MONDIALI CON GARBO. QUESTO E’ CALCIO, SE CERCATE LO SPETTACOLO ANDATE A BROADWAY

DI DANIELE GARBO

E’ davvero il miglior Mondiale di sempre, come ripetono in continuazione a Mediaset ? La risposta, al netto dell’auto celebrazione dell’emittente milanese, è: no, è un Mondiale come gli altri. Perchè in un Mondiale, in fondo, non è importante giocare bene, ma vincerlo. E vincerlo è la somma di tante situazioni, di tante soluzioni, di altrettanti compromessi. L’Italia che trionfò a Berlino nel 2006, tanto per rimanere in casa nostra, visto che in Russia siamo soltanto spettatori, era una squadra fortissima in difesa, con un buon centrocmapo e un attacco modesto. Ma era una squadra e giocava da squadra, senza un fuoriclasse che ne illuminasse il gioco. Quattro anni prima in Giappone e Corea invece era stato Ronaldo il Fenomeno a trascinare il Brasile sul tetto del mondo.

Finora la partita più bella del Mondiale di Russia è stata Francia-Argentina, finita 4 a 3 per i transalpini. Per il resto qualche sprazzo di gioco, qualche prodezza di Cristiano Ronaldo, prima dell’eclisse con l’Uruguay, e tanta noia. Ma solo grandi emozioni, quelle non mancano mai, soprattutto quando si arriva ai calci di rigore. Perchè il Mondiale è così. Insomma, verrebbe da dire, se cercate lo spettacolo, andate a Broadway.

In un mese ci si gioca tutto e bisogna saper dosare le energie, arrivare alle partite decisive nella miglior condizione possibile. Per questo, tradizionalmente, chi comincia bene poi si perde e chi parte col freno a mano tirato (ricordate l’imbarazzante prima fase dell’Italia di Bearzot a Spagna ’82 ?) esce alla distanza. Come mai a Russia 2018 non c’è una squadra che esprima il calcio spumeggiante del Napoli di Sarri, o la geometrica potenza del Real Madrid, o l’organizzazione di gioco del Manchester City, del Liverpool o del Barcellona ?

Semplice: perchè in una competizione che dura 9 mesi si può lavorare tutti i giorni sulla tattica, si può rischiare di più, si può anche perdere una partita senza che sia un dramma. Il campionato è una maratona, mentre il Mondiale è una gara di mezzofondo dove ogni errore si paga a caro prezzo. Non è un caso che spesso si vedano partite più interessanti nella fase a gironi, perchè quando si passa all’eliminazione diretta, le squadre, soprattutto quelle inferiori dal punto di vista tecnico, cercano di limitare i danni, di rischiare il meno possibile.

E allora ecco il catenaccio della Russia contro una Spagna nettamente superiore da ogni punto di vista, ma non in grado di cercare la profondità. Alla fine gli spagnoli registreranno uno sterile possesso palla del 74% per via dell’incapacità l’incapacità di perforare le linee compatte dei russi.

Ecco l’impotenza della Germania campione del mondo in carica contro la Corea del Sud, che aveva già le valigie pronte per tornare a casa.

Il calcio di oggi è diventato sempre più fisico ed è difficile per chiunque affrontare avversari che giocano chiusi, rinunciano sin dall’inizio ad attaccare e puntano spudoratamente ai calci di rigore, dove può accadere di tutto. Si dice che sia aumentata la velocità e che chi riesce a fare cose tecnicamente difficili a velocità elevata sia un fenomeno. E’ il caso di Cristiano Ronaldo, un superatleta dotato di capacità tecniche da fuoriclasse. Ma neppure lui è riuscito a evitare l’eliminazione del Portogallo contro un Uruguay meglio organizzato. Perchè quello che fu capace di fare Maradona nell’86 in Messico, portando sul tetto del mondo un’Argentina complessivamente modesta, oggi non è forse più possibile. Un fuoriclasse da solo non può farcela, se non ha alle spalle una squadra alla sua altezza. Non c’è riuscito CR7 esattamente come non c’è riuscito Messi, accusato ingiustamente di essere il problema di un’Argentina mai così povera di talento.

