SPIACE DIRLO MA IL DECRETO DIGNITÀ È QUALCOSA DI SINISTRA

DI PAOLO SINIGAGLIA

Spiace dirlo ma il “decreto dignità” è qualcosa di sinistra.

– Stretta sui contratti a termine. Il limite massimo si riduce infatti da 36 a 24 mesi, non sarà più possibile effettuare 5 proroghe ma si scende a 4 ed ad ogni rinnovo il costo dei contributi da versare da parte dei datori di lavoro sale dello 0,5%. In caso di rinnovo, e per i contratti oltre 12 mesi, tornano le causali temporanee e oggettive o per esigenze sostitutive, connesse a incrementi temporanei, significativi e non programmabili dell’attività ordinaria per picchi e attività stagionali.
– Salta la misura che impediva contratti di somministrazione a tempo indeterminato. Si prevede comunque che nel caso di somministrazione a tempo determinato valgano le stesse regole degli altri contratti con scadenza.
– Stop, poi, ai licenziamenti selvaggi, attraverso l’aumento del 50% dell’indennizzo per i lavoratori ingiustamente licenziati. In caso di licenziamento senza giusta causa, l’indennizzo per il lavoratore può arrivare fino a 36 mensilità.
– Per incoraggiare le imprese a forme contrattuali stabili, inoltre, si prevede l’aumento dello 0,5% del contributo addizionale – attualmente pari all’1,4% della retribuzione imponibile ai fini previdenziali, a carico del datore di lavoro, per i rapporti di lavoro subordinato non a tempo indeterminato – in caso di rinnovo del contratto a tempo determinato, anche in somministrazione.
– Rivista la norma sulle delocalizzazioni che farà scattare multe da 2 a 4 volte il beneficio ricevuto per le imprese che delocalizzano “entro cinque anni dalla data di conclusione dell’iniziativa agevolata”. La stretta resta per chi lascia l’Italia per un Paese extraeuropeo mentre è dubbio che sia applicabile a chi trasferisce l’attività, anche in parte, in uno dei Paesi dell’Unione. Il beneficio pubblico, inoltre, andrà restituito con gli interessi maggiorati fino a 4 punti percentuali.
– Sulla pubblicità di giochi o scommesse con vincite in denaro scatta il divieto totale, con pesanti sanzioni a carico di tutti i contravventori pari al 5% del valore della sponsorizzazione o della pubblicità ed un minino di 50 mila euro (che salgono a 100/500mila se rivolta a minori). Ad accertare le violazioni e a comminare le sanzioni sarà l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (AGCOM), mentre è previsto che gli incassi vadano a finanziare il fondo per il contrasto al gioco d’azzardo patologico.
– Il pacchetto «Fisco facile» esce annacquato. Il redditometro infatti non viene abolito, ma per gli accertamenti dal 2016 in avanti viene solo prevista la necessità di un nuovo decreto ministeriale di attuazione, sentendo l’Istat e le associazioni dei consumatori, puntando a «riorientarlo maggiormente in chiave di contrasto all’evasione fiscale derivante dall’economia non osservata». Lo spesometro, per il quale veniva previsto uno slittamento delle scadenze, non verrebbe proprio toccato; mentre lo split payment che consente alla Pa di trattenere direttamente l’Iva, in bilico sino all’ultimo perché avrebbe potuto produrre una caduta del gettito, verrà abolito solo per i professionisti e resta in vigore per le imprese.
(Quest’ultima è di destra, ndr).