MATTARELLA, IL PRESIDENTE CHE NON CI MERITIAMO MA DI CUI ABBIAMO BISOGNO

DI MONICA TRIGLIA

La notizia: alla fine è intervenuto il capo dello Stato, Sergio Mattarella. A dire basta alle urla di Matteo Salvini che da Innsbruck, dove partecipava al vertice europeo dei ministri dell’Interno, sosteneva: «Non autorizzo nessuno a scendere dalla Diciotti». E aggiungeva che i migranti sarebbero sbarcati “solo se in manette”. Quando, chissà.

Il commento: quello che meglio riassume la situazione è di Enrico Mentana, in apertura del Tg La7. «Non può essere in nessun caso un ministro a decidere chi deve essere ammanettato, chi deve andare in cella. E’ una prerogativa della magistratura. Ognuno ha i suoi compiti: i giudici e la politica. Non si può essere contemporaneamente nel governo e agitare le manette. Questo da quando esiste la democrazia».

Erano in 67 sulla nave militare della Guardia costiera italiana Diciotti e tra loro anche sei bambini. Presi a bordo lunedì scorso su richiesta della Vos Thalassa che li aveva soccorsi a largo della Libia.

Le posizioni di Salvini hanno reso la situazione un’odissea. Prima il continuo rinvio dell’attracco. Poi lo stallo nel porto di Trapani. Tutto fermo mentre aumentava il rischio non indifferente di un conflitto fra poteri dello Stato. A questo punto è intervenuto Mattarella: la sua telefonata al premier Giuseppe Conte ha fatto sì che iniziasse lo sbarco.

Uno sbarco senza manette. I migranti sono scesi ma non sono stati arrestati come chiesto dal ministro dell’Interno. Gli arresti sono stati respinti dal procuratore di Trapani Alfredo Morvillo che non ha ritenuto sufficienti gli elementi a carico di due di loro, indagati perché considerati possibili autori di disordini sul rimorchiatore Vos Thalassa.

C’è una brutta aria in questi tempi in Italia.

Un’aria ancora respirabile grazie al presidente della Repubblica e ai suoi interventi.

Ma una brutta aria.

C’è chi gioca, come il ministro dell’Interno, a far credere che il Paese sia invaso dai migranti. Quando – e lo dicono i dati dello stesso ministero dell’Interno – i migranti sbarcati nel 2018 sono il 78 per cento in meno rispetto allo stesso periodo del 2017.

C’è la campagna odiosa contro le Ong, sempre più in difficoltà a intervenire per salvare chi annega nel Mediterraneo.

Ci sono le ronde, come quella degli squadristi di Forza Nuova e degli appartenenti a Onr, movimento di estrema destra polacco, che pochi giorni fa hanno “pattugliato” le spiagge di Rimini “per garantire la sicurezza”.

C’è anche Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, che annuncia di aver presentato due proposte di legge per abolire il reato di tortura “che impedisce agli agenti di fare il proprio lavoro”.

E soprattutto c’è un’Italia (anche se solo in parte, ma c’è) affascinata da una politica di chi, in una perenne campagna elettorale, semina razzismo, se non peggio.

Un’Italia che ha un presidente della Repubblica che non si merita ma di cui ha un disperato bisogno.

Un presidente della Repubblica che – in momenti come questi – ci ricorda che, nonostante tutto, lo Stato ancora c’è.