DI MAIO INTRAPPOLATO ED I “NEGAZIONISTI” PRONTI A CACCIARE BOERI

DI LUCA SOLDI

Il governo prova a correre ai ripari dopo il pasticcio del decreto dignità. Le soluzioni però portano nuova confusione ed il rischio di finire sulla graticola insieme ad altri non fa altro che portare tensioni che si ripercuotono su tutti i comparti economici.
Ma era evidente l’accusa di complotto lanciata ieri dal vicepremier Luigi Di Maio dopo la figuraccia per i dati che sminuivano e smentivano l’unico atto portato avanti dal governo non poteva essere certo fermarsi a qualche nota del sabato pomeriggio.
Cosi in modo congiunto i ministri Tria e Di Maio hanno provato a rivoltare le colpe, indicando oscure manovre, ma in pratica anche questa operazione ha fatto facendo emergere di nuovo, come unica cosa poco chiara, la competenza dei nuovi staff ministeriali. Una vera manna anche per SALVINI e per il suo ego che non ha fatto a meno di far sentire le sue stoccate sempre utili a ricordare il proprio primato.
Il ministro dello Sviluppo Economico nega di aver mai sollevato sospetti sulla Ragioneria generale e sul ministero dell’Economia. Devia e scarica le colpe sull’Inps, autore di stime che il ministro definisce ”prive di basi scientifiche e in quanto tali discutibili“. Lo scontro fra istituzioni dunque degenera e prende di mira il bersaglio preferito da tutto il governo Conte.
È Tito Boeri, la guida suprema dell’Inps che sa bene di avere il tempo contato ma non si formalizza troppo e risponde per le rime replicando all’esecutivo e accusando i due ministri di “negazionismo economico“. Che vale a dire incapacità ed ignoranza.
Il punto della discordia è quella stima di 8mila posti di lavoro che andrebbero persi ogni anno dall’applicazione del decreto.
Un dato clamoroso e controproducente inserito non si sa bene né come e né perché nella relazione tecnica del decreto. Una vera mina ad orologeria che nessuno ha avuto la capacità ne di leggere, né di comprendere. Solo dopo Di Maio e il ministro dell’Economia Giovanni Tