DA RIACE UNA LEZIONE D’ACCOGLIENZA E D’AIUTO PER TUTTI

DI RENATA BUONAIUTO

Riace è un piccolo paesino della Calabria, pensate conta solo 2.343 abitanti, di questa realtà nel 1972, se ne parlò a lungo per la sorprendente scoperta di due statue greche al largo delle coste. Furono battezzate “Bronzi di Riace” e trasferite nel Museo Nazionale di Reggio Calabria, ben presto però i riflettori si spensero e Riace, riprese la sua vita di sempre.
Il sindaco Domenico Lucano, non intendeva trascorrere i suoi giorni dietro una scrivania lasciandosi sommergere da “scartoffie” e “impegni formali”. Come i suoi concittadini, avvertiva forte il desiderio di fare di più, quale occasione migliore offrire accoglienza a i tanti immigrati che da anni arrivano nel nostro paese.
In breve tempo Riace divenne esempio di “buona politica per l’accoglienza”. Ad oggi 150 i giovani extracomunitari che in questa piccola ma calorosa cittadina hanno trovato l’opportunità di crescere e realizzare un vero progetto d’integrazione. Non c’è differenza a Riace, esiste un’unica comunità, che quotidianamente lavora, studia e s’impegna per la costruzione di un futuro migliore.
Nascono varie associazioni, “Città Futura”, “A Sud di Lampedusa”, “Il Girasole”, “Real Riace” e “Riace Accoglie”.Progetti realizzati e che in breve tempo diventano d’esempio per tutta l’Europa e forse per questo irritano anche alcune “coscienze”, come quella di Matteo Salvini che non risparmia nemmeno al primo cittadino della comunità i suoi “discutibili” apprezzamenti. Per lui, Domenico Lucano è “uno zero”, ma forse voleva intendere la “perfezione” che in sé racchiude lo zero, chissà.
Il problema integrazione dunque a Riace non desta più alcuna preoccupazione, grazie allo sforzo diretto della comunità e alla realizzazione di “bonus” che sostituendo i soldi reali consentono di “sospendere temporaneamente” i pagamenti, quando i rimborsi tardano ad arrivare. Tutto sembra filar liscio, ma c’è un altro “cruccio” ad angustiare il sindaco.
A Riace da anni manca un’infrastruttura sanitaria, la più vicina è a diversi chilometri di distanza un disagio non più tollerabile e per il quale è entrato in gioco l’esperienza e la generosità di “Sisì”, Isidoro Napoli, fondatore della “Jimuel Internet Medics for Life”. Verificate la realtà dei luoghi, ottenuta una convenzione con la ASL di Reggio Calabria, i locali dal Comune, la collaborazione “economica”, dello studio radiologico Fiscer di Siderno, dell’Associazione Farmacisti di Reggio e della General Electric che ha messo a disposizione un ecografo, il primo ambulatorio è stato aperto. Medici volontari dell’Associazione, offrono la propria professionalità gratuitamente e ad oggi, il centro può contare su un medico di base, una ginecologa ed un pediatra. Si tratta chiaramente di un piccolo passo che non può sostituire il Servizio Sanitario locale ma che conforta e rassicura gli abitanti, aiuta a non farli sentire soli, dimenticati.
Perché “soli”, ci si può sentire anche a casa propria.
Isidoro Napoli è molto chiaro su questo punto: “La base del nostro modello di integrazione è che non esistono poveri che meritano un aiuto e poveri che non lo meritano, o che non lo meritano ‘a casa nostra’. Noi a Riace abbiamo deciso di curare tutti i poveri, italiani e non. L’ambulatorio di Riace, quello di Silang o Paranaque, oppure quello di Mulot che assistiamo tramite Jimuel, si assomigliano tutti….All’inizio c’è una naturale diffidenza verso di noi perché veniamo interpretati come un’istituzione e perché le persone pensano che le prestazioni siano a pagamento. Poi quando gli si spiega che l’attività che si svolge è gratuita, dato che nel nostro ambulatorio non si paga neanche il ticket, le persone iniziano ad avvicinarsi e possiamo intraprendere una relazione di cura”.
All’inaugurazione dell’ambulatorio di Riace, c’erano tutti italiani e non, le canzoni si sono fuse insieme passando da “Bella ciao” al Rap scritto di un giovane senegalese, suoni, colori, cibi hanno trovato libera espressione in un gioioso momento di reciproca crescita.
E sono arrivati anche i primi risultati sull’emergenza sanitaria, nessun caso di malattie infettive a Riace, nessun rischio di contagio per quanti con semplicità e generosità hanno aperto le proprie porte di casa, il proprio cuore, ed hanno senza pregiudizi risposto ad una richiesta d’aiuto.
Bene un cerchio si chiude, proprio come fa uno “zero”, che ad alcuni appare insignificante, inutile, vuoto ma che l’amore invece può riempire all’infinito.