SARA MORTA ANNEGATA IN PISCINA, L’IMPIANTO RISULTA ABUSIVO

DI CLAUDIA SABA

Sara Francesca aveva 13 anni.
Era bellissima con quei lunghi capelli dorati e gli occhi colmi di domani.
Una studentessa modello, un esempio per tutte le sue compagne.
Sara Francesca è morta.
Al policlinico Gemelli dopo dodici ore di agonia.
Mercoledì scorso si era tuffata in piscina, felice e spensierata, libera, finalmente dalla scuola.
Invece la tragedia, consumata a pochi passi dalla mamma che, in una manciata di secondi, si è vista portare via sua figlia, senza poter fare nulla.
Sara Francesca ha lottato, si è aggrappata alla vita con forza ma quel tempo trascorso nell’acqua, impigliata e risucchiata da un bocchettone della piscina, è stato fatale.
Alcune persone, subito accorse in acqua per salvarla, sono riuscite a portarla sul bordo piscina dove un medico presente, era riuscita anche a rianimarla.
Il cuore di Sara Francesca aveva ripreso a battere ma nella notte la situazione è precipitate e per lei, non c’è stato più nulla da fare.
L’Holtel Virginia, a Sperlonga, aveva subito sostenuto l’ipotesi di un malore, dopo il tuffo della piccola in acqua.
Ma l’autopsia effettuata, ha dimostrato che la morte di Sara Francesca, è avvenuta per annegamento.
Sul suo corpo, è stato rilevato un ematoma di 35 centimetri.
Un particolare, questo, che dimostra con quanta forza il bocchettone della vasca, ha trattenuto la piccola sul fondo.
La dottoressa Stefania Urso, ha eseguito i primi esami autoptici presso l’istituto di medicina legale di Tor Vergata.
Proseguirà con ulteriori accertamenti e dovrà consegnare la sua relazione al magistrato, entro novanta giorni.
L’autopsia ha inoltre stabilito, che la piccola era ancora viva, quando è rimasta impigliata sul fondo della piscina.
La Procura, intanto, indaga.
Sul perché il bocchettone di quella piscina aspirasse così forte e perché siano trascorsi così tanti minuti, prima che il personale dell’albergo disattivasse il motore.
Sul fronte urbanistico, invece, emergono più particolari.
Nel 2004, i proprietari dell’hotel avevano presentato una richiesta di condono, mai approvata dal Comune.
Due anni fa venne poi richiesto dal magistrato, il sequestro sia per la piscina che dello Spa. Il tutto rientrato, grazie al tribunale del riesame. Il Comune di Sperlonga aveva poi richiesto, la demolizione delle aree in questione, da effettuarsi nel termine di 90 giorni.
Ordinanze che invece non sono mai state eseguite.
La piscina dove Sara Francesca ha trovato la morte è, quindi, completamente abusiva e dopo anni di ordinanze, era ancora lì al suo posto.
Dopo l’autopsia, Sara Francesca è stata portata nella chiesa di Santa Maria Goretti a Frosinone dove hanno avuto luogo i funerali.
Al momento sono quattro le persone indagate: il proprietario dell’albergo, l’amministratore delegato, il costruttore della vasca e il manutentore. Gli inquirenti contestano l’ipotesi di omicidio colposo.