ANTIMAFIA: CHIUSI ALTRI DUE LOCALI A MILANO

DI PATRIZIA ING. LASSANDRO

Sono accusati di legami con boss e narcotrafficanti i soci dei noti locali «Ballarò» di piazza XXV Aprile angolo corso Como e a «Gio e Cate» in via Molino delle Armi.

I tentacoli della mafia avvolgono sempre di più la città di Milano. Questa volta è toccato a due noti locali chiudere i battenti. Le accuse di legami con boss e narcotrafficanti riguardano alcuni soci del noto locale “Ballarò” di piazza XXV Aprile e “Gio e Cate” in via Molino delle Armi.
In piazza 25 Aprile il problema è anche la micro criminalità unitamente alla presenza di numerosi spacciatori di origine africana, immigrati e soprattutto il degrado. I residenti vivono in una situazione di costante paura. Spesso la zona è presidiata da militari; ma comunque non basta. Dopo la mezzanotte quando i militari vanno via, accade di tutto ed è impossibile uscire tranquilli. Per una maggiore sicurezza gli abitanti del quartiere hanno dovuto commissionare a proprie spese dei vigilantes privati.
Ed è in questo triste contesto che nei giorni scorsi, sono stati chiusi i due locali dal Comune su mandato della Prefettura che ne ha ordinato la revoca della licenza per infiltrazioni mafiose. L’azienda «Milano by night» è proprietaria del bar di via Molino delle armi. L’amministratore è Aurelio Modaffari, socio di minoranza con il 25% delle quote, così come Davide Lombardo. Il 50% è di Francesco Palamara, 34 anni, anche lui calabrese. Lombardo e Modaffari sono soci anche in un’altra società, la Gecos, che gestisce il Ballarò. Gli investigatori dell’antimafia con il , supporto della Dda, da qualche tempo effettuano verifiche sulle attività private identiche a quelle che si fanno per gli appalti. In caso di legami con i clan, la Prefettura emette un’interdittiva antimafia e chiede al Comune la revoca della licenza.
Dieci giorni fa, lo stesso provvedimento ha interessato il ristorante «Unico Milano» di via Achille Papa.
Palamara, Modaffari e Lombardo non sono indagati, non esiste un’inchiesta giudiziaria e il provvedimento ha solo carattere amministrativo. Ma per la Dia ci sono forti e fondati legami con ambienti mafiosi. Francesco Palamara, quattro anni fa è stato denunciato per favoreggiamento del narcotrafficante, nonchè cugino, Santo Morabito catturato in Calabria dai carabinieri. Morabito è nipote del boss Peppe ‘u Tiradrittu ed era stato coinvolto nell’inchiesta milanese Dionisio del 2009. Aurelio Modaffari ha precedenti penali e di polizia, ed è «vicino» ad esponenti del clan Morabito-Palamara-Bruzzaniti e a quello dei Barbaro-Papalia di Platì. Sua nipote è la compagna del figlio di Domenico Trimboli, detto Micu ‘u Murruni, esponente del clan Barbaro-Papalia di Buccinasco e Corsico. Davide Lombardo, viene citato in un’inchiesta della Dda sul clan Barbaro-Papalia per le sue frequentazioni con Rosario Barbaro e con il figlio di Antonio Papalia.
In Italia si continua a vivere nella paura. La speranza è che la giustizia faccia il suo corso debellando definitivamente i tentacoli dilaganti di una piaga sociale che da troppo tempo resiste nel nostro Stato.