MIGRANTI: QUEL NESSO INSCINDIBILE CON L’ESIGENZA DI UNA VITA MIGLIORE

DI CARLO PATRIGNANI

Non sarà certo Matteo Salvini con le sue roboanti e rozze campagne anti-immigrati non a porre fine, ma semplicemente a mettere in crisi, quel nesso inscindibile tra il movimento non solo fisico che sottosta alla migrazione: l’insopprimibile ricerca di una vita umana libera e completa, fatta non della sola sopravvivenza.

E’ questo movimento che spinge alla migrazione non solo da un Paese all’altro, ma da una Regione all’altra, da una città all’altra, una esigenza connaturata, propria della specie umana, dell’essere umano, e non dell’abusata, erronea, inappropriata razza che va riservata solamente – come stabilito dalla comunità scientifca mondiale – al variegato mondo animale.

Salvini, al di là delle sue esternazioni muscolari che non parlano di una potenza intellettuale nè di un pensiero forte, ma del suo esatto contrario, non è il dominus dell’inedito governo giallo-verde, nè rappresenta il sentimento della maggioranza del popolo italiano.

E’ solo un abile e furbo giocatore – come il sosia Renzusconi che lo ha preceduto a Palazzo Chigi – che sfrutta il vuoto culturale e politico prodotto da una sinistra – il Pd – impaludatasi nel neoliberismo blairiano e clintoniano e da un’altra sinistra – detta sinistra radicale – ferma, incollata a una inesistente visione comunista del mondo.

Non fa paura perciò questo raffazzonato governo giallo-verde: e non è il peggiore della storia repubblicana a confronto di governi – anni ’50 e ’60 – in cui c’erano ministri che facevano i disoccupati (un certo Pella) e chi li fucilava (un certo Tambroni) o tiravano fuori dal cilindro magico la legge truffa del ’53 (Scelba) respinta dalla ribellione popolare.

Questo non vuol dire abbassare la guardia, ma il contrario: va tenuta alta come la voce dell’opposizione culturale e sociale, essendo flebile quella politica: come fu  all’epoca dello sdoganamento alle Terme di Fiuggi del Msi e di Gianfranco Fini divenuto ministro degli Esteri e Presidente della Camera, quando il voto popolare respinse (2006) il progetto di riforma istituzionale di Silvio Berlusconi. Evento ripetutosi dieci anni dopo (2016) contro quello di Matteo Renzi.

Difficile dire quanto tempo ancora questo gioco d’azzardo di Salvini – basato su una percezione del fenomeno migratorio e non sui dati reali che indicano una chiara riduzione degli sbarchi – possa durare: si spera non oltre le elezioni europee di maggio prossimo.

Per quell’epoca inevitabilmente sarano venuti al pettine i nodi sia dell’inedito raffazzonato governo giallo-verde: primo fra tutti il malessere profondo di una parte non irrilevante dell’elettorato primordiale e recente del M5S, tutt’altro che compatto.

E sia del malessere altrettanto profondo di tanti strati popolari di sinistra che non possono – è la grande speranza – non trovare il punto di riferimento e di coagulo in un nuovo rassemblement dotato di una visione del mondo di stampo laburista o socialista.