MONDIALI DI CALCIO. OCCHIO: POST SPORTIVO SERIO!

DI ALBERTO CRESPI

Ho dichiarato anzitempo che a questi Mondiali avrei tifato Inghilterra, e ho anche ampiamente affermato che sostengo gli inglesi anche quando, ai Mondiali, c’è l’Italia. So che è una scelta anomala, perché molti in Italia hanno un profondo disamore (eufemismo!) per nazionali come l’Inghilterra, la Germania e la Francia – mentre c’è solitamente più simpatia per le sudamericane. Io invece sono anglofilo, nel cinema nella musica nella letteratura e anche nel calcio. E se vi va, vorrei provare a spiegare perché.

E’ un po’ “colpa” di mio padre, un po’ degli studi sulla storia del calcio che ho fatto quando ho collaborato (con Marco Sappino, Francesco Zucchini e Furio Zara) a un’enciclopedia del calcio per Baldini & Castoldi. Una delle storie di calcio italiano che trovo più affascinanti è quella dei “leoni di Highbury”. Bisogna ritornare al 1934: l’Italia ha appena vinto i Mondiali in casa e viene sfidata dall’Inghilterra, che allora – per supponenza e scelta politica – non si “abbassava” a partecipare ai tornei internazionali; figurarsi alla Coppa Rimet, voluta dai francesi! Inventori e depositari del gioco, gli inglesi invitano i campioni del mondo ad una “amichevole” che in realtà è uno spareggio per vedere chi sono, davvero, i migliori. Vittorio Pozzo, selezionatore dell’Italia, non vorrebbe andare: sente puzza di disfatta. Mussolini ordina invece di partire, per mostrare alla perfida Albione che l’Italia fascista è più forte di loro.

Già qui, per chi fareste il tifo? Io non ho dubbi.

La partita si gioca il 14-11-1934 a Londra, stadio di Highbury, casa dell’Arsenal. Ecco il tabellino.
Inghilterra-Italia 3-2
Reti: 3’ e 10’ Brook, 12’ Drake, 58’ e 62’ Meazza
Inghilterra: Moss, Male, Hapgood, Britton, Barker, Copping, Matthews, Bowden, Drake, Bastin, Brook.
Italia: Ceresoli, Monzeglio, Allemandi, Ferraris IV, L. Monti, Bertolini, Guaita, Serantoni, Meazza, Giovanni Ferrari, Orsi.

Nel primo tempo l’Italia viene surclassata. Gli inglesi segnano tre gol in 12 minuti (nella foto, il primo di Brook) e Ceresoli para un rigore. Nell’intervallo scatta qualcosa. Monti si ritrova con un dito rotto da un intervento inglese molto ruvido e gli azzurri tornano in campo in dieci (non ci sono le sostituzioni). Ma un po’ gli inglesi sono convinti di fare una passeggiata, un po’ gli italiani sfoderano l’orgoglio: Meazza segna due gol e l’Italia sfiora addirittura il pareggio. Gli azzurri escono fra gli applausi del pubblico londinese. La propaganda fascista cavalca la sconfitta e la stampa di regime crea il “mito” dei leoni di Highbury. E’ una di quelle sconfitte che paradossalmente (ma non tanto) diventano fondanti per l’identità nazionale, un po’ come Kosovo Pole per i serbi o le Termopili per i greci.

Ecco: io detesto i miti nazionalisti fondati su sconfitte, anche sportive. In realtà detesto il nazionalismo. So benissimo che gli inglesi sono più nazionalisti di noi, ma riconosco loro il diritto di esserlo. Hanno (come i francesi) un senso dello Stato che noi ci sogniamo. Ma rimanendo allo sport, io so che nel ’34, fossi stato lì, avrei parteggiato per la democrazia inglese contro l’Italia fascista. E questo è uno dei primi motivi per cui amo, calcisticamente e non solo, l’Inghilterra.

Domani ve ne racconterò un altro, legato appunto a mio padre.

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