VIAGGIARE, SCOPRIRSI NEGLI ALTRI E CON GLI ALTRI E’ UN’ESPERIENZA FANTASTICA

DI EMILIO RADICE

Sono abbastanza sbalestrato. Oltre un mese di viaggio, da solo, in moto, in mondi così diversi dal nostro, con ritmi e alimentazione tanto diversi dal solito, sono stati sufficienti a creare in me almeno un inizio di adattamento, che si trasforma in disadattamento qui, ora che sono tornato a “casa mia”. Uno potrebbe riflettere quale sia dunque la vera casa di ognuno, se non sia la terra intera, e quanto invece la difesa “identitaria” che diversi fanno del proprio pianerottolo non sia, essa sì, un sintomo di disadattamento, fisico, psicologico e sociale. Comunque sia, mettiamola così, a me oggi manca un pezzo di casa, frammenti di sapori, scaglie di certa luce, sensazioni di terra, assuefazione di voci e di rumori. Se è vero, come tanti dicono, che noi usiamo solo una piccola parte delle nostre capacità e del nostro cervello, certamente viaggiare qualcuna in più ne riattiva. Direi che un buon riattivante è anche la necessità di far fronte ai problemi del giorno in un contesto a cui non siamo abituati. Lo è anche vedere come altri lo fanno. C’è un bel libro, “Armi, acciaio e malattie”, scritto da Jared Diamond, che spiega con efficacia e cultura (sic!), come la superiorità storica della civiltà occidentale rispetto ad altre parti del mondo sia stata dovuta soprattutto alla somma di esperienze e di saperi di cui l’Occidente si era arricchito nei secoli. E’ un patrimonio di cui tanti oggi vorrebbero fare a meno, atrofizzandosi nel loro asfittico day by day. Non fatelo, ve lo dico col cuore, non rinunciate a tanta parte di voi stessi. Scoprirsi negli altri e con gli altri è una esperienza fantastica