LAUREA IN MEDICINA? L’ESODO DEI GIOVANI MEDICI

DI MARINA POMANTE

 

Studio, lavoro duro e dedizione, sono gli elementi fondamentali che ogni giovane che vuol ritagliarsi un futuro migliore nella società, mette in conto quando pensa al proprio avvenire.
Una bella carriera in ambito ingegneristico, legale o nel campo della moda, perfino nel settore aerospaziale, sono il sogno che praticamente tutte le famiglie, vorrebbero si realizzasse per il proprio figlio. Poco importano i sacrifici se il traguardo sarà la soddisfazione di vedere concretizzato il successo.
Anche e soprattutto nel settore medico, tale condizione è evidenziata e prevede un severo test di ingresso al corso di laurea molti anni di studio con una sessantina di esami più l’esame di Stato, oltre ai relativi corsi di specializzazione.

Ma volendo lasciar da parte l’aspetto romantico e badando alla concretezza della dura realtà, dobbiamo prendere atto delle difficoltà che i nostri giovani laureati troveranno sulla loro strada. Perchè non basta conseguire lauree o specializzarsi ed ottenere un Master o pregare tutti i santi del paradiso per riuscire ad avere ciò che si pensava fosse una sorta di logico diritto. Il posto nelle strutture sanitarie non è un automatismo conseguente, esso è invece un percorso lastricato di difficoltà oggettive ed impedimenti di tecnicismi e graduatorie che fanno precipitare il neo-medico in un vortice di frustrazioni e delusioni, in attesa che accada il miracolo. Si inizia allora a prendere coscienza che quello che si pensava ovvio e non lo è e siccome i miracoli esistono solo per alcuni e intanto l’età avanza e la prospettiva di crearsi una famiglia e vivere dignitosamente s’allontana continuamente, si comincia a valutare l’oppportunità di andar via dal proprio Paese e trovare altrove l’occasione negata in patria… Una specie di emigrante di lusso, non più con la valigia di cartone, ma con giacca e cravatta e valigetta 24ore sotto il braccio…

Partire per andare dove la propria preparazione potrebbe trovare applicazione immediata, dove i sacrifici fatti, troverebbero finalmente il giusto ripagamento, mettendo da parte il sentimento, la famiglia, gli amici e tutte le certezze ed i riferimenti che da sempre hanno accompagnato la propria esistenza, messi da parte in ragione di una professione per la quale ci si è preparati ed alla quale si sono dedicati lunghi anni.
Le cose vanno come vanno e in questo caso, la svolta per un giovane medico è questa! Cercare collocazione dove c’è richiesta… Da un’indagine pubblicata a luglio dello scorso anno sul sito web: Linkiesta, si legge: “Anche quest‘anno quasi diecimila giovani medici resteranno fuori dalle scuole di specializzazione, costretti ad andare all’estero o a cambiare mestiere. Mentre nei nostri ospedali i pochi specialisti sono costretti a turni massacranti”. Le ragioni sono in parte illustrate sempre nell’articolo del sito: “Dopo aver passato il test di ingresso al corso di laurea, fatto una sessantina d’esami e l’esame di Stato, arrivi alla specializzazione e ti dicono: <C’è posto solo per la metà di voi, gli altri possono emigrare>”. Tra chi esce dal sistema per ragioni d’età e chi si specializza c’è una differenza di 7-800 medici l’anno. Secondo una proiezione di un paio d’anni fa dell’Anaao (Associazione Nazionale Aiuti Assistenti Ospedalieri) il sindacato Italiano di Medicina Pubblica, si prevedeva che nel decennio a venire, oltre 47 mila medici dipendenti sarebbe andati in pensione, ma non sarebbero interamente stati rimpiazzati… Sempre dalla previsione dell’Anaao emerge che entro il 2023 saranno quasi 22 mila i medici di medicina generale che si ritireranno.

Cifre inquietanti queste, che lasciano destabilizzati e fanno riflettere sulla progettualità che ogni studente aveva ad inizio percorso, alla delusione che prende il posto della soddisfazione.
Giorgio Raho, un medico pugliese animatore della pagina Facebook “Riforma la medicina”, scrisse: “È assurdo che ci siano migliaia di medici che non possono proseguire la formazione e quindi non possono lavorare”.
Nel 2015 dalla pagina Riforma la medicina, partì una proposta al ministro Maria Chiara Carrozza (ministro dell’epoca), nella proposta si parlava di procedere ad una riforma proprio della laurea e del percorso post laurea.

Molti giovani medici, restano a fare panchina lunga, senza potersi specializzare e ripiegano su turni in guardia medica o case di riposo.
Si guarda allora altrove, perchè in Italia pare proprio non esserci posto per tutti. Nel 2014 più di duemila medici hanno fatto domanda all’estero ed il numero costituisce un vero campanello d’allarme poiché è pari al 600% in aumento, sulla media dei precedenti cinque anni.
Di queste domande poi ne vengono accolte circa la metà e questi medici andranno a “lavorare” in ospedali stranieri, ma qui, nel nostro Paese, i reparti hanno sempre meno personale disponibile e quelli che ci sono fanno massacranti doppi turni.

