VITTORIO FELTRI IERI E OGGI

DI GABRIELE BOJANO

 Ho grande rispetto e stima per Vittorio Feltri che considero tra i migliori giornalisti italiani. Devo però fare un distinguo: il Feltri che ammiro è quello degli anni ‘90 con cui ho avuto l’onore di lavorare a Il Giornale (sei anni) e per un anno circa a Libero. Lo ricordo come il re Mida dei quotidiani, che trasformava in oro qualsiasi testata toccasse: fu lui a rilanciare L’Indipendente, che da direttore prelevo’ boccheggiante, e portato al record di lettori Il Giornale, in cui sostituì alla direzione Indro Montanelli che sembrava insostituibile. Ricordo i suoi editoriali di allora, così sferzanti contro Prodi e una sinistra che nel tempo avremmo addirittura rimpianto. Nel 2000 mi voleva assumere a Libero e io preferii restare a lavorare nel tanto vituperato Sud: le ragioni le ho spiegate in un precedente post. Il Feltri degli ultimi tempi purtroppo non lo riconosco più : è diventato rissoso, rancoroso, volgare. Dice parolacce a più non posso e spesso e volentieri per rafforzare i suoi concetti e le sue opinioni molto opinabili e fa uso di gesti eloquenti. Tant’è che Crozza lo ha preso di mira rendendolo una macchietta. L’altra sera a “In onda” si è arrabbiato perché Parenzo lo ha interrotto e si è alzato e se n’è andato. Un comportamento simile a quello di un altro celebre Vittorio, straordinario quando fa il critico d’arte, irritante nel ruolo di polemista. Mi piange il cuore a vederlo così, lui che è stato esempio di giornalismo coraggioso e di denuncia. Non sempre il vino invecchiando migliora