YEREVAN, TRA OSTELLI E CONSIDERAZIONI

DI EMILIO RADICE

Qui a Yerevan sono in un ostello (quattro letti in camera) molto british, molto Ymca (Young men christian association). Non so se c’entri qualcosa il fatto che qui vicino c’è l’Ararat, con arca e Mosè appresso, ma penso di sì. Accanto ad ogni letto c’è una copia della Bibbia e dell’Antico Testamento. Mi colpisce che siano rilegati in verde con lettere oro sul frontespizio. Vengo da un Paese, l’Iran, dove negli hotel c’era sempre un angolo per pregare, con un libro verde con lettere d’oro, il Corano. Ma mentre là me ne fregavo qui mi danno più fastidio, forse perché conosco meglio e più da vicino i nostri cari, devotissimi fedeli. L’ostello è segnato come top sistemation sulla Lonely Planet, che segnala anche le fantastiche docce. Le docce hanno una pera bucherellata in alto e due rubinetti, uno per l’acqua fredda e uno per la calda. Quando poi l’acqua esce ti bagna. Insomma è come i fiori, i fiori, i fiori, le apine, wow, le apine buone che fanno il miele tanto tanto buono. Oggi visito Yerevan. Sono tentato di non andare al mausoleo del genocidio armeno perché temo che faccia parte della cura, pardon del rito. Qui c’è stata, è in corso, una spalmata di angloamericanismo da paura. Lo sento anche nelle voci che accompagnano la mia colazione. Bah, diffido. Quando torno devo studiare meglio cosa sta accadendo in Armenia. Comunque non è cosa per me