Anche La Repubblica, nel dicembre 2017 si è occupata della questione ed ha pubblicato un rapporto di Enpam-Eurispes (Ente Nazionale di Previdenza ed Assistenza dei Medici e degli Odontoiatri) – (l’Istituto di Studi Politici, Economici e Sociali), nel quale è indicato che oltre 10 mila medici nel decennio 2005 -2015 hanno lasciato il proprio Paese, ma l’elemento di rilievo è che su 100 camici bianchi espatriati, 52 sono italiani. Dal rapporto emerge che il secondo Paese che registra la “fuga” di medici è la Germania, ma col 19%, ben al di sotto quindi del nostro 52%.
I medici che cercano impiego all’estero, sono per lo più orientati al Regno Unito che rappresenta il 33% delle scelte (uno su tre), mentre circa un medico su quattro, sceglie la Svizzera col 26%.
Nel rapporto si parla naturalmente anche degli oltre 47 mila medici che per andranno a riposo entro il 2025 ed ai quali si aggiungeranno circa 8.200 medici universitari e specialisti ambulatoriali, ma nello stesso periodo, saranno solo 40 mila i medici che saranno preparati alla stessa specializzazione… Insomma il divario tra pensionamenti e ricambi si allarga a dismisura e se la tendenza dei medici che vanno all’estero non cambia, andremo incontro ad un’esagerata mancanza di professionisti.

In occasione della presentazione del rapporto Enpam-Eurispes, l’ex ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ha detto: “La formazione di un medico specializzato, costa circa 500 mila euro allo Stato e poi, se lo prende la Svezia, la realtà è che se un giovane medico va a lavorare altrove, vuol dire che sono state investite risorse a beneficio di altri Paesi”, poi ha anche precisato: “l’Italia si impoverisce del proprio capitale umano, e se non c’è demografia, non c’è crescita economica”.

Le considerazioni della Lorenzin pongono l’attenzione sul dispendio di risorse economiche, oltre che umane, che un andamento simile comporta. Bisogna poi valutare anche i sacrifici delle famiglie che non porteranno frutto al nostro Paese, ma altrove. In altre parole, si ha l’obbligo di preservare risorse ed eccellenze se si vuol ottenere una costante di crescita sociale. Alcuni parlano di “importazione” di mano d’opera da Paesi comuntari ed extracomunitari e benedicono gli immigrati perchè grazie a loro, si riesce a coprire la richiesta di operai generici (in special modo nel settore agricolo), ma allora corre l’obbligo di ragionare sull’opportunità di trattenere i “cervelli in fuga” e godere dei frutti della loro preparazione, piuttosto che lasciare che questi, cerchino soddisfazione all’estero.

Negli anni, il blocco del turn over, ostacola il naturale ricambio del personale nelle strutture sanitarie, questo fenomeno ha dato luogo alla creazione di assistenti sanitari, medici e tecnici, che si trovano costretti a prestare il loro servizio con Partita Iva o con modalità che ricordano le occupazioni da lavoro interinale.
Queste “presenze a chiamata” non sono ovviamente dipendenti e prestano servizio alla pari di un qualsiasi precario… La memoria torna alle denunce in chiave sarcastica del “Professor Tersilli”, personaggio dalle connotazioni inquietanti portato sul grande schermo già alla fine degli anni ’60 dal grande Alberto Sordi. Purtroppo però la realtà dei giovani medici, non desta risate, ma preoccupazione e delusione.

Dopo la Brexit, il Paese che inizia ad attrarre sempre maggiormente i medici italiani è la Germania. Davide Civita, il giovane presidente del gruppo Facebook “Medici italiani in Germania”, ha detto che ogni giorno arrivano 4 – 5 richieste. Civita si è specializzato in cardiologia in Germania e spiega cosa sta avvenendo nel mondo dei giovani medici.
Quindi i giovani medici sono disposti a fare i camerieri a mezzo servizio, ad imparare una lingua nuova e non semplicissima, pur di arrivare un giorno a lavorare come medici nella grande Germania. Non riesce facile pensare che un giovane laureato scelga spontaneamente di abbandonare il proprio Paese per realizzare il suo sogno, viene invece da considerare che quel giovane medico, si trovi costretto a scegliere alternative diverse, proprio per non invalidare anni di dedizione e sacrifici. Non sarebbe meglio se riuscissimo a garantire quanto più possibile una collocazione naturale in Italia, magari mettendo le mani sulle regole che regolamentano gli accessi alle specializzazioni? Negli anni passati si parlava, inorridendo, del “baronato” e del “nepostismo” che imperversava nell’ambito della Sanità, oggi ci troviamo a combattere col nuovo cancro della “fuga dei cervelli”.
La società civile dovrebbe avere a cuore il futuro formativo dei giovani e non girare la testa quando questi salgono su un treno per cercare opportunità altrove.