MAR MEDITERRANEO, 15 MILA MIGRANTI MORTI IN TRE ANNI

DI CLAUDIA SABA

Stragi senza fine.
Il Mar Mediterraneo, da secoli considerato culla di culture, è diventato ormai un enorme cimitero.
Lo rileva l’Ismu e le cifre sono di quelle che fanno rabbrividire.
Il 3 ottobre 2013, al largo dell’isola di Lampedusa 368 migranti persero la vita in uno dei naufragi più tragici mai avvenuti nel Mediterraneo dall’inizio dei flussi migratori.
L’ISMU ricorda che da allora le morti avvenute in questa tratta, sono state sempre più numerose.
Secondo le stime di UNHCR e IOM dal 2014 al 2017 sono più di 15mila, infatti, i migranti che qui hanno perso la vita.
Sin dal 2014 l’Agenzia Onu per i rifugiati, aveva definito il Mar Mediterraneo la “strada più mortale del mondo”.
E le stragi in mare, da allora, sono continuate fino a raggiungere, nel 2016, la cifra più alta con oltre 5mila migranti tra morti e dispersi.
Il 2016 è l’anno in cui, gli arrivi di migranti via mare, in Europa, calano considerevolmente.
In particolare quelli che dalla Turchia portano sulle isole greche.
La traversata dal Nord Africa verso l’Italia torna invece ad essere la tratta principale per i migranti in fuga dai conflitti, dalla fame, dai soprusi e dall’ instabilità politica ed economica.
Negli ultimi anni, il nostro paese è cresciuto in numero esponenziale di migranti provenienti dall’Africa.
Ma è proprio questa, la rotta del Mediterraneo centrale che dalla Libia e dal Nord Africa porta in Italia, la traversata che crea maggiori pericoli e di conseguenza anche un maggior numero di incidenti.
Il 77% dei morti e dispersi dell’anno 2015 ha riguardato proprio tale rotta. L’anno successivo, il 90%.
Anche i decessi del 2017 nel 93% dei casi, riguardano flussi migratori verso l’Italia con oltre 2.600 tra morti e dispersi.
Nei mesi estivi, gli arrivi dei flussi migratori s’intensificano con un considerevole aumento anche delle vittime.
Queste le stime che, nel 2018, non cambiano di molto.
Eppure nessuno fino ad oggi si era mai curato di guardare certi numeri con tanta attenzione.
Numeri che non sono affatto di poco conto.
Numeri da ecatombe che sfiorano gli stessi di una guerra a livello mondiale.
È disarmante dover constatare che solo oggi si guardi con tanto interesse ai morti di tante grandi tragedie. Perché i veri drammi sono sotto i nostri occhi da anni.
Inosservati e tirati in ballo solo nei momenti in cui possono essere “usati”, per puntare il dito su ciò che fa più comodo a qualcuno,
in un determinato momento.
Forse dovremmo smetterla di strumentalizzare e cercare di evitarle a monte, certe tragedie.
Perché non è puntando il dito contro qualcuno, che riusciremo ad impedire le stragi di certi viaggi senza speranza.
Non è con le lacrime e con il buonismo, che smetteranno di morire altri uomini, donne e bambini che invece, da noi, si aspettano una soluzione.
E se l’Europa non è in grado di trovarne una equa per tutti, non si può scaricare la colpa sull’ultimo arrivato.
Io non me la sento.
Perché le colpe maggiori, sono del sistema Europa che ancora una volta si dimostra egoista, non certo “Europa di tutti”, ma solo di alcuni.
Un grande “orto” con tanti orticelli dove ognuno pensa a coltivare il proprio.
Che stanzia fondi per progetti controllati da nessuno, solo per mettersi l’anima in pace.
Un po’ come i mafiosi che dopo aver sterminato intere generazioni, vanno in chiesa a pregare, a fare ammenda solo per mettersi a posto con la loro coscienza.
Ma allora scusate, che differenza c’è tra mafia e stato?
Che differenza c’è tra la
mafia e l’Europa?
Gli “uomini” si muovono, partono e affrontano il problema anche a costo di diventare impopolari.
Non stanno solo seduti nei salotti buoni a sputare sentenze senza poi mettere la loro faccia all’occorrenza.
Giuseppe Conte è andato, ha affrontato, è stato ore ed ore a confrontarsi con altri Capi di Stato Europei, pur di ottenere qualcosa. Anche minima.
Forse non ha ottenuto ciò che tutti noi speravamo, ma è il primo Presidente del Consiglio che punta i piedi piuttosto che il dito.
E questo, anche solo a livello simbolico, è già un buon inizio.