MIGRANTI, NUOVO NAUFRAGIO IN LIBIA. 114 DISPERSI

DI ANNA LISA MINUTILLO

Un mare che continua a raccontare storie di morte e di disperazione.
Il tragico bilancio dell’ultimo naufragio verificatosi nel Mediterraneo parla di 114 dispersi, altre 114 vite che hanno sfidato la sorte con esito nefasto e sempre più preoccupante.
E’ attraverso questo tweet che la sezione libica dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unchr) ha descritto quanto accaduto a largo di Tripoli: “Un altro triste giorno in mare: oggi 276 rifugiati e migranti sono stati fatti sbarcare a Tripoli, inclusi 16 sopravvissuti di un’imbarcazione che portava 130 persone, delle quali 114 sono ancora disperse in mare”.
Puntuale il tweet del ministro degli interni Matteo Salvini che così recita : «Dopo l’Italia, arriva anche Malta. Bene, stop al traffico di nuovi schiavi!». Si riferisce alla vicenda Seawatch, fermata nel porto di La Valletta. Vicenda su cui alberga un grande punto interrogativo relativo ai prossimi giorni di salvataggi nel Mar Mediterraneo.
La portavoce italiana di Seawatch , Giorgia Linardi, ha spiegato che la nave «ha ricevuto dall’autorità portuale di Malta comunicazione di non poter lasciare il porto, previsto per questa sera. Non abbiamo alcuna motivazione tecnico-legale alla base di questa restrizione al libero movimento della nostra nave per poter svolgere le nostre attività».
Sulla “rotta mediterranea centrale”, quella tra Italia e Libia, che risulta essere quella più micidiale al mondo, le cifre complessive delle vittime diventano ormai datate in quanto superate con il trascorrere delle ore: l’Oim dall’inizio dell’anno al 27 giugno scorso aveva contato la morte di 653 migranti su questo tratto del Mediterraneo che nel complesso, calcolando anche i settori ovest ed est, ha inghiottito nel 2018 quasi mille disperati. Un macabro “spettacolo” che prosegue da anni, infatti sono 15mila le vittime nel Mediterraneo tra il 2014 e il 2017 e quasi 38mila se si risale sino ad arrivare al 2000 sempre solo fino all’anno scorso.
Cifre che non sono solo cifre ma rappresentano perdite di vite, ed intanto che il “braccio di ferro” tra la discutibile politica messa in atto e le speculazioni di ogni tipo prosegue, il capitano della Seawatch, Pia Kemp, bloccato con la nave all’interno del porto di La Valletta dichiara : «Mentre ci viene impedito di lasciare il porto, la gente sta annegando. Qualsiasi ulteriore morte in mare è sul conto di coloro che impediscono il salvataggio. Salvare vite umane in mare non è negoziabile».
Vite che in attesa dei soccorsi annegano, vite su cui tutto si dice ma ancora molto poco si fa.