GIOCO D’AZZARDO, LUDOPATIA O AZZARDOPATIA: VORTICE SENZA FINE

 

 

 

 

 

 

 

DI  MARCO CHINICO’

 

“Scommetto, vinco”. “Riscommetto, rivinco”. “Non mi accontento, azzardo e…perdo”. “Ho perso tutto”. Gioco d’azzardo, ludopatia o azzardopatia. E’ uno dei più gravi problemi che, negli ultimi anni, ha seriamente colpito giovani e meno giovani, sia uomini che donne. Diverse le persone finite nella terribile trappola della dipendenza da gioco. Slot machine, gratta e vinci, le diverse tipologie di lotterie online, le scommesse sportive. Giochi, con tanto di concorsi e premi, molto spesso pubblicizzati anche dai più importanti mezzi di comunicazione A voler dimostrare, senza troppi giri di parole, che lo Stato difficilmente rinuncia ad un patrimonio che, con le “dovute” tassazioni, risulta essere uno dei più fruttiferi.

Una recente indagine, condotta su scala nazionale, presentata tre mesi e mezzo fa e raccontata dall’Espresso, parla di numeri fortunatamente non elevatissimi, nella sostanza però abbastanza preoccupanti. (Fonte: http://espresso.repubblica.it/attualita/2018/03/01/news/gioco-d-azzardo-gli-italiani-buttano-un-miliardo-di-euro-al-mese-nelle-slot-machine-1.319025 (01 Marzo 2018). A livello sia comunale che provinciale, la piccola città di Prato risulta essere quella dove si gioca di più. La somma oscilla tra i 750 e gli 850 euro a persona. La spesa complessiva mensile, su base nazionale, si aggira attorno al miliardo di euro. Negli ultimi 18 mesi, esattamente nel periodo Gennaio 2016- Giugno 2017, gli italiani hanno buttato al vento, complessivamente, circa 15 miliardi e 800 milioni di euro. Tante le persone che si son “giocati” il conto bancario e tutti i beni, mobili ed immobili, che avevano. In aumento il numero delle donne che, ogni tanto, si fermano a prendere qualche gratta e vinci di troppo oppure scommettono alle slot machine. Le persone che sperperano di qua e là, ormai, non si contano più. Sotto l’aspetto giuridico, chi rischia conseguenze, per lo più di carattere amministrativo e non di natura penale, sono i gestori delle sale da gioco. La presenza di slot illegali oppure il continuo ingresso nei locali specifici di ragazzi o ragazze, minori di anni 18, sono le motivazioni principali che possono far scattare pesanti sanzioni, compresa la chiusura dello stesso esercizio.

In forte crescita, purtroppo, è anche il numero degli anziani finiti nella tana dell’azzardopatia e, dato ancor più allarmante, i giovani. 580mila, esattamente il 33,6%.Questo il numero complessivo degli adolescenti italiani, di età fra i 13 e i 17 anni che, con l’uso dello smartphone o il proprio PC, sprecano quei pochi soldi che hanno e dovrebbero usare più per divertirsi con i loro coetanei. Anche qui, statisticamente parlando, abbiamo numeri non elevatissimi, ma significativi e preoccupanti nella sostanza. Di questo si è parlato, in particolare, la mattina del 26 Giugno a Roma presso gli uffici del Vicariato. “Adolescenti e Azzardo: cresceranno dipendenti? Una ricerca condotta e presentata dal Centro studi della Caritas, con la preziosa collaborazione dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù.

La Dr. ssa Elisa Manna, responsabile dello stesso Centro Studi Caritas, descrive il rapporto giovani-gioco d’azzardo così: “è un fenomeno molto preoccupante. Oltre il 50% degli adolescenti residenti a Roma, gioca d’azzardo. Un dato forte che ci deve far riflettere, ma deve far ancor più riflettere il fatto che per loro giocare è tutto normale, senza minimamente rendersi conto dei rischi concreti che ciò comporta. La Caritas romana ha organizzato diverse iniziative, facendo prevenzione sia nella parrocchie che nelle scuole”. Questi giovani, caduti nella brutale morsa del gioco d’azzardo, che personalità hanno? La Dr. ssa Manna traccia questo identikit: “sono adolescenti deboli, hanno delle fragilità e cercano una soluzione per la loro vita, affidandosi così ad un rimedio magico. C’è anche un altro aspetto da sottolineare ovvero questi stessi ragazzi, con il gioco, cercano una piccola forma di rendita. Una rendita sostitutiva e che possa essere superiore a quella che si può guadagnare con forme di lavoro saltuario”. Non solo i giovani. Il gioco d’azzardo, non dimentichiamolo, colpisce anche uomini, donne, persone della terza età. I danni economici e patrimoniali che ne derivano? Elisa Manna, entrando nel merito, sostiene: “i danni non riguardano solo il denaro perso che, ad ogni modo, si stima in decine di migliaia di euro e non è poco. Il danno procurato è, soprattutto, anche psicologico in quanto si perde il senso della realtà. Diversi i casi di persone che, per debiti, si sono rivolte agli usurai e, purtroppo, c’è chi si è tolto la vita per la disperazione. C’è moltissimo da lavorare perché questo fenomeno è in forte crescita. Bisogna monitorare la situazione”.

Stefano Vicari, Responsabile dell’Unità Operativa Complessa di Neuropsichiatria Infantile dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, imbattendosi in un discorso approfondito sui cambiamenti comportamentali degli adolescenti, fa capire con esattezza quanto sia necessario preoccuparsi e quanto importante è la costante presenza delle famiglie, nella vita dei loro figli o figlie. “Il 16% dei giovani adolescenti, secondo l’OMS, soffre di disturbi mentali e il suicidio rappresenta, tutt’oggi, la seconda causa di morte sotto i 20 anni. Per quanto concerne il rapporto dei giovani con il gioco d’azzardo, è necessario intercettare precocemente qualsiasi forma di dipendenza. Deve esserci particolare attenzione, da parte sia dei genitori che degli insegnanti, ai primi segnali di cambiamento. I giovani quando cambiano modificano l’umore, possono essere violenti, preferiscono isolarsi e restare a casa, piuttosto che uscire. Scoperto, individuato il problema, si pensa alla terapia adatta per il giovane. Parlare però, di terapia per il ragazzo o ragazza significa far riferimento ad un percorso che coinvolga anche la famiglia. I genitori non possono delegare a terzi, ma devono essere loro stessi coinvolti. Il tutto per giungere ad un obiettivo: fare del giovane, un responsabile, l’uomo maturo del domani”.

Restando sempre nella Capitale, negli ultimi anni c’è stata una paurosa crescita del vizio di giocare nel quartiere Tor De Schiavi. Don Maurizio Mirilli, da quattro anni parroco presso la Chiesa SS Sacramento, sta combattendo affinché tutti i locali di zona non espongano più slot, non vendano gratta e vinci o lotterie di sorta. “Non giocarti la vita”- NO SLOT MACHINE. Questo il nome dell’importantissima campagna che questo giovane sacerdote, con la collaborazione di Polizia di Stato, Istituzioni territoriali e locali sta conducendo da diverso tempo. I risultati ottenuti finora sono più che incoraggianti. Don Maurizio Mirilli, che abbiamo avuto il piacere di incontrare ed interpellare, parla molto chiaramente in merito. “Mi sono accorto del problema concernente il vizio di giocare, semplicemente ricevendo diverse richieste di aiuto. Chi gioca e si ritrova senza quasi più nulla, solitamente non dice nulla, si nasconde in quanto prova un senso di vergogna. Poi, pian piano, mi son reso conto della gravità della situazione dopo l’ennesima richiesta da parte dei parenti della vittima dell’azzardopatia. Sia uomini che donne (molte di queste anziane), si sono lasciati travolgere dal terribile vizio del gioco. La crisi del lavoro ha influito in parte, ma ancor di più la liberalizzazione del gioco. Questo è il grande problema. Non solo persone povere, che hanno un forte bisogno economico, giocano. Ho visto svariati professionisti, gente di ceto medio-alto, piene di soldi che si son giocate tutto, comprese le case che avevano. E’ necessario, senza ombra di dubbio, cambiare mentalità”.

Massimo Melito. Ispettore di Polizia. Dal lontano 1986, in servizio presso il Commissariato del quartiere Torpignattara. Collabora tutt’ora con lo stesso Don Mirilli per la diffusione e conoscenza mediatica della campagna anti-gioco d’azzardo, NON GIOCARTI LA VITA– “No Slot Machine”. Lavora anche con il progetto “SCUOLE SICURE”, ideato e messo in piedi dalla Questura di Roma. L’Ispettore ce lo spiega, brevemente: “il progetto “SCUOLE SICURE” è nato grazie ad un’iniziativa della Questura di Roma. Principalmente ci occupiamo del fenomeno legato all’esplosione del bullismo nelle scuole. E’ chiaro che, prendendo una serie di notizie, dai ragazzi che interpelliamo o dagli insegnanti, può capitare di muoverci ed indagare anche per quanto concerne eventuali casi legati al gioco d’azzardo o alla ludopatia. Devo dire che c’è collaborazione e sinergia tra Polizia di Stato, Guardia di Finanza e Polizia Roma Capitale per quanto concerne indagini e controlli da fare su questo campo. Ritengo, soprattutto, che è molto importante fare rete”. Sulla terribile piaga della ludopatia, il dirigente di Pubblica Sicurezza dice: “se c’è un gioco e si decide di provare quel gioco, è statisticamente provato che ci può essere una vincita, ma non è detto che ci sia. E’ fondamentale educare le persone a non giocare e non far diventare lo stesso gioco uno scopo di vita. Il problema si presenta abbastanza serio, anche sotto l’aspetto strutturale. Dico questo perché non vi sono strutture di recupero e, semmai fossero presenti, ve ne sono molto poche.

Una parte di esse, un tempo, si occupavano solo di questioni legate alla tossicodipendenza e al recupero dei tossicodipendenti. Ultimamente, alcuni centro hanno allargato la cerchia delle loro competenze occupandosi così anche della dipendenza da gioco. Chi gioca in modo smisurato, dovrebbe essere recuperato. Ho assistito, conosciuto tristi realtà di persone che si son giocate tutto quello che avevano e, per mangiare, si recavano alla Caritas. Tengo a precisare che è molto significativo anche quel che la Caritas sta facendo nell’affrontare questa delicata situazione”. Tre uomini, una donna. Quattro professionisti con la loro esperienza, le loro testimonianze. La situazione testé descritta, chiarissima. Problema presente, forte come non mai. Si è fatto molto. C’è ancora parecchio da lavorare: la crociata anti-azzardopatia, non è affatto finita. Al momento ci troviamo di fronte, ancora, ad un vortice senza fine.