IL PRESIDENTE NELLA TESTA

DI MARINA POMANTE

“Non vi può essere vera libertà senza giustizia sociale, come non vi può essere vera giustizia sociale senza libertà.”
[Sandro Pertini]

Parole come pietre che segnano il percorso di vita del Presidente della Repubblica più amato dagli italiani.
L’emozione nello scorrere tutti i fotogrammi della vita di Sandro Pertini, ascoltare le sue parole, il valore etico di quelle parole, il sentirsi vicino a quel pensiero e guardare con nostalgia quella sinistra, quella che ha mosso e fomentato gli ardori giovanili, quella che ha cavalcato un periodo storico difficile, ma unita, scendeva in piazza presente come forza sociale, presente alle richieste del popolo. Oggi, in un momento in cui il dibattito politico della Sinistra verte sui punti fondamentali per il recupero dei valori e dell’elettorato disilluso dalla politica troppo centrista e poco accorta alle esigenze del suo stesso popolo, seguire il pensiero filosofico di un grande politico come Pertini, può essere d’ispirazione per accorciare la distanza tra il passato ed il futuro e trovare la strada per una rinascita della Sinistra italiana.

Il “presidente” Pertini, resta tale ancora oggi, anche nell’immaginario giovanile, egli è come Papa Giovanni per i cattolici, come Che Guevara per i comunisti. Agli occhi dei giovani che non hanno vissuto la stessa epoca, appare comunque un combattente, un’icona, è da seguire! In contrapposizione con l’altra gioventù plagiata da ideali antidemocratci.

Potrebbe apparire come un paradosso pensare di ricostruire la sinistra (figlia del Partito Comunista) attingendo alle idee ed all’ispirazione dal socialismo pertiniano, tuttavia si deve tener conto del periodo storico attuale e dell’anacronismo che ingenererebbe una diversa ispirazione marxista che oggi appare superata (non nei concetti, ma nell’attuabilità). Sentirsi legato alla Sinistra, implica un pensiero socialista di equità sociale e di libertà.

Come pietre, indelebili nella memoria, le parole di Sandro Pertini che servono anche come monito a chi insulta questa libertà cavalcando il seme dell’odio e inibendo la crescita culturale di questo meraviglioso Paese e che inoltre, cerca di negare, neanche troppo velatamente, questa lbertà tanto anelata. Così come l’acqua erode la pietra.

Sandro Pertini per sua stessa ammissione era amato da tutte le forze politiche democratiche, anche gli stessi avversari politici, pur restando di parere diverso rispettavano questo immenso Statista.
Sono passati quarant’anni era il 9 luglio 1978 Alessandro Giuseppe Antonio Pertini, detto Sandro, veniva eletto presidente della Repubblica italiana. Prestò giuramento come settimo Presidente della Repubblica. Le votazioni andavano avanti dal 29 giugno, dopo le dimissioni del democristiano Giovanni Leone. il nome di Sandro Pertini venne proposto dal segretario del PSI, Bettino Craxi, ma solo dopo quindici scrutini le forze politiche riuscirono ad accordarsi sul nome di Pertini al 16º scrutinio, con 832 voti su 995, corrispondenti all’82,3%, la più larga maggioranza della storia repubblicana e venne eletto Presidente.

Aprì il discorso del suo giuramento con queste parole: “Adesso so che le conseguenze di ogni mio atto si rifletteranno sullo Stato, sulla nazione intera. Da qui il mio doveroso proposito di osservare lealmente e scrupolosamente il giuramento di fedeltà alla Costituzione, pronunciato dinanzi a voi, rappresentati del popolo sovrano“.
Sandro Pertini, si ispirava al pensiero di Voltaire: “Non sono d’accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto di dirlo”.
E’ stato il Presidente della Repubblica Italiana amato da tutti gli italiani e rispettato da tutte le forze politiche, dichiarava lui stesso di essere sempre pronto al dialogo e al confronto politico ma appena si nominava il Fascismo, dimostrava avversione all’argomento dichiarando che il fascismo non era una fede politica ma era l’antitesi delle fedi politiche, perchè il fascismo opprimeva tutti quelli che non la pensavano in quel modo. 

