BOERI ALL’ ATTACCO CONTRO LE PENSIONI DELLA POVERA GENTE

DI ALBERTO TAROZZI

Dicono che a pensare male spesso ci si azzecca, pur facendo peccato.

Ecco allora che, nel caso di Tito Boeri e delle sue strategie in materia di pensioni, non c’è nulla di peccaminoso nel pensare il peggio del peggio.

Per meglio dire non ci vuole un indovino per capire dove vuole arrivare. Ci pensa lui a chiarire tutto, anche a quelli che paiono non accorgersene.

In primo luogo è bravo a sollevare un polverone sui massimi principi. Sul fatto, ad esempio, che il crollo demografico potrebbe far saltare il nostro sistema pensionistico e che quindi contare sui contributi pagati dai lavoratori immigrati è un’ottima cosa; nulla da eccepire, su questo ha ragioni da vendere. In tal modo, peraltro, suscita la reazione scomposta di Salvini e si aggiudica benevolenze a sinistra. Salvo non precisare che, senza un serio contrasto del lavoro nero (per cui non esistono risorse) e senza investimenti che aumentino l’occupazione e quindi i contributi, i migranti in primo luogo e tutti i futuri pensionati di conseguenza,  si troverebbero con una mano davanti e una di dietro.

Sul taglio dei vitalizi stessa solfa. Dice che si può fare e che si tratta di un’operazione equa e così porta a casa benemerenze e una possibile riconferma alla Presidenza dell’Inps l’anno prossimo in area 5 stelle. Anche qui, però, carenza di specificazioni. Si guarda bene dal sottolineare, lui ben più esperto dell’ancor giovane ministro del lavoro, che andrebbe chiarito in che modo potrà essere effettuato il taglio perché a seconda di come procedi le conseguenze potrebbero essere irrilevanti o invece drammatiche. Perché?

Ce lo spiega, al solito, l’unico che di pensioni ci capisca qualcosa, Cesare Damiano, della minoranza Pd: se il taglio dovesse limitarsi a un contributo di solidarietà dei più ricchi verso i più poveri, tutto filerebbe liscio. Se invece dovesse costituire la premessa  per un ricalcolo di TUTTE le forme Inps  basate sul sistema retributivo, dagli assegni sociali, alle integrazioni al minimo, dalle pensioni di reversibilità ai contributi per le famiglie che soffrono di soggetti non autosufficienti, allora ne potrebbero derivare drammi e in qualche caso tragedie imprevedibili. Tanto più se, col pretesto  del taglio dei vitalizi, si riuscisse a sfondare, in sede di Corte costituzionale, il muro dei diritti acquisiti.

In tal caso una gran parte delle pensioni di povera gente sarebbero a rischio. Chi lo sa cosa frulla per la testa di Boeri quando parla di “riordino dei 21 criteri reddituali per usufruire” di dette prestazioni. Facciamo il semplicissimo caso di un pensionato di vecchiaia (più spesso una pensionata), che dopo 20 anni di lavoro avrebbe diritto a 2-300 euro al mese di pensione contributiva. Al momento basta che dimostri di non godere di particolare ricchezza presentando il pagamento Irpef e l’Inps porta la pensione a 500 euro (solo una boccata d’aria, ma già qualcosa in presenza di altri aiuti). Mettiamo che nei nuovi criteri ci sia la presentazione dell’Isee, dalla quale il pensionato risulti anche proprietario del suo appartamento oppure con un conto in banca successivo all’incasso del Tfr. Chi ci dice che il nostro si ritroverebbe dall’oggi al domani con la pensione dimezzata e nell’impossibilità di sopravvivere?

E’ solo uno dei tantissimi esempi che si potrebbero fare nel caso in cui, grazie al benedetto taglio dei vitalizi, saltasse quel principio dei diritti acquisiti che pone oggi tanta povera gente al riparo da sorprese amare se non letali.

Pensiamo male? Se qualcuno ci ritenesse maliziosi ci pensa lo stesso Boeri a supportare nel peggiore dei modi la nostra ipotesi. Anche se pochi sembrano essersene accorti, meno che mai i 5 stelle, nel suo documento si parla chiaro, come riporta fedelmente sul Manifesto di ieri Massimo Franchi.

Boeri parla di una giungla  assistenziale da risistemare e tanto per esemplificare non si riferisce a pensioni d’oro, d’argento o di bronzo. Cita infatti, in primo luogo proprio “maggiorazioni sociali” e ”integrazioni al minimo”. Vale a dire gli strumenti che più spesso permettono alla povera gente di sopravvivere. E anche ai contributi per le famiglie non autosufficienti dedica un pensierino auspicando maggiori controlli; non chiarendo se intenda colpire i ciechi che fanno tiro a segno o le mogli che chiedono il soccorso di una badante per il marito pur godendo di un reddito superiore di qualche euro al previsto.

Tutto in nome dell’equità, beninteso. Solo che il suo principio di equità è un po’ differente dal nostro. Secondo noi, se si verificasse il caso (sicuramente possibile) di penultimi della fila che godono di sussidi (lui li chiama privilegi) non goduti dagli ultimi, la soluzione non è togliere ai poveri, privilegiati rispetto ai poverissimi perché magari hanno una casa di cui non possono peraltro mangiare i mattoni. Non dai poveri ai poverissimi, ma dai ricchi ai poverissimi per elevarli, come minimo al rango dei poveri. Ma tutto questo Boeri, guarda caso, non si sogna nemmeno di supporlo, altrimenti parlerebbe di contributo di solidarietà e non di ricalcolo generalizzato. Di Maio ignora il problema e Salvini è in tutt’altre faccende affacendato. Qualcosa si muove a livello sindacale e di singoli esponenti del centro sinistra, ma è ancora tanto, tanto poco.

Cominciò così anche con gli esodati. Se ne accorsero solo quando l’ondata non li travolse. Solo che questa volta il dramma potrebbe riguardare un numero di casi molto maggiore e con risvolti ancora più drammatici. Più che un’onda un maremoto e sarebbero pochi ad uscirne illesi, Non certo tutta la povera gente, senza distinzione di genere e di provenienza geografica: anche se non è difficile immaginare che donne e migranti, che meno di altri possono accumulare 40 anni di contributi e che si devono accontentare di micropensioni di vecchiaia integrate dal sistema retributivo, sarebbero le componenti che pagherebbero il prezzo più elevato.