IL RAZZISMO, IN MODO SICURO, SBARCA AL CENTRO ESTIVO DI RICCIONE

DI ANNA LISA MINUTILLO

Il degrado mentale in cui viviamo, le false paure così come pure i falsi miti che stanno prendendo piede nel “nostro” paese vanno denunciati.
E’ estate, le scuole sono chiuse, i genitori lavorano e i bimbi? Chi pensa a loro in questi giorni di calura estiva? Ma i campi estivi, li si socializza, si gioca spensierati, si fanno anche i compiti delle vacanze, problema risolto e tutti contenti.
Siamo a Rimini, e un gruppetto di bambini decide di andare sui pattini, chi in modo deciso, chi in equilibrio più precario va a finire che uno di loro cade.
Si tratta di una bimba di colore, uno dei bambini le si avvicina, lei attende un aiuto ed invece, da quella “boccuccia innocente” arrivano queste parole:

Ti sta bene che sei caduta, è a terra che devono stare i negri”. Allucinante, parole che gelano il sangue, avrà terminato la sua “arringa”? No infierisce nuovamente:
“io non ci sto seduto vicino a una negra”. Questo dice ad altro bambino. La piccola resta interdetta, non sa cosa rispondere, a questi attacchi gratuiti ma ficcanti e profondi. Parole troppo pesanti per uscire dalla bocca di bambini di otto anni. È chiaro che devono averle sentite in casa, magari pronunciate dai genitori oppure da “amici” di famiglia. Difficile immaginare bambini in possesso di tanto odio e intolleranza. Magari sono state ripetute per “gioco”, magari non si sono resi conto del male che contengono, magari… Sta di fatto che quando la bimba rientra a casa è stranamente silenziosa, qualcosa non va. Sarà solo dopo l’insistenza della mamma che la bimba deciderà di aprirsi e di raccontare quanto ha vissuto.
La donna sconvolta, da quanto ha udito decide di scrivere un post su facebook in cui racconta l’episodio e lancia un appello ai genitori: “Dovete iniziare a insegnare ai vostri figli il rispetto per il prossimo a prescindere dal colore della pelle, dalla religione e dalla nazionalità. Quel che è successo, un bambino di otto anni che usa termini tipo “io vicino a una negra non ci sto”, fa male all’anima e mi fa capire come le generazioni future abbiano il vuoto dentro e covino l’odio per il prossimo, soprattutto se diverso. Non me la prendo con i bambini ma coi i genitori che invece di insegnare il rispetto reciproco e l’amore per il prossimo inculcano l’odio e il razzismo nelle teste e nei cuori dei propri figli”. Il risultato di questa desolante vicenda è quello che la
bambina non vuole più tornare al centro estivo. Troppo grande la cattiveria subita per riuscire a fronteggiarla da sola. Sono riusciti a metterle paura, a farla sentire diversa, ma anche a farla sentire esclusa, non accettata. Fortunatamente sia gli altri bambini che molti genitori hanno mostrato un’immediata solidarietà verso la piccola e la sua mamma. “Le si sono stretti intorno, ne aveva bisogno. L’hanno fatta sentire a suo agio”.

La mamma ha lanciato, sempre su facebook, un appello alla figlia: “non ti fare cambiare da chi ti insulta. Resta come sei, gioiosa e piena di vita. Non reagire mai perché consentiresti a chi ti fa del male di farti diventare diversa dalla splendida bambina che sei ora”.
Fatevela una domanda “cari” genitori, chiedetevi dove state andando ma soprattutto quale mondo state lasciando in mano alle nuove generazioni.
Smettete di andare a visitare le altre nazioni, di avere la “puzza sotto al naso” per gli usi ed i costumi differenti che incontrate, smettete di inculcare l’idea che essere “differenti” per colore della pelle, per nazionalità o religione sia una discriminante da vivere con terrore.
Ricordatevi delle donne uccise ogni giorno per mano di irreprensibili lavoratori italiani, ricordate che il lavoro non viene “rubato” dagli immigrati ma dal capitale e dal profitto tanto inseguito dagli italiani ( e non solo), ricordate che visitare luoghi e non farne parte e non avere rispetto per le altre culture denota solo la pochezza di cui vi siete circondati, forse per non vedere quanto poco infondo valete anche voi.
Vicende che ricordano tanto quanto accade qui, da noi, dove siamo “cattolici e civili”. Si va al sud a trascorrere le vacanze ma poi, nella vita di tutti i giorni tanto criticate “quei terroni” che in modo ospitale, vi accolgono.
Se riuscite fatevi una domanda e datevi una risposta e questo non è chiedere troppo è diventare uomini e donne.
Basta con queste vergogne, sono insopportabili davvero così come la vostra inesistente educazione!