Nel corso del suo settennato ci furono alcuni momenti drammatici per il Paese, uno dei peggiori, che segnarono per sempre l’Italia perchè scaturito da un disegno criminale, è certamente quello del 2 agosto 1980 quando una bomba esplose alla stazione di Bologna, le vittime furono 85 e rimasero feriti più di 200 passanti.
Il presidente Sandro Pertini partecipò ai funerali di Stato e fu l’unica carica istituzionale a ricevere gli applausi dalla folla presente in piazza, segno evidente che il popolo non vedeva in lui il politico tradizionale. In quell’occasione disse: “Non ho parole, siamo di fronte all’impresa più criminale che sia avvenuta in Italia“.

Il presidente della Repubblica Sandro Pertini durante i funerali di Stato rende omaggio ai defunti della strage di Bologna del 2 agosto 1980 in una foto d’archivio. ANSA

Un episodio angoscioso, quanto tragico, interessò l’Italia Il 23 novembre 1980, un terribile terremoto colpì l’Irpinia provocando quasi 3 mila vittime: il Presidente si recò in elicottero sui luoghi della tragedia e parlò con le vittime di quel sisma e visitò i paesi colpiti. la risposta della gente, oltre alla desolazione ed in molti casi la consapevolezza di aver perso tutto, fu la sensazione di poter riporre speranza in quell’uomo e in moltissimi cercarono consolazione e condivisione del dolore col presidente. Le terribili condizioni degli abitanti di quei luoghi e il dolore per quelle morti, gli fecero denunciare, in un discorso pubblico rivolto agli italiani, il ritardo nei soccorsi e le inadempienze di chi avrebbe dovuto aiutare fin da subito. Pertini non riuscì a dominare la rabbia e non potè evitare di puntare il dito contro chi, a suo parere (ma anche secondo il parere di quasi tutti gli italiani), non s’era dimostrato né pronto, né capace ad un intervento immediato ed efficace.

Sandro Pertini è ricordato come uno dei protagonisti suo malgrado anche per la partecipazione alla tragedia di Alfredino Rampi, il bambino di 6 anni che il 10 giugno ’81 scivolò in un pozzo artesiano a Vermicino, presso Roma. Milioni di persone seguirono in diretta tv la vicenda, trasmessa a reti unificate. la diretta piu lunga della storia, da venerdi 12 giugno a sabato 13 giugno.
Alfredino era incastrato nel canale del pozzo lungo circa 80 metri ma stretto solo una 30ina di centimetri, Sandro Pertini rimarrà sul posto per 16 ore, fino a registrare il fallimento di ogni tentativo e lo spegnersi della voce e del respiro del bambino, che intanto era scivolato fino a 60 metri dopo 60 ore di buio. Un presidente stremato e disperato fu l’immagine che accompagnò la sconfitta.

Nel corso del mandato del presidente più amato dagli italiani però, ci furono anche momenti di gioia nazionale: nel 1982 infatti, l’Italia vinse i Mondiali di calcio. L’amore per la sua patria e la passione calcistica si unirono in quelle settimane di sfide sul campo da gioco, mostrando la più alta carica dello Stato esultare ad un goal degli azzurri, come qualsiasi italiano stava facendo in quel preciso istante al bar insieme agli amici. Un Pertini inedito, fuori dal suo ruolo politico, ma proprio per questo più vero.
Nella memoria di tutti però, c’è l’immagine della partita a scopone durante il viaggio di ritorno in aereo, la partita di scopone più famosa della storia azzurra: il presidente Pertini in coppia con Zoff contro il duo Causio-Bearzot. Sfida accanita, vinta dal ct e dal Barone con il presidente della Repubblica che si infuria con Zoff all’ombra della coppa poggiata sul tavolo da gioco. In realtà qualche anno dopo Zoff, raccontò che l’errore fu proprio di Pertini.
Insomma il candore mai perso di un uomo che malgrado le responsabilità istituzionali, ha saputo conservare l’entusiasmo di un ragazzo.

Breve video dello scopone sull’aereo

Restò in carica fino al 29 giugno 1985 quando si dimise per permettere a Francesco Cossiga di insediarsi immediatamente, da quel momento divenne senatore a vita senza svolgere però nessuna attività politica.
Nella notte del 24 febbraio 1990, nella sua casa a Roma, morì all’età di 93 anni: come da sua volontà non ci fu nessun funerale, solo una cremazione. Solo una folla, muta, si radunò pian piano che la notizia si diffondeva sotto il suo appartamento.

