ANCORA EPISODI DI INGIUSTIFICATO RAZZISMO A TORINO: E LA CHIAMANO CIVILTA’

DI ANNA LISA MINUTILLO

Siamo a Torino, è martedì mattina, lo scenario lo offrono i vagoni della metropolitana.
Seduti i passeggeri, alcuni se recano a lavoro, altri hanno in mano i sacchetti della spesa, qualcuno è vestito in modo elegante anche se il caldo estivo non incoraggia.
Non sono occupati tutti i posti a sedere, ad un certo punto uno di questi viene occupato da un donna che ha il capo e le spalle coperte dal velo.
La sua espressione è rassicurante, un ovale rotondo, un po’ paffuto, due occhi neri che paiono di velluto, la sua età si aggira intorno ai 50 anni.
La donna siede accanto ad un’altra donna, la metropolitana continua la sua corsa.
Dopo un paio di fermate sale anche un “uomo” di circa 70anni ha con se un cane, un collie, quelli che ricordano la serie televisiva di Lessie, dove il cane, più che un cane per le sue attenzioni verso gli “umani”, pareva ricordare una persona.
Nei telefilm, dove le persone erano persone prima che attori, nella realtà, questo “signore” si avvicina alla donna che sentendosi a disagio per la presenza del cane, scusandosi si alza e decide di allontanarsi, non prima di sussurrare, quasi come per vergogna: “sono allergica al pelo dei cani”.
A quel punto, l’uomo con il cane, senza nessuna ragione, inizia ad apostrofarla, a voce alta: “Cosa vuoi tu? Ti fa schifo il cane? Stai zitta, ora lo sguinzaglio e ti faccio sbranare. Ha ragione Salvini. Io sono un leghista convinto. Che cazzo ci fate qui in Italia?”.
La donna disorientata e spaventata, si rivolge pacatamente all’uomo con il cane: “Guardi che io sono italiana”, e mostra la sua carta d’identità”. Ma lui continua, anzi, si guarda intorno come per cercare consenso tra gli altri passeggeri e inizia ad urlare: “E chissene frega. Io ci vado a Porta Palazzo e vedo tutta quella gente come te che gira senza far niente. Chi lavora? Nessuno. Vi manteniamo noi. Dovete andarvene tutti fuori. Dovete morire. Viva Salvini. Sempre”.
Tutti assistono, tutti vedono, tutti sentono ma: nessuno di loro trova il modo di replicare, di prendere le difese di questa donna che nulla di male aveva fatto per subire un’aggressione così violenta, così esagerata, da parte di chi con i capelli bianchi avrebbe dovuto almeno dimostrare la saggezza dettata dal tempo.
C’è chi sprofonda il viso nel cellulare, chi si gira dall’altra parte, c’è tutto tranne la solidarietà che viene distrutta dal suono delle rotaie e dall’aridità in cui stiamo lentamente sprofondando.
Solo la donna che sedeva accanto a lei, ritenendo la cosa infondata ed ingiusta si avvicina a lei . La donna le mostra la sua carta di identità: “Guardi, guardi qui, sono italiana e lavoro io, faccio la sarta. C’è scritto che vengo dal Marocco. Sì, sono marocchina. ma c’è anche scritto che sono italiana”. Visibile il suo stato di agitazione, quindi la donna che le sedeva accanto decide di girarsi verso il signore con il cane: “Perché? Si vergogni”. Ma lui insiste: “Stai zitta tu, collaborazionista”.
Non ne aveva ancora abbastanza questo civile e saggio signore, non ha perso l’occasione per tacere o per ascoltare dato che la donna con il velo aveva anche spiegato di essere allergica al pelo del cane.
Ma lui, troppo preso dai suoi arrovellamenti mentali, troppo distratto per comprendere, troppo razzista per voler conoscere, ha “regalato” un’immagine violenta, carica di odio ed ingiustificabile senza eguali.
Con lui anche gli altri passeggeri che magari poi sono quelli pronti a notare ogni piccolo spostamento del vicino di casa per sparlarne con chiunque ma sostenendo di essere una persona di larghe vedute che si fa gli “affari suoi”.
Cari signori, questi sono “affari nostri”, questo è un ritratto di una morale che ha perso ogni rispetto e pietà umana, questo è un clima che dobbiamo assolutamente fermare, perché è lontano anni luce dal ritratto che “spacciamo” agli altri di ciò che siamo diventati.
L’unica signora che ha preso le difese di questa donna, ha terminato la sua corsa, scende
e la signora marocchina la segue. Si mette a piangere e guardandola negli occhi dice : “Per me e per la mia famiglia è diventato un inferno. Quasi ogni giorno veniamo insultati. Ma perché?”.


Già, perché?

Ora lo spieghino loro, quelli che si ritengono “civili” a queste persone come mai sono diventati “schiavi” di questi retaggi culturali e di questi assurdi razzismi, quando invece pensano di essere liberi e nel giusto.
Non siamo tutti così, anche se si capisce quanto diventi quotidianamente difficile da credere…