GLI ORRORI DEL COLONIALISMO: IL GENOCIDIO DI RE LEOPOLDO DEL BELGIO

DI SILVESTRO MONTANARO

Re Leopoldo del Belgio aveva un grande problema. Le casse di famiglia languivano. Meglio ancora, correvano verso il disastro. Che fare?
La soluzione venne dai racconti dell’esploratore Henry Morton Stanley. Raccontava di una terra immensa, attraversata dal fiume Congo, ricca di ogni ben di Dio.

Re Leopoldo lo incaricò di tornare da quelle parti e di aprire, ovunque possibile, stazioni commerciali e stringere trattati economici con i capi villaggio.

Nel frattempo chiese alle altre potenze europee l’autorizzazione a portare civiltà e parola di Dio a quelle popolazioni che tanto ne bisognavano. Al Congresso di Berlino, quando le potenze europee si spartirono il continente nero, Leopoldo fu accontentato. Nacque così il Libero stato del Congo, colonia personale della famiglia reale del Belgio.
Per la popolazione dell’area iniziò un incubo che durò alcuni decenni.
L’intera popolazione fu costretta a lavorare gratuitamente per la famiglia reale e dovette sostenere il suo esercito personale. Le ricchezze minerarie, abbondantissime, cominciarono a migrare oltremare.
Il grande business era però quello del caucciù. Nelle piantagioni di albero della gomma venne utilizzato lavoro schiavo.
Chi non consegnava le quote previste era fustigato pubblicamente. Dalla terza infrazione in poi si provvedeva a tagliargli una mano nel caso fosse un uomo, un seno se invece si trattava di una donna.

Rapidamente all’ingresso di ogni piantagione si ersero cataste di resti umani.
Ogni villaggio si vide assegnare una quota di prodotto da fornire. Se si rifiutava o consegnava una quantità minore, la punizione andava dall’amputazione di mani e seni a ragazzi e ragazze, all’assassinio dei capi villaggio, al sequestro di tutte le donne, alla distruzione dei raccolti.
In poco tempo la popolazione dell’area si dimezzò.

Dieci milioni di congolesi persero la vita perché assassinati dai sicari del re o per le mutilazioni subite che nessuno curava. Il resto lo fecero le carestie provocate dalla distruzione dei raccolti. Un genocidio.
Quando re Leopoldo fu costretto a rinunciare a questo suo regno di sangue, grazie alle coraggiose denunce di missionari e alcuni giornalisti, bruciò l’intera documentazione dei suoi affari in Congo. Non doveva restarne traccia.
Le casse di famiglia erano tornate floridissime. Ognuno dei membri della famiglia reale godeva di rendite colossali ed era stato accumulato un enorme patrimonio immobiliare.