COMPITI PER LE VACANZE? C’E’ CHI DICE NO

DI CHIARA FARIGU

Torna puntuale, alla fine di ogni anno scolastico l’eterna diatriba ‘compiti sì/compiti no’. A dire la loro, docenti, psicologi, pedagogisti e chiunque pensa di avere voce in capitolo in un tema che appassiona ma soprattutto divide. Una voce su tutte, in questi giorni vola più alta di altre: è la sua, di Rita Gallo, del fronte docenti “NO COMPITI”.

E’ la maestra che tutti vorrebbero avere, alunni e genitori. Sorriso accattivante, una cascata di capelli biondi che le incorniciano il viso dai lineamenti gentili, una simpatica fossetta sul mento, fisico da adolescente benché prossima agli anta. E se tutto questo non fosse ancora abbastanza, non assegna i compiti per le vacanze: “E’ una pratica obsoleta, nessuno ne ha provato l’efficacia. E fanno odiare la scuola”, dichiara orgogliosamente convinta Rita Gallo, la maestra torinese che da dieci anni ha messo al bando i compiti per il periodo estivo. Liberi pertanto i suoi alunni di scorrazzare come meglio credono perché “non è con i compiti che si impara o si ripassa”. Curiosando nel suo profilo Fb, ci si imbatte in una sorta di decalogo, liberamente tratto e modificato da ‘Echino Giornale Bambino’, attraverso il quale suggerisce ai suoi piccoli alunni diverse attività per il ‘periodo del riposo’. E’ così che chiama le vacanze, restituendo al termine la sua originale etimologia di ‘vacantia’, da vacans (participio presente di ‘vacare’) che significa appunto essere vacuo, cioè sgombro, libero, senza occupazioni. Nel caso specifico degli scolari della maestra Rita, senza compiti.

Gioca tutti i giorni all’aria aperta, sogna ad occhi aperti, gioca a inventare storie, inventa le parolacce da dire quando sei arrabbiato, tipo facciadabrodinoriscaldato, impara a fare una cosa mai fatta prima, si legge tra i tanti suggerimenti, della maestra “NO Compiti”, da qualche anno anche coordinatrice della Rete dei Docenti a Compiti Zero.

Una scelta, la sua, decisamente controcorrente. Molti sono infatti i docenti che concordano sull’abolizione totale, tanti sono quelli che ne assegnano pochi ma molto rari quelli che non li danno del tutto. Lei, Rita, rientra a pieno titolo tra le rarità. A Torino, la sola. Perlomeno è l’unica ad essere uscita allo scoperto. Motivando la sua scelta che si basa su principi pedagogici precisi e su una didattica innovativa, come quella sperimentata in Finlandia, che vanta uno dei migliori sistemi educativi al mondo. “Chi non dà compiti organizza diversamente il lavoro in classe: si apprende a scuola con percorsi personalizzati, non c’è bisogno di esercitarsi a casa. E in vacanza ci si dedica a consolidare questi apprendimenti in un altro modo, nella vita di tutti i giorni. Senza libri e quaderni, senza obblighi. Magari contando gli ombrelloni in spiaggia o calcolando il resto per il gelato”, specifica Rita.

Come darle torto? I nostri bambini oggigiorno hanno un’agenda fitta di impegni manco fossero dei super manager di mega aziende, scuola palestra nuoto danza, lezione di inglese, di catechismo e vattelapesca cos’altro ancora, poi i compiti. Quei maledetti compiti che impegnano più le mamme che i figli. Stress su stress. Molto più croce che delizia e solo perché si è sempre fatto così, dalla notte dei tempi. Ma se la scuola è un lavoro (e lo è a tutti gli effetti), anche i bambini hanno diritto al riposo, al gioco e al tempo libero, dice Rita. Un diritto oggi negato, visti gli innumerevoli impegni ai quali sono sottoposti.

Ma se non si esercitano durante le vacanze, i bambini dimenticano, si è soliti dire, sbagliando. “Se in tre mesi dimenticano è perché non hanno imparato”, sostiene la Gallo. Bastano pochi giorni, al massimo le prime settimane e la mente, dopo un rilassante periodo di riposo, è pronta a ripartire, più ricettiva che mai.
“Una scuola senza compiti si può, anzi si deve fare”, precisa Rita, alle prese con la preparazione di un manifesto, insieme al preside Parodi, fautore della campagna nazionale “Basta Compiti” da presentare al Miur per chiederne l’abolizione.

Lasciamo dunque liberi i nostri bambini. Liberi da occupazioni pianificate, qualunque esse siano, liberi dai compiti imposti. Liberi di giocare, divertirsi, stare all’aria aperta. Ma anche liberi di poltrire e perché no, annoiarsi. La noia, un altro diritto negato ai bambini di oggi, presi come siamo, noi adulti, a riempire ogni loro spazio vuoto, dimenticando che proprio i momenti di noia sono fondamentali per liberare la mente, stimolare l’attenzione e la creatività. Che, dopo un vuoto di impegni preconfezionati, compiti compresi, esprime prepotente la necessità di rimettersi all’opera, per immagazzinare informazioni e conoscenze. Ed essere ricettiva più di prima, meglio di prima.