UNA LEZIONE DI “BONTA’” DA UN GIOVANE DICIOTTENNE

DI RENATA BUONAIUTO

Ci sono giornate che vorresti poter terminare in fretta. Giornate in cui anche preparare il caffè non ti sembra un rito piacevole e rasserenante ma solo l’inizio di un incubo. E così provi irritazione per qualunque imprevisto, qualunque contrattempo. Le ore scorrono impietose e sembra che davvero tutto l’universo sia coalizzato contro di te. La rabbia si fonde all’impotenza e la forza per reagire, una chimera irraggiungibile. Poi leggi una storia, una storia vera, una di quelle che ogni giorno ti passano accanto e che maldestramente lasci scivolare via senza prestare attenzione, ma questa volta ti fermi, la leggi fino in fondo e capisci che forse anche tu puoi farcela.
Roberto Molinari ha da poco compiuto 18 anni, e vive a Spino d’Adda in provincia di Cremona, ma ne aveva solo sette quando ha compreso che qualcosa non andava per il verso giusto.
La sua mamma affetta da una grave patologia articolare, faceva fatica a preparare la colazione la mattina, ad aiutare la sua sorellina a vestirsi, uscire per la spesa. Roberto ha capito che non voleva essere spettatore di una triste storia ma, protagonista di un atto d’amore. Ha iniziato a sostituirsi, con garbo e delicatezza alla madre in quelle incombenze che il suo stato fisico le impedivano di assolvere. Ha imparato a far le treccine a Michela, a giocare con lei per ricordarle di essere ancora bimba. Il suo papà lo chiamava solo per le emergenze quando la mamma stava tanto male e da solo non era in grado di farcela.
Un giorno però la situazione si è complicata ulteriormente, suo padre ha avuto un infarto, il capofamiglia diventava ufficialmente lui.
Roberto ha deciso di rinunciare a quell’unico svago che si era ritagliato, il calcio e racconta così la sua giornata: “Ogni settimana vado al supermercato. In bicicletta, però, perché non ho ancora la patente. Poi mi occupo della casa, faccio le pulizie e spesso cucino. E poi ci sono le bollette da pagare, le commissioni in farmacia: anche a quelle penso io….e cerco di dare a mia sorella un po’ di serenità. Di sera le controllo il diario e mi assicuro che abbia fatto tutti i compiti. Quando sono andato a colloquio dalla sua professoressa mi sono sentito più che un fratello maggiore. Ho capito che nella vita sono le difficoltà a spaventarci, ma se ci si aiuta tutto diventa più facile”.
Il sindaco di Spino d’Adda, Luigi Poli e l’assessore Eleonora Ferrari, qualche giorno fa gli hanno consegnato il Premio “Bontà”, “In una società che crede i ragazzi svogliati, Roberto è l’esempio che esistono giovani silenziosamente presenti”. Ma lui si ritiene assolutamente normale e non nasconde che la sua felicità è stata vedere gli occhi dei suoi genitori illuminarsi per la meravigliosa pagella conseguita.
Orgogliosamente al suo fianco, la sua ragazza che lo sostiene in tutto, apprezzando e comprendendo i suoi tempi ed impegni. Un esempio di maturità, dolcezza, amore, una lezione di vita per quanti in questi giovani hanno smesso di credere, di sperare. Li vogliono bamboccioni ed egoisti, insensibili ed arroganti, li dipingono come incapaci di costruirsi un futuro, ma non è così. I giovani hanno un cuore che se nutrito, alimentato, incoraggiato è in grado di insegnare anche a tanti adulti. Hanno la speranza, la forza, l’incoscienza e la leggerezza giusta per rialzarsi dopo una caduta. Tutte cose che troppi di noi hanno dimenticato, forse anch’io questa mattina in quella tazza di caffè.