RIECCOLO. PARE PIÙ UN CASO UMANO CHE UN CASO POLITICO

DI FABIO BALDASSARRI

Matteo Renzi un caso umano? In effetti sembra che non sappia più cosa dire. L’ultima pare dal sen sfuggita ed è questa: «Smettiamola di considerare nemici quelli accanto a noi. Ci rivedremo al congresso, riperderete il congresso e il giorno dopo tornerete ad attaccare chi ha vinto».

A parte il solito tono sprezzante e insolente, costui proprio non comprende quanti non corrono tale rischio perché al congresso non si cureranno neppure di metterci piede (come già accaduto alle elezioni) se continua con questo ritornello privo di accenti autocritici.

E quelli che non ci andranno è verosimile che non siano neutri: già attaccano chi ha vinto e governa oggi, ovvero la destra leghista alleata con i cinquestelle, che il Pd ha reso possibile principalmente per gli errori e l’insensibilità politica di Renzi e dei suoi fedelissimi.

Sono, cioè, l’assenza di una proposta credibile, la vanagloria e l’egocentrismo renziano, che per tanti uomini e donne di sinistra hanno privato gli italiani – colpiti dal disagio sempre più diffuso per le proprie reali condizioni materiali di vita – di una sponda identificabile nel Pd.

La novità è che costoro non ritengono nemmeno più utile sapere se Renzi e i suoi fedelissimi vanno considerati di destra o di sinistra. Piuttosto che occuparsi del Pd, allora, converrebbe che Renzi ne uscisse con una formazione alla Macron.

Non se se basta. Anzi: di sicuro non basta. Ma almeno sarebbe più trasparente, e aprirebbe nuovi scenari per la ricomposizione di un processo unitario a sinistra fino a immaginare inedite alleanze tra il centro e la sinistra stessa. Altrimenti, nel breve periodo, non ci sarà partita.