DELL’UTRI TORNA A CASA. GIUSTIZIA È FATTA ?

DI CLAUDIA SABA

7luglio – Dell’Utri è libero.
Segniamoci questa data
Perché è la fine della libertà, della giustizia.
Di questo paese che diventa umano solo quando gli fa più comodo.
Che dell’essere umano ha un’idea così distorta.
E con chi, è umano ?
Non lo è stato con Federico Perna che avrebbe finito di scontare la sua pena ad aprile. Invece è morto prima, l’8 novembre 2013 al pronto soccorso del carcere di Poggioreale.
Non lo è stato con
Aldo Tavola, morto in carcere nel 2013 per un ulcera perforante mai curata.
Ne’ con Alfredo Liotta, morto in carcere di fame e di sete nel 2013, per anoressia.
E non lo è stato neppure con Antonino Vadala’.
A suo figlio, anch’egli detenuto, non avevano mai dato il permesso di vederlo.
“Non è in pericolo di vita, non ci sono i presupposti per concedere questo permesso”.
Muore in carcere, per un tumore al cervelletto.
Sono tanti i “nessuno” morti in carcere per tumori, leucemie, ulcere sanguinanti, anoressia.
Morti in attesa di una cura o di poter fare ulteriori accertamenti.
Morti in attesa di un “sì” da parte dei medici o del magistrato che, in alcuni casi, non è mai arrivato.
Ai parenti sempre una sola risposta: «E’ tutto sotto controllo, il paziente è curato e monitorato. Niente di preoccupante»
E poi invece, muoiono. Perché nessuno ha fatto nulla per loro.
Nessuno si è commosso o intenerito.
Nemmeno il governo di allora con la Cancellieri ministra della giustizia, che concesse però, alla figlia di Ligresti, la possibilità di guarire dalla depressione conseguenza del carcere.
Ma questo paese si scopre umano con il detenuto Marcello Dell’Utri, accusato di aver avuto rapporti con i vertici di Cosa nostra sin dai primi anni ’70 fino al 1992.
Ecco, è così umano che, nonostante una sentenza di qualche giorno fa avesse confermato la condanna infertagli in primo grado, seppure con uno sconto di pena rispetto alla precedente di circa tre anni, oggi Dell’Utri è libero di tornare a casa.
Calpestando così quei tanti nessuno, morti
in carcere fino ad oggi.
Ma quanto è umana questa Italia!
Un paese in cui l’equità e la giustizia sono appannaggio solo di qualcuno!
E invece dovrebbe essere di tutti.
Ma se le sentenze non sono uguali per tutti, se uno come Dell’Utri torna a casa, grazie a brillanti avvocati pagati profumatamente, che speranze hanno i tanti “nessuno” di essere difesi e ascoltati?
Proprio nessuna.
Restano in carcere, con i loro mali forse ben più gravi di quelli del detenuto in carcere, con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa,
Marcello Dell’Utri.
Ai parenti di “nessuno”, nessuno darà pronte risposte.
Solo una, sempre la stessa: “E’ tutto sotto controllo, il paziente è curato. Niente di preoccupante”.
Risposta sicuramente diversa da quella che ha ricevuto la moglie di Dell’Utri.
“Tutto a posto. Suo marito può tornare a casa, per scontare la sua pena!”.
E chissà perché mi viene da pensare, che il silenzio di Berlusconi, dica molto più di tante parole.