ADDIO A FRANCO MANDELLI, LUMINARE CONTRO LEUCEMIA

DI ANNA LISA MINUTILLO

Oggi a Roma, all’età di 87 anni si spegne la vita di Franco Mandelli, luminare da anni in lotta contro la leucemia, una vita la sua, dedicata alla ricerca.
Nato a Bergamo nel 1931, Mandelli diventa noto soprattutto per le sue ricerche sulle leucemie e i linfomi. In modo particolare si è occupato del linfoma di Hodgkin e delle leucemie acute, soprattutto delle forme promielocitiche, con protocolli terapeutici Dopo aver conseguito la laurea alla Statale di Milano ed aver trascorso un periodo di studi a Parigi, nel 1970 rientra in Italia e a Roma mette in atto una vera e propria rivoluzione nel reparto di Ematologia del Policlinico Umberto I. Si deve a lui anche l’apertura del primo day hospital che ancora oggi è il centro di riferimento italiano per le malattie del sangue. Ha fondato il gruppo italiano «Malattie Ematologiche dell’Adulto», Gimema, coinvolgendo anche un gruppo di centri di Ematologia italiani. Grazie a tanto profuso impegno crea a Roma il primo centro pubblico per il trapianto di midollo osseo.
Era presidente del gruppo italiano malattie ematologiche dell’adulto (Gimema) e dell’Associazione italiana contro le leucemie (Ail). Ha pubblicato 700 studi scientifici, pubblicazioni ed impegno che viaggiano di pari passo con i suoi studi.
Attraverso la creazione dell’’Ail, costituita l ‘8 aprile del 1969 sviluppa una rete di volontariato composta da medici, infermieri, crocerossine, tecnici di laboratorio. Sono gli anni in cui Mandelli diventa il più celebre e ematologo italiano. Anche se da un po’, a causa della sua età Mandelli non esercitava più la sua professione sono molti i pazienti di Ematologia dell’Umberto a dire: «sono in cura da Mandelli», quasi come se il suo nome fosse diventato un vero e proprio certificato di garanzia, di scrupolosità, un marchio di fabbrica. Una persona sempre gentilissima, pacata, e con uno spiccato senso umano, che della discrezione ha fatto un baluardo della sua esistenza. Numerosissime le campagne da lui ideate al fine di raccogliere fondi a favore delle leucemie e per finanziare la ricerca. Ricordiamo tra queste : «Trenta ore per la vita», ma anche la «Partita del Cuore» che si gioca da anni allo stadio Olimpico. Da non dimenticare anche le Stelle di Natale e le Uova di Pasqua dell’Ail.
L’ematologo ha ricevuto nel 1987 dall’Accademia Nazionale dei Lincei il ‘Premio Nazionale per l’Oncologia’; nel 2001 ha ricevuto il premio ‘Adriano De Zan’. Inoltre, Mandelli è stato insignito (1987) della Medaglia d’oro ai benemeriti della scuola, della cultura e dell’arte; è stato fatto (1993) Cavaliere di Gran Croce Ordine al Merito della Repubblica Italiana e ha ricevuto (2003) la Medaglia d’oro al merito della sanità pubblica.
Tantissimi i messaggi di cordoglio dei suoi pazienti, che stanno condividendo le loro esperienze attraverso parole e ricordi utili a delineare il profilo di questo professionista dotato di grande umanità.
Queste le parole a lui dedicate dall’Ail apparse su un post di Facebook: Oggi è una giornata molto triste per tutti noi. Se ne va il “nostro” Professore Franco Mandelli, “il papà dell’Ematologia”. Un uomo straordinario che ha insegnato a tutti noi cosa significa avere un obiettivo e lottare per perseguirlo. Il suo è sempre stato uno dei più difficili, ma oggi, se molti dei tumori del sangue che fino a poco tempo fa erano letali e ora possono essere curati e in certi casi guariti, è il frutto della tenacia di un piccolo, grande, immenso uomo.
Ciao Prof.
Una persona, prima che un luminare, che in punta di piedi ha svolto ricerca e studi e che in punta di piedi, come per timore di “disturbare” è andato via ne di cui sentiremo sicuramente la mancanza. a rendere migliore la nostra società – ha detto in una nota – Il suo lungo, costante e prezioso contributo ad assicurare l’esistenza di donne, uomini e bambini del nostro Paese, e non soltanto di esso, si è espresso nel valore della sua ricerca scientifica, continuamente avanzata, nell’insegnamento, nella formazione di tanti medici e ricercatori, nelle numerose iniziative di solidarietà e di promozione della prevenzione delle malattie. Esprimo ai suoi familiari la più grande solidarietà e ai suoi allievi e collaboratori, l’esortazione a proseguirne l’opera con la stessa dedizione e lo stesso impegno”.
Una persona semplice, che in modo semplice e puntuale conduceva questa battaglia per sconfiggere la leucemia e che con il suo discreto operato ha fatto appassionare agli studi anche un cospicuo numero di studenti.
Una persona, prima che un luminare, che in punta di piedi ha svolto ricerca e studi e che in punta di piedi, come per timore di “disturbare” è andato via.  Ne sentiremo sicuramente la mancanza.