MIGRANTI: SALVINI NON E’ IL DOMINUS C’E’ ANCHE FICO

DI CARLO PATRIGNANI

Si fa presto a dire: Matteo Salvini è il vero dominus del governo gialloverde, è il rappresentante della dilagante visione culturale e politica xenofoba e razzista, è il leader di un popolo che sarebbe precipitato nell’odio razziale, in quel pensiero delirante del nemico da respingere con la chiusura dei porti e da relegare al di là dello sguardo nei lager presidiati dalle milizie libiche.

Di seguito a questa falsa rappresentazione, basata più su una percezione del fenomeno che sui dati reali: gli sbarchi sono diminuti dell’80% in un anno, sono scattati gli allarmi al fascismo alle porte, e relativi appelli all’antifascismo, fino alla costituzione hic et nunc di imprecisati fronti repubblicani quale risposta alla deriva di destra, fascistoide, della parte sana del Paese.

Una giradola sconclusionata di parole e paroloni con pochissima attinenza alla realtà.

A rimettere le cose al loro posto sono bastate le parole sensate della terza carica dello Stato della Repubblica Italiana, il Presidente della Camera, Roberto Fico, uno che non ha esitato mai a dire io conosco solo la specie umana.

Per gestire la drammatica questione dell’immigrazione servono intelligenza e cuore, secondo Fico. Non dunque i muscoli e le maniere forti  sin qui dispiegate che non hanno arrestato i flussi dovuti a guerre sanguinose esportate e a crisi economiche devastanti provocate, soprattutto dalle fameliche multinazionali per i forti interessi sui pozzi di petrolio e gas.

E ancora, io i porti non li chiuderei , ha ammonito il Presidente della Camera. E ha precisato […] Le Ong hanno fatto un lavoro straordinario, hanno salvato tanti tanti migranti [in cerca di una legittima umana sopravvivenza] è l’Europa tutta insieme che deve farsi carico dei flussi migratori. E l’Italia che è un paese che si trova al confine col Mediterraneo non può tirarsi indietro: è qui [e non a casa loro!] che vanno aiutate le persone.

Parole sensate che fanno capire che il paventato ritorno al fascismo sia fuori luogo!

Non che la guardia debba esser abbassata, ma neanche che si urli al lupo al lupo facendo del Ministro dell’Interno, il leghista Matteo Salvini, la voce unica – il grillo parlante – del popolo italiano.

A spegnere gli spiriti bollenti del ritorno al fascismo – già sperimentato all’epoca dell’Uomo solo al comando, Silvio Berlusconi e perchè no? Matteo Renzi spariti dalla scena politica – ci hanno pensato autorevolissimi intellettuali e politologi di sinistra.

Nadia Urbinati: Non c’è il fascismo, il Fronte (repubblicano) è un’idea studiata a tavolino, molto astratta […] Non mi pare che l’Italia sia fascista […] Siamo dentro una dinamica costituzionale e repubblicana”. L’attuale governo gialloverde “[è] un governo conservatore, con un’ideologia nazionalista e reazionaria. Populista nello stile: conduce una campagna elettorale permanente, per tenere l’audience alta. E nazionalista perché traccia un solco tra chi è dei nostri e chi è esterno, come gli immigrati ma anche l’Europa. Ha però ambizioni di giustizia sociale e di redistribuzione. È un governo complesso. Bollarlo come fascista è sbagliato.

Giorgio Galli: No, il fascismo non è alle porte perchè il Paese ha dei solidi anticorpi. Ogni qualvolta il popolo italiano è stato chiamato a decidere su materie rilevanti relative all’assetto della Repubblica e della democrazia ha sempre risposto con saggezza: il referendum del ’46 con la vittoria della Repubblica, il No alla legge truffa del ’53, le vittorie ai referendum sul divorzio e l’aborto, e ai referendum sulla riforma istitutionale dei governi Berlusconi e Renzi. Gli anticorpi ci sono e sono solidi.

Il guaio è che manca una sinistra laburista o socialdemocratica o semplicemente progressista come in Inghilterra, in Portogallo, Spagna e persino negli Usa che sappia proporre una alternativa affidabile al populismo.

In altre parole, il vero pericolo per la democrazia italiana, non è il lupo della destra dietro la porta è l’agnello della sinistra che si fa agnello perchè non sa misurare le sue forze, perchè non le sa unire, non sa proporre un suo progetto, in una società, for the many, not the few, che ha bisogno di proposte credibili e suscettibili di sollecitare il consenso delle masse popolari.