L’AMIGDALA E LA PAURA

DI TINA CAMARDELLI

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E’ notte sono in treno, direzione Venezia. Luci spente, dormono tutti. Aria condizionata sparata è un classico. Sento freddo, per fortuna ho con me uno scialle, mi avvolgo completamente e cerco di dormire. Ad un tratto sento qualcosa che mi tocca, che cerca, una mano! Continua, sposta, si intrufola. Il mio vicino! Resto immobile terrorizzata… cosa faccio, urlo! e se poi sveglio tutti e quello nega. Gli do una sberla, e se si è sbagliato e sta cercando qualcosa! Non so cosa fare, intanto lui continua. Sto sudando, ho lo stomaco sotto sopra, il cuore batte all’ impazzata, quasi volesse esplodere…..Basta adesso è troppo….

In queste situazioni, quando sopraggiunge un pericolo, l’amigdala invia segnali di emergenza, rilasciando gli ormoni indispensabili per la difesa o per la fuga, attivando sistemi come quello cardiovascolare, muscolare e intestinale. L’amigdala è in grado di dare una risposta ad ogni stimolo, regola le emozioni, intervenendo in particolare nella gestione della paura. E’ grazie all ’amigdala che ritraiamo prontamente la mano dal fuoco o riusciamo a proteggere nostro figlio quando sta per cadere. Ed è a causa dell’amigdala che perdiamo il controllo, litigando violentemente per una mancata precedenza o lanciando il telefonino in un momento di collera.

Il termine “amigdala” deriva da una parola greca che significa “mandorla” e indica proprio la forma di questa ghiandola, che si trova sopra al tronco cerebrale, all ’altezza delle tempie. Precisamente sono due, posizionate una nel lobo destro, l’altra nel lobo sinistro.

L’amigdala destra gestisce l’inconscio, le emozioni negative e le emozioni generazionali  di vite precedenti. L’amigdala sinistra invece gestisce memorie di risorse, di azione, ma anche emozioni di piacere, tipo il sesso.

Anche la neocorteccia elabora la paura ma è più lenta, e se il corpo fisico dovesse attendere la sua analisi, potrebbe essere troppo tardi. L’Amigdala risponde prima della neocorteccia,  perchè l’essere umano deve rispondere agli stimoli esterni riconosciuti come pericolosi, in modo rapidissimo, così che il corpo fisico si predisponga subito e al meglio per fronteggiare questi situazioni.

Durante questa fase, molte funzioni del nostro corpo vengono rallentate, addirittura disattivate, per portare maggiore energia ai muscoli che servono per questa azione di lotta o  fuga. Uno dei primi sistemi a farne le spese è il sistema immunitario. Infatti a rigor di logica è inutile sprecare energia per un virus, quando sto lottando per la sopravvivenza, adesso penso a vivere, al virus ci penserò dopo.

Molte emozioni che viviamo quotidianamente, attivano questo meccanismo e giornalmente carichiamo di energia inutile i muscoli come se dovessero combattere,  togliendola ad organi che svolgono funzioni quotidiane come il sistema immunitario.

Se mi preoccupo pensando al mio futuro precario, l’ amigdala, attiverà la paura, che mi invierà il segnale di attacco o fuga. E’ solo un pensiero, ma il corpo ha vissuto quel pensiero, come un evento reale. Emozioni, ansia, problemi fisici che immaginiamo, diventano realtà per il nostro organismo, che corre ai ripari, predisponendosi all’ emergenza, a discapito di tutto l’organismo.

I nostri pensieri negativi, non soltanto attraggano quello che non vogliamo, non solo riproducono continuamente un passato che non vorremmo più, riproducendolo nel nostro futuro, ma alimentano costantemente la paura e tutte le reazioni emotive del corpo.

Inoltre l’amigdala fornisce agli individui, la capacità di valutare e di conservare in una sorta di archivio della memoria emozionale, tutti gli eventi. Senza l’amigdala, tutte le informazioni provenienti dal mondo esterno, avrebbero la stessa importanza e non ci sarebbe la possibilità di valutare le situazioni.

Suoni, stimoli visivi, odori, movimenti, persino parole o pensieri, possono essere interpretati dal cervello una volta archiviati, come indicatori di un pericolo che si sta ripresentando, allora partirà l’allarme.

Se permettiamo a questa paura di fermarci, diventiamo succubi dell’Amigdala, che non vorrà uscire dalla zona di confort  che si è costruita. Ma dato che, qualsiasi nostro obiettivo, comporta l’impegno di una nuova zona  emotivo-mentale, accordarci al suo comando, significherebbe restare immobili e non fare mai nulla, perchè qualsiasi nuova esperienza, comporta una sensazione iniziale di paura. Se concediamo alla paura di regnare sovrana nella nostra vita, le ci paralizzerà, impedendoci di vivere pienamente, tarperà le ali al nostro corpo, che chiede solo di poter “volare”.

La paura, sia ben inteso è una delle emozioni  fondamentali dell’uomo, uno dei meccanismi di difesa innati in ogni specie animale, funzionale alla sopravvivenza e per questo inscritta nel nostro patrimonio genetico.  Fin quando l’intensità della paura è proporzionata al livello di pericolo che dobbiamo fronteggiare, essa è un sentimento non solo sano e accettabile, ma utile e necessario a garantirci la nostra incolumità.

Non reprimo la paura, non la combatto perchè essa è naturale è saggia,  ma mi impegno ad agire in direzione dei miei progetti, nonostante la sua presenza.

Dobbiamo abituarci a considerare la paura come una emozione che fa parte di noi, che ha lo scopo di farci restare vigili e coscienti, non come un muro invalicabile che ci respinge sempre indietro. La paura c’è e ci sarà, ma io agisco a prescindere.

Se ogni volta che reagiremo alla paura con determinazione e coraggio, l’Amigdala  darà un nuovo imput alla nuova esperienza e in quel momento, la  generazione di ormoni correlati alla paura terminerà, e la paura come per magia svanirà.

Tutti gli esseri umani hanno sperimentato queste situazioni nella vita.

C’era la paura, ma abbiamo perseverato, ed improvvisamente si è dissolta come nebbia.

Jack Canfield scrive:  “ricordati che tutto ciò che vuoi è dall’altra parte della paura”