QUEI BOMBARDIERI CI SERVONO

DI LUCA SOLDI

 

 

 

Nessun dubbio, nessuna incertezza, quei bombardieri, quei concentrati di tecnologia superata e costosissima ci servono.

Per difenderci dalle minacce che vengono da qualche parte del mondo, per restare al passo con i tempi.

Per tutelare lo spazio aereo da pericolosi attacchi sul fronte Sud

Cambiano governi e maggioranze ma gli F-35 sono sempre lì e nessuno si azzarda a toccarli.

Solo lievi distinguo a differenziare le politiche 

“Non compreremo altri F-35, stiamo valutando se mantenere o tagliare i contratti in essere” dice il nuovo ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, che ha risposto, nel corso di una intervista su la7,  a una domanda sui costi del cacciabombardiere.

“Se decidessimo di tagliare – ha poi proseguito – ci sarebbero delle forti penali da pagare. Bisogna anche considerare che intorno agli F35 c’è un indotto di natura tecnologica, ci sono progetti di ricerca e un problema occupazionale. Quindi ribadisco che bisogna valutare bene quanto ci costa tagliare e quanto ci costa invece mantenere”. 

Sono dunque le possibili penali ad attenuare lo spirito pacifista che sembrava prevale in una consistente parte del M5S.

Vane le scuse del ministro che ha cercato di spiegare meglio su Facebook: “Siamo sempre stati critici nei confronti del programma, nessuno lo nasconde. Proprio per questo non compreremo nuovi caccia e, alla luce dei contratti in essere già siglati dal precedente esecutivo, stiamo portando avanti un’attenta valutazione che tenga esclusivamente conto dell’interesse nazionale”. 

Precisazione doverosa ma nulla, nella sostanza, pare cambiare, si segue la linea della predecessora, la ministra, al tempo, Pinotti che pur non amandoli li aveva sposati.

A chi non interessano le implicazioni morali che fra l’altro sembrano secondarie a tutto in molti campi che lo scorso anno la Corte dei Conti lanciò un preoccupante allarme dal punto di vista economico.

E si ricordò che a mitigare gli effetti sul bilancio erano intervenute due decisioni: la prima nel 2012 che aveva ridotto da 131 a 90 il numero di velivoli da acquisire; la seconda nel 2016 che impegnava il governo, per aderire alle nuove indicazioni parlamentari, a dimezzare il budget dell’F-35, originariamente previsto in 18,3 miliardi di dollari.