NON C’E’ ANCORA SPAZIO PER IL SOGNO DELLA CROAZIA: E’ LA FRANCIA CAMPIONE DEL MONDO

DI DARWIN PASTORIN

No, non c’è ancora spazio per il Sogno. È ancora tempo della Ragione, della Realtà. La Francia conquista il secondo mondiale della sua storia, dopo quello del ’98, superando la splendida, generosa Croazia (una nazione di quattro milioni di abitanti, indipendente dal ’91 al prezzo di una guerra): 4-2, a Mosca. Un trionfo nato sul piano del gioco e dei singoli, Modric, a differenza di Mbappé (per me da Pallone d’Oro), Griezmann e del rinato Pogba, non è riuscito a imprimere il segno della sua classe nell’atto decisivo. Ma ha meritato, ampiamente, il premio come miglior calciatore della manifestazione. È stata una finale emozionante, palpitante, densa di narrazioni, con persino una pacifica invasione di campo di quattro Pussy Riot, militanti femministe che, da tempo, criticano la politica di Putin. Didier Deschamps è il terzo protagonista ad alzare la Coppa prima da giocatore e poi da allenatore (il brasiliano Zagallo e il tedesco Beckenbauer gli altri due). Non c’è più la bellezza e il fascino del “Black-Blanc-Beur”, ma resta sempre l’emozione, vent’anni dopo, di una squadra multietnica e multiculturale: adesso è il tempo di “Liberté-Egalité-Mbappé”, e il giovane talento del PSG è il secondo under 20 a segnare in una finale mondiale, dopo un certo Pelé (in Svezia, nel 1958).

La Croazia ha cominciato bene, con coraggio e determinazione; poi, è stato un canto libero transalpino: 1-0 al 18′, autorete di testa di Mandzukic, su punizione di Griezmann; 1-1 al 28′ sinistro angolato di Perisic; 2-1 al 38′, rigore di Griezmann, dopo un fallo di mano di Perisic (con l’arbitro argentino Pitana che si è affidato al Var); 3-1 al 59′, sinistro di Pogba, al secondo tentativo, dopo un’azione saettante di Mbappé; 4-1 al 65′, con un destro da fuori area del formidabile Mbappé; 4-2 al 69′, riscatto di Mandzukic su uno svarione del portiere Lloris.

La Francia ha, dunque, vinto con merito, affidandosi alla fantasia e all’arguzia; la Croazia rappresenta il futuro, e domani sarà accolta a Zagabria dai tifosi in festa. È stato il Mondiale senza l’Italia, privo di gloria per Germania, Spagna, Brasile e Argentina; con Messi sempre più triste, solitario y final, con Cristiano Ronaldo (che domani sarà presentato a Torino dalla Juventus) che si è perso,m dopo un avvio folgorante, strada facendo, con Neymar che si è coperto di ridicolo con le sue sceneggiate, più grottesche che comiche. È stato il Mondiale di Tabarez, allenatore esemplare, coraggioso, che ha fatto della sofferenza una virtù. È stato un Mondiale colorato, bene organizzato. Ci siamo divertiti, per davvero: pur nella malinconia per l’assenza degli azzurri. Per noi, eterni “mendicanti di buon calcio”, è stato un mese di allegria, un ennesimo ritorno ai riti della nostra giovinezza. Il pallone resta, un gozzaniano/breriano, “mistero senza fine bello”.