare l’establishment il cuore della sua campagna, attraverso la promozione di un movimento mosso dalla “fiducia in valori condivisi con i cittadini”. La sua campagna elettorale ha visto il culmine in un video, intitolato Il coraggio di cambiare, diventato virale, in cui racconta di “aver lavorato con donne incinte, servito ai tavoli, insegnato nelle classi”. E, dove in modo candido ammette di non aver pianificato la sua entrata in politica. Queste le sue dichiarazioni:
«La nostra campagna si è concentrata sul dare un messaggio di dignità economica, sociale e razziale alla classe lavoratrice americana – ha spiegato -. Ci siamo rivolti anche a chi non aveva mai votato prima». E ancora: «Ho sempre creduto che ci fosse una possibilità, fin dal primo giorno», ha raccontato, ma la sfida newyorchese contro Joseph Crowley per le primarie democratiche in vista delle elezioni statunitensi di metà mandato non era un’impresa facile. Eppure ha ottenuto il 58% delle preferenze nel distretto della Grande mela che comprende i quartieri di Queens e Bronx (dove è nata), mentre il politico rodato si è fermato al 42%.

Ma Crowley che aveva anche scelto di non intervenire ad un dibattito fissato con la giovane sfidante, è rimasto forse “vittima” di una decisione avventata che si faceva scudo dietro ad una sicurezza che non è mai troppa nella vita, e che osservata oggi ha contribuito invece alla sua sconfitta.
Crowley , da 20 anni al Congresso, aveva più volte palesato la sua volontà di voler diventare il successore di Nancy Pelosi che ricopre il ruolo di guida della delegazione democratica della Camera. Un pensare in grande il suo, un voler guardare agli orizzonti nazionali che gli ha fatto dimenticare e tralasciare l’importanza che invece hanno gli elettori locali, di cui bisogna avere cura e non dare per scontati. E invece Crowley, accusato di essere più vicino a Wall Street che al territorio che avrebbe dovuto rappresentare, non sarà neanche candidato.
Il New York Times ha descritto quella di Crowley come “la sconfitta più significativa per un membro del Congresso democratico in carica da oltre un decennio a questa parte” ed essa potrebbe avere conseguenze importanti sugli stessi equilibri del partito a livello nazionale.

Ma vediamo chi è Alexandra, questa 28enne di cui stiamo parlando?

Giovane lo abbiamo già detto, fino all’anno scorso faceva la barista. Nel suo passato aveva già dimostrato in modo concreto di possedere grinta e aspirazioni politiche. E’ la figlia di una coppia di immigrati portoricani, un negoziante (nato nel Bronx) e una donna delle pulizie, dopo la laurea alla Boston University, in seguito alla morte del padre, avvenuta nel 2008, ha iniziato a lavorare anche come cameriera nei ristoranti per supportare le entrate di famiglia. Abituata a districarsi tra tanti lavori – educatrice, organizzatrice, non è esattamente il tipo di donna che ci si aspetta come candidata. Successivamente ha trascorso due anni come stagista nell’ufficio di Ted Kennedy, il senatore liberal democratico morto nel 2009. Al termine di questo impiego che le ha indubbiamente portato stimoli e la conoscenza di cose nuove su cui concentrarsi ha deciso di tornare nel Bronx, che è il suo quartiere di nascita newyorchese. Lì ha lavorato come “community organizer” (lo stesso lavoro che fece Obama dopo la laurea). Nel 2016 è diventata un’accesa sostenitrice di Bernie Sanders e ha lavorato nella sua campagna. Alexandra si autodefinisce “socialista” e, non a caso, nel suo programma emerge in modo particolare la proposta di un sistema di assicurazione medica che venga garantita a tutti i cittadini. Nel caso in cui dovesse vincere le elezioni di novembre, (cosa che viene data quasi per sicura) , diventerà la più giovane deputata a Washington. Un bel traguardo da raggiungere per una donna, giovane , ex barista e con una attenzione rivolta più verso i cittadini che verso falsi specchietti per le allodole su cui troppi in un recente passato hanno finito con lo schiantarsi.

L’ala progressista sta tornando a volare? A quanto pare si, infatti quella di Alexandra non è l’unica vittoria conquistata. nel Maryland un altro sostenitore di Bernie Sanders ha vinto contro il candidato dell’establishment. Ben Jealous ha ottenuto la nomination per correre come governatore a novembre, sconfiggendo Rushern Baker, il candidato preferito dal partito.

Vittorie che analizzate dagli analisti parrebbero non averli convinti più di tanto. Infatti secondo loro questi candidati progressisti non riusciranno a convincere il partito democratico a spostarsi tutto verso sinistra e le vittorie di questi due candidati sarebbero avvenute (sempre a dire degli analisti) in distretti che erano già fortemente progressisti e di natura etnica varia.
Un ridimensionare quanto sta accadendo?, Un voler non vedere che un cambiamento è possibile quando a “guidare” gli elettori vi è qualcuno sicuramente più vicino a loro, qualcuno che si scontra con le problematiche della vita e che diventa uno sprono per il resto della società?

Oppure, come si vorrebbe far passare solo la coincidenza del candidato giusto per l’elettorato locale, ergo un candidato moderato per lettori moderati?
Le primarie in campo repubblicano hanno dato dimostrazione del fatto che Donald Trump sia la forza trainante.
Dopo aver sostenuto infatti fortemente sostenuto sia Dan Donovan, candidato nel seggio della Camera di Long Island a New York, sia Henry McMaster, candidato al governatorato nella Carolina del sud, entrambi hanno vinto facilmente la nomination.

Scontatissima la vittoria di Mitt Romney nello Utah. L’ex candidato alla presidenza, sconfitto da Barack Obama nel 2012, ha rilanciato la sua carriera politica, deciso a ottenere un seggio al Senato. Per tutti vale una domanda: considerato che la sua vittoria a novembre è data per certa e considerato che negli ultimi due anni è stato molto contrario a Trump, alle volte ferocemente, cosa farà Romney un volta al Senato, che posizione avrà nei confronti della Casa Bianca?

SU COSA SI BASA LA CAMPAGNA DI ALEXANDRA ?

 

«La nostra campagna si è concentrata sul dare un messaggio di dignità economica, sociale e razziale alla classe lavoratrice americana – ha spiegato -. Ci siamo rivolti anche a chi non aveva mai votato prima». Tra le sue proposte, assistenza sanitaria per tutti, college gratuiti, lavori garantiti dallo Stato a chi è disoccupato, abolizione delle carceri private e, soprattutto, dell’agenzia federale che si occupa di immigrazione e controlli alla dogana. Proprio per questo, nei giorni precedenti il voto è andata a visitare il confine tra Texas e Messico per protestare contro la pratica di separare le famiglie di migranti voluta da Trump. In un paese dove solo un anno fa Trump ha tentato di abrogare le riforme introdotte da Obama per rendere la sanità accessibile a un maggior numero di cittadini, e la lotta alle politiche anti-immigrati, anche in relazione ai Dreamers, le migliaia di minori non accompagnati che ogni anno raggiungono il confine degli Stati Uniti dal Centro America. A questo proposito pochi giorni fa Alexandria Ocasio-Cortez si è recata in Texas, alla frontiera con il Messico, per denunciare pubblicamente la politica di “tolleranza zero” del Presidente, che ha letteralmente spaccato in due l’opinione pubblica.
Ora la sfida che la attende è quella di novembre, quando dovrà affrontare il candidato repubblicano per conquistarsi un seggio al Congresso.