Pertini, un partigiano come presidente…
Nacque a San Giovanni, una frazione di Stella (SV) il 25 settembre del 1896, dopo gli studi ed il conseguimento della laurea in giurisprudenza, aderì al Partito Socialista Italiano di Filippo Turati. Rimase fedele all’idea socialista per quasi un secolo, fino alla morte.
Visse due guerre mondiali, il fascismo e la democrazia repubblicana di cui fu sicuramente un protagonista.
La visione socialista di Pertini è il tentativo di far coesistere la libertà con la giustizia sociale. Il vecchio socialista amava ripetere: Non vi è libertà senza giustizia sociale e non vi è giustizia sociale senza libertà. Ritenendo evidentemente entrambi dei valori imprescindibili in una società giusta ed emancipata.
Sandro Pertini ha combattuto l’ideologia fascista ed è stato uno dei massimi esponenti dell’antifascismo e durante il ventennio, riparò in Francia dove sopravvisse facendo lavori umili. Il regime lo condannò in diverse occasioni e in alcuni casi era addirittura prevista la pena capitale, ma Pertini seppe salvarsi e mantenere ruoli di primo piano nel mondo dell’antifascismo e della Resistenza.
Nel 1943 fu catturato a Roma dalle SS e condannato a morte, riuscì a salvarsi evadendo dal carcere romano di Regina Coeli grazie a un intervento dei partigiani delle Brigate Matteotti.
Dopo il 25 luglio 1943 rientrò in Italia e insieme a Nenni, Saragat e Basso, ricostruì il vecchio PSI e fondò e assunse la guida del Partito Socialista di Unità Proletaria.Promosse l’insurrezione nazionale contro i nazifascisti il 25 aprile 1945. L’italia libera, apriva ora una nuova era di pace e sviluppo.

Nell’Italia repubblicana venne eletto deputato all’Assemblea Costituente per i socialisti, in seguito fu senatore nella prima legislatura e deputato in quelle successive rieletto dal 1953 al 1976. Ricoprì per due legislature consecutive, dal 1968 al 1976, la carica di Presidente della Camera dei deputati.
Come Capo dello Stato ha conferito l’incarico a sei Presidenti del Consiglio: Giulio Andreotti, Francesco Cossiga, Arnaldo Forlani, Giovanni Spadolini, Amintore Fanfani e Bettino Craxi.

Ha nominato cinque senatori a vita: Leo Valiani nel 1980, Eduardo De Filippo nel 1981, Camilla Ravera nel 1982 (prima donna senatrice a vita), Carlo Bo e Norberto Bobbio nel 1984. Ha infine nominato tre Giudici della Corte costituzionale: nel 1978 Virgilio Andrioli, nel 1980 Giuseppe Ferrari e nel 1982 Giovanni Conso.

Sempre nel ruolo di presidente della Repubblica, conferì inoltre nel 1979, per la prima volta dal 1945, il mandato di formare il nuovo governo a un esponente laico, il repubblicano Ugo La Malfa, incaricando quindi, con successo, nel 1981, il segretario del PRI Giovanni Spadolini (primo non democristiano ad assumere la guida del governo dal 1945), e nel 1983 il segretario del PSI Bettino Craxi (primo uomo politico socialista a essere nominato presidente del Consiglio nella storia d’Italia).

Quando Sandro Pertini fu nominato presidente della Repubblica, nel suo primo discorso alle Camere disse: “Se a me, socialista da sempre, offrissero la più radicale delle riforme sociali al prezzo della libertà, io la rifiuterei, la libertà non si baratta.
Nel corso del suo mandato presidenziale, il socialista Pertini, smise di rinnovare la tessera di iscritto al partito, proprio a significare la sua volontà di essere sopra le Parti. Terminato l’incarico e lasciato il Quirinale e entrato in Parlamento come senatore a vita, si iscrisse di nuovo al gruppo senatoriale del Partito Socialista Italiano.

La Politica degli anni ’80 ha scritto pagine non proprio edificanti per la Repubblica italiana, tuttavia personaggi come Pertini, Berlinguer, Iotti, Moro e altri, hanno saputo consegnare alla Storia uno spaccato di vita personale e di impegno politico di alto profilo, tanto da rimanere nel cuore come esempio di democrazia.