THAILANDIA, NUOVE SPERANZE PER SOCCORRITORI E RAGAZZI INTRAPPOLATI IN GROTTA

DI ANNA LISA MINUTILLO

Lotta contro il tempo per riuscire a trarre in salvo i 13 ragazzi che sono entrati nel complesso di grotte Tham Luang, nel nord della Thailandia, lo scorso 23 giugno. Mentre si trovavano all’interno di questa meta turistica, le forti piogge l’avevano in parte allagata, rendendone impossibile l’uscita. I ragazzi sono rimasti intrappolati e senza cibo per oltre 9 giorni prima di essere finalmente raggiunti dai soccorritori, il 2 Luglio scorso. Quella che sembrava una storia a lieto fine, prosegue con tutto il suo dramma, i ragazzi sono ancora nella grotta ed uno dei soccorritori a causa della carenza d’ossigeno che si è formata nella grotta ha perso la vita. L’uomo, che aveva 38 anni, ha perso conoscenza sulla via del ritorno, e i tentativi di farlo rianimare sono falliti.

Occorrono infatti 6 ore per compiere il tragitto tra il punto dove i giovani sono bloccati dal 23 giugno e l’entrata della grotta. I giovani, 12 ragazzini tra gli 11 e i 16 anni e il loro allenatore di 25, sono debilitati e traumatizzati a causa della malnutrizione. Pensare di farli immergere nei lunghi condotti pieni di acqua fangosa, alcuni lunghi anche centinaia di metri e attraversati da forti correnti, rappresenterebbe per loro un pericolo mortale. L’ arrivo di una nuova ondata di piogge monsoniche inoltre rischia di vanificare l’ingente lavoro di svuotamento dell’acqua che è stato realizzato nei giorni scorsi che grazie all’azione incessante delle idrovore ha ridotto il livello di circa il 40 per cento. Le forti precipitazioni renderebbero anche ancora più complicato raggiungere i ragazzini e rifornirli di ossigeno, cibo e medicine. Da ultimo non bisogna tralasciare che esiste il rischio che si allaghi anche il punto rialzato dove si trovano i ragazzi.

I responsabili delle operazioni di soccorso non hanno specificato quanta autonomia di respirazione abbia il gruppo intrappolato. Il livello minimo di ossigeno per la sopravvivenza è del 19%, già se la percentuale scende sotto il 17% il nostro organismo ha problemi e le possibilità di sopravvivenza si azzerano se si va sotto il 10%.

La morte del subacqueo impegnato nei soccorsi solleva seri dubbi sulla sicurezza del tentativo di portare fuori i ragazzi e l’allenatore di calcio attraverso i passaggi angusti della caverna profonda e coperta d’acqua in alcuni tratti del percorso lungo oltre 2 chilometri. Molti dei ragazzi non sanno nuotare e i subacquei stanno insegnando loro i rudimenti del nuoto, anche se immaginarli al buio, nella melma nel tentativo di portarsi in salvo appare davvero un incubo

Altre squadre di soccorritori continuano a perlustrare la giungla sulle pendici della montagna, nella speranza di individuare un’entrata alternativa dalla quale possano essere fatti uscire i ragazzi. Una lotta contro il tempo, contro l’ossigeno che si esaurisce e contro le condizioni precarie di salute in cui sia i ragazzi che il loro allenatore si trovano. Molti con il fiato in sospesa, nella speranza di una soluzione che possa essere quella che tutti attendono ovvero quella di restituire tutti loro all’abbraccio delle loro distrutte famiglie.

Risale solo a poche ore fa la notizia riportata dal quotidiano online Khao Sod English. Si riferisce che : gli scavatori pensano di aver individuato nella grotta di Tham Luang un cunicolo largo circa un metro che conduce a circa 150-200 metri dal punto dove i ragazzi intrappolati si trovano. Finora si riteneva che si trovassero ad almeno 800-1000 metri sotto la montagna. “Le possibilità di avvicinarsi sono parecchio alte”, ha detto Thanes Weerasiri, presidente degli ingegneri thailandesi.

Bisogna correre, bisogna sfidare la pioggia che potrebbe ritornare a breve, bisogna dare speranza a questo clima di preoccupazione che tiene tutti incollati alle informazioni, bisogna..

Intanto un telefono da campo è stato attivato all’interno della grotta dei bambini che potrebbero essere in grado di parlare oggi stesso coi genitori. Un modo per infondere loro conforto e coraggio, ma anche per rassicurarli dato il momento critico che si ritrovano a vivere, che potrebbe lasciare fobie ed incubi nella loro vita futura. la realizzazione di questo contatto con l’esterno dipende dal livello dell’acqua che nonostante la riduzione degli ultimi giorni impedisce ancora la loro evacuazione.
Molti gli uomini impegnati in questa operazione, non si placa la speranza di una risoluzione positiva di quella che avrebbe dovuto essere una giornata serena e di aggregazione ma che si è trasformata in un momento difficile.