I sistemi di allenamento odierni hanno di fatto appiattito i valori, creando dei superatleti in grado di coprire per 90 minuti e oltre ogni zona del campo, rendendo difficile per chiunque attaccare gli spazi chiusi. Per questo motivo il terreno di gioco oggi è diventato improvvisamente piccolo, tanto da poter pensare di giocare in 10 contro 10 o addirittura in 9 contro 9 per aprire gli spazi. Sembra un’eresia, ma quando nacque il gioco del calcio 22 uomini faticavano a coprire tutto il campo, mentre oggi non è più così.

Oggi molti gol vengono realizzati su palle inattive, cioè calci di punizione, di rigore o d’angolo, con schemi provati ripetutamente in allenamento e blocchi stile basket. Le squadre tendono ad aprirsi quando passano in svantaggio o quando la fatica comincia farsi sentire. Si dice, in gergo calcistico, che le squadre si allungano perchè le linee dei vari reparti (difesa, centrocampo e attacco) perdono compattezza, cioè perdono le giuste distanze. Ed è in questo momento che si aprono gli spazi e si vede qualche sprazzo di gioco.

Il prototipo della squadra perfetta per questo tipo di competizione è la Svezia, che è giunta ai quarti di finale subendo due soli gol, esprimendo un calcio privo di fantasia, tutto muscoli e grande applicazione tattica. Qualcuno ha tentato di rivalutare l’eliminazione dell’Italia nello spareggio con gli scandinavi, che rimangono una delle formazioni più modeste mai approdate ai quarti di finale di un mondiale. E questo proprio nel momento in cui il CT Andersson ha detto “No, grazie” all’autocandidatura di Ibrahimovic, che avrebbe pagato di tasca sua per andare in Russia. Così facendo, Andersson ha compattato ulteriormente un gruppo privo di stelle, ma ricco di voglia di lottare dal primo all’ultimo minuto.

Insomma, il calcio si è livellato, grazie ai nuovi metodi di allenamento e all’applicazione tattica. La FIFA ha deciso di varare nel 2026 un Mondiale extra large con 48 squadre partecipanti alla fase finale, la cui sede non è stata ancora decisa. Questo metterà al sicuro la partecipazione di nazionali dalla grande tradizione, come Italia e Olanda, ma inevitabilmente abbasserà il livello tecnico della competizione, un po’ com’è accaduto con il passaggio dalla serie A a 18 squadre a quella attuale a 20. Ma alla FIFA interessa il business, che significa più partite e quindi maggiori introiti dagli sponsor e dai diritti televisivi. Il calcio è solo un pretesto per fare più soldi insomma, ormai questo è chiarissimo.

Ma torniamo a Russia 2018, dove siamo giunti alla stretta finale. Chi vincerà le prossime tre partite, alzerà la Coppa del Mondo domenica 15 luglio a Mosca. Il Brasile è in questo momento il favorito anche secondo i bookmakers, che lo danno a 3 e 60. Vale a dire che puntando un euro se ne vincono 2 e 60. I sudamericani appaiono sicuramente come la squadra più completa, anche per il tasso di qualità complessivo nell’organico a disposizione del CT Tite, che può contare su un Neymar tanto discusso per le sue simulazioni quanto decisivo per le sue invenzioni. Però il Brasile si trova nella parte più complicata del tabellone e per approdare in finale dovrà eliminare prima il Belgio, squadra ricca di talento, e poi in semifinale la vincente di Francia-Uruguay. Dall’altra parte potrebbero arrivare Croazia o Inghilterra, sulla carta meno affannate. Ma queste sono tutte ipotesi, perchè in realtà il calcio non si gioca sulla carta, ma sull’erba. E abbiamo visto proprio in questi giorni quanto le distanze tra le cosiddete grandi e le cosiddette piccole si siano accorciate.