CETA: DI MAIO DICE NO. QUALI LE CONSEGUENZE PER L’ITALIA?

DI ANNA LISA MINUTILLO

Luigi Di Maio, che nel suo intervento all’assemblea di Coldiretti torna ad attaccare il Ceta, ha minacciato di «rimuovere» i funzionari che difendono la partnership, condividendo a pieno la posizione adottata dal ministro dell’Agricoltura Gian Marco Centinaio. Intervento che prosegue e riceve gli applausi della platea : «essere qui per me significa rivendicare un po’ di sano sovranismo, in un momento in cui in Europa e in Italia sembra che preoccuparsi degli affari nostri sia una brutta cosa. Se ti occupi del prodotto italiano sul mercato, cerchi di difenderlo, cerchi di difendere le eccellenze, allora sei populista». «In realtà coloro che per anni hanno portato avanti queste teorie — ha proseguito Di Maio — le hanno pagate con il Ttip, con il Ceta. E poi chissà quanti altri tentativi faranno altri Paesi di entrare nella nostra economia. Intendiamoci: gli altri fanno il loro lavoro, siamo noi che dobbiamo difenderci e difendere l’Italia e l’economia italiana» . Il M5S, così come la Lega e diverse altre forze politiche europee, contestano il CETA sostenendo che porterà in realtà alla chiusura di molte aziende, soprattutto le più piccole. Immediate le reazioni di opposizione e delle imprese, preoccupate da uno stop che rischia di affossare il canale di scambio ritenuto favorevole all’Italia. Anche secondo il presidente di Confindustria , Vincenzo Boccia, «Sarebbe un grave errore non ratificarlo». Ulteriori tensioni che salgono in un clima non propriamente sereno per il nostro paese. Se il no dell’Italia dovesse protrarsi, si aprirebbe un nuovo conflitto tra il governo pentastellato e Bruxelles. Al momento si sono espressi a favore del Ceta 11 paesi: Danimarca, Lettonia, Estonia, Lituania, Malta, Spagna, Portogallo, Croazia, Repubblica Ceca, Austria e Finlandia. Il Ceta è l’accordo di libero scambio Ue-Canada approvato dall’europarlamento nel 2017 e in attesa di ratifica da parte degli Stati membri. I negoziati sono durati circa sette anni, Dopo l’approvazione del Parlamento europeo, la maggior parte del Ceta è già entrata in vigore in maniera provvisoria, senza che sia richiesta l’approvazione dei singoli stati. Vuol dire, per esempio, che i dazi doganali sono già stati eliminati e che le agevolazioni previste per la partecipazione agli appalti pubblici sono già attive. Gli effetti sono già stati visibili: secondo il Corriere della Sera, le esportazioni italiane in Canada sono aumentate dell’8 per cento rispetto allo scorso luglio. Chi sostiene il Ceta dice che farà bene all’economia italiana sotto molti aspetti differenti principalmente favorendo le esportazioni in Canada. Sul sito del ministero dello Sviluppo economico, nella pagina che spiega l’accordo, si legge che «creerà posti di lavoro e nuove opportunità per le imprese. Contribuirà inoltre ad apportare benefici per i consumatori, mantenendo bassi i prezzi e offrendo una scelta più ampia di prodotti di qualità. Il Canada è un grande mercato per le esportazioni italiane e un paese ricco di risorse naturali di cui abbiamo bisogno». L’Italia infatti è povera di materie prime e quindi largamente dipendente dall’estero per gli approvvigionamenti, ecco perchè occorre valutare bene la situazione ma soprattutto quali potrebbero essere le conseguenze per il nostro paese, poiché negli ultimi periodi poco si sta facendo affinché l’Europa guardi a noi senza farci avvertire quella vena di diffidenza che pare non abbandonarci.

Ma vediamo nel dettaglio quali sono i punti salienti dell’accordo

Eliminazione del 98% dei dazi doganali (500 milioni di euro annui circa risparmiati dai membri UE);
– Nessuna restrizione nell’ accesso agli appalti pubblici;
– Maggior apertura del mercato dei servizi;
– Prevenzione delle copie illecite di innovazioni e prodotti tradizionali dell’UE. il trattato contiene anche molte altre disposizioni. Per esempio consente alle imprese europee di partecipare alle gare per gli appalti pubblici in Canada e viceversa. Si stabiliscono il reciproco riconoscimento di titoli professionali e nuove regole per proteggere il diritto d’autore e i brevetti industriali. L’accordo prevede anche la tutela del marchio di alcuni prodotti agricoli e alimentari tipici, una clausola fortemente richiesta dagli agricoltori europei (è stata una delle parti più lunghe e difficili del negoziato).

Il trattato obbliga a dichiarare sempre sulle etichette la provenienza di un determinato prodotto. In questo modo dovrebbe essere limitato il cosiddetto fenomeno dell’«italian sounding». L’Unione Europea stima che grazie alla liberalizzazione degli scambi, l’export Ue verso il Canada aumenterà potenzialmente del 2o%. Il primo periodo di sperimentazione del trattato si è rivelato positivo per l’Italia:  le esportazioni italiane verso il Canada sono cresciute dell’8%. Non c’è stata al contrario la temuta invasione del grano canadese sui mercati italiani. Contro il trattato ritroviamo schierate diverse associazioni «no global» e anche la Coldiretti che teme possano essere fragili le barriere contro l’invasione di prodotti che potrebbero essere non in linea con gli standard sanitari e contro la contraffazione.

Quali sono gli svantaggi del CETA?
Le critiche rivolte al Ceta quindi sono concentrate sia sul metodo di contrattazione (i negoziati si sono svolti a porte chiuse) sia sul grado effettivo di «tutela» dell’accordo, ritenuto insufficiente. Il timore espresso in Italia, è che venga “lasciata indietro” la gamma cospicua dei prodotti di qualità , un’impostazione troppo incline alla «globalizzazione», penalizzando le produzioni locali in favore dei grossi gruppi commerciali.

Una sorta di “braccio di ferro” tra ciò che sulla carta appare chiarito in ogni suo punto ma che ancora a quanto si vede desta preoccupazioni e dubbi da dipanare.
Le reazioni, quindi, dopo quanto sostenuto da Di Maio, : «Il Ceta dovrà arrivare in aula per la ratifica e questa maggioranza lo respingerà». non si sono fatte attendere. Per il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, «sarebbe un grave errore» chiudere al Ceta. «Se con quel trattato di libero scambio l’Italia esporta di più, è una questione di interesse nazionale. Se esporta di meno, evidentemente no — ha spiegato Boccia, parlando a margine della Graduation Ceremony della Luiss Business School, a Roma —. Secondo i dati, apre e non chiude all’Italia: bisogna quindi interpretarlo in una chiave d’interesse nazionale e non categoriale», cioé di una singola categoria, come possono essere i produttori agricoli, che si sono spesso schierati contro. «All’Italia conviene il Ceta — conclude Boccia — siamo un Paese ad alta vocazione all’export. Attraverso l’export creiamo ricchezza». Più cauto il ministro dell’Economia Giovanni Tria che da Bruxelles, dove si trovava per l’Ecofin, interpellato sul tema ha messo le mani avanti pur non chiudendo la porta al Ceta: «Non ho seguito il dossier, credo che sia sempre un bene avere degli accordi commerciali, ma bisogna vedere come si fanno». «Non ho studiato il contenuto e i particolari e non posso entrare nel dettaglio — ha detto — quindi non so se come è concepito c’è qualcosa che va o che non va. La mia opinione è che il libero commercio, che si estende anche agli accordi commerciali è una buona cosa, poi bisogna vedere come si fanno» . È difficile ipotizzare che un accordo di libero scambio tra un paese esportatore di materie prime e uno che invece esporta in prevalenza manifattura, possa finire per danneggiare il secondo a vantaggio del primo: almeno a un primo sguardo, ma di questo tema si è tornati a parlare, non si comprende bene se per dubbi espressi in merito al rispetto dei punti sottolineati nell’accordo, o solo per voler dare dimostrazione di essere un paese che può farcela da solo, dato che sappiamo bene non essere così.

Oppure si teme che qualora l’Italia si dovesse “ribellare”, potrebbe essere condannata da tribunali internazionali speciali che, sono già da ora al loro servizio? Si auspica sempre nel confronto che è in sé rivoluzionario, e nel fatto che, confrontandosi ,ogni forma di prevaricazione si dissolve, speriamo avvenga. L’interesse di tutti, appare essere umiliato dalla protesta di pochi, qualcosa di “strano” a ben pensarci ma che ultimamente pare avere la meglio su tante situazioni politico/sociali in questo paese.

Le conseguenze a livello europeo, potrebbero essere soprattutto in termini di equilibri politici, nel caso in cui l’opposizione del governo italiano fosse seguita da altri stati membri.

Le parti più importanti del Ceta, ed in modo particolare quelle che prevedono l’eliminazione dei dazi, sono in ogni caso già entrate in vigore: un funzionario del Parlamento europeo ha spiegato che rimarranno valide anche in caso di mancata ratifica del parlamento italiano.

Molto rumore per nulla, oppure il nulla in cambio del molto rumore? Domande a cui si spera venga data una risposta a breve termine per non complicare ulteriormente la lenta posizione dell’Italia verso situazioni che corrono il rischio di far naufragare il paese nel caos totale che ci attanaglia.