IL CASO PEARL JAM, RITA PAVONE E L’ENNESIMA FARSA DELLA POLITICA ITALIANA

DI ALBERTO EVANGELISTI
Vivendo in un Paese dove tutto è sempre tragico, ma mai serio, dovremmo essere abituati all’ennesima polemica farsa nata dal nulla (o quasi) e montata ad arte da esponenti politici più adatti alle risse da bar che ai dibattiti. Il caso Pearl jam-Rita Pavone ne è l’ennesimo esempio.
L’antefatto: come certamente avrete letto (e se non lo avete fatto dovreste leggerlo qui) il 26 giugno scorso, i Pearl Jam hanno tenuto l’ultimo concerto delle loro date italiane allo Stadio Olimpico di Roma. In quella occasione, oltre ad aver criticato apertamente ciò che stava accadendo negli Stati Uniti, durante l’esecuzione di Imagine, famosissimo pezzo di John Lennon, introdotto con un messaggio di pace e tolleranza universale lanciato da Eddie Vedder, è apparsa sui maxi schermi ai lati del pasco l’astag #apriteiporti, messaggio social in opposizione alla politica di chiusura dei porti italiani lanciata dal ministro Salvini.
Ora, per chiunque abbia un minimo di familiarità con la bad statunitense e conosca il loro costante impegno in questioni sociali, questa cosa non ha destato alcuna sorpresa.
Quella che invece, per prima, ha mostrato il proprio sdegno per l’intromissione nelle questioni nazionali da parte di Eddie e compagni è stata Rita Pavone (e già questo sarebbe sufficente a far capire il livello della questione). L’interprete de La partita di pallone infatti ha ritenuto di dover esternare a mezzo social l’inopportunità di quanto accaduto di fronte ai 50.000 dell’Olimpico.
Ora, qui non si tratta certamente di fare un confronto di valore artistico fra Rita ed i Pearl Jam (aspetto che in maniera del tutto soggettiva relegherei all’equivalente di un duello fra Ronaldo ai mondiali e io il mercoledì sera a calcetto), nè di polemizzare sul fatto che Gianburrasca abbia da tempo trasferito in Svizzera la propria residenza, dove evidentemente la pappa al pomodoro la sanno fare meglio e dove ha avuto modo di dichiare a tvsvizzera.it di aver appreso “cosa significa  integrazione”.
Non si tratta nemmeno di prendere posizione a favore o contro il merito del messaggio lanciato dal palco dai Pearl Jam, su cui ciascuno può liberamente farsi la propria idea.
Il punto è stabilire se un artista, o chiunque abbia un certo seguito di pubblico, possa o meno prendere posizioni che vadano al di la degli aspetti puramente artistici.
Messa in questo modo sono abbastanza convinto che anche la Pavone avrebbe pochi dubbi in merito, se non altro perché, in coerenza con il messaggio che sta dando, lei per prima dovrebbe limitare notevolmente le proprie esternazioni social. Senza contare che questa interpretazione delle cose semplicemente non è in linea con quanto da sempre succede nel mondo, ossia che gli artisti si schierino e spesso anticipino le evoluzioni sociali, cosa che per una cantante della sua generazione dovrebbe sapere bene.
Fin qui il tutto sarebbe poco più che una boutade, egregiamente gestita dall’ironia suscitata in rete da quanto accaduto. Se non fosse che, alcuni politici nostrani, irresistibilmente attratti dal fare (metaforicamente) un salto in ogni pozzaghera di fango che incontrano per la via (cosa per la quale non possiamo volergli male, in fondo è la loro natura), hanno ben pensato di cavalcare la vicenda per farne l’ennesimo caso su cui dividere l’opinione pubblica:stare con Rita Pavone o con i Pearl jam (ok, non credevo avrei mai dovuto scrivere questa frase surreale).
La prima è banalmente stata Giorgia Meloni che, sempre via social, ha invitato i Pearl Jam a prendere i migranti e portarli al party vip a cui, secondo lei, stavano per partecipare in Sardegna. Ovviamente poco importa se tutta la questione del menzionato party fosse una bufala, perché aspettarsi un minimo di fact checking da una politica che aspirerebbe semplicemente a presiedere il CoPaSIR.
Quindi è stata la volta di Matteo Salvini, ovviamente anche lui via social, ad elogiare la pavone meritevole di non inchinarsi al “pensiero unico”, che poi tanto unico non è visto il livello (formale) degli interventi contrari letti.
In fine, immancabile, decide di farsi sentire anche l’ex sindaco Alemanno, ancora forse alle prese con problemi di conversione dei millimetri di pioggia in neve, ha condiviso un video in cui, un palesemente finto Eddie Vedder, peraltro rassomigliante al frontman dei Pearl Jam quanto io al Russell Crowe del Gladiatore, chiederebbe scusa agli italiani per aver lanciato il messaggio, dicendo di essere stato costretto dal PD.
Ovviamente il video è un falso, fatto ad arte da un soggetto, Gian Marco Saolini, che negli ultimi tempi era giunto agli onori delle cronache per altri video evidentemente falsi riguardanti le ONG e Saviano.
In tutto ciò, quello che ralemente colpisce è l’assoluta approssimazione con cui, soggetti politici che aspirano a rappresentare, e spesso rappresentano, ampie fette di popolazione, si buttino a capofitto su ogni polemica, rendendo l’attuale dibattito politico una farse degna della peggior commedia dell’assurdo. Sarà forse che nel torbido si pesca meglio e, al momento, di pesci pronti ad abboccare a qualsiasi cosa pare piena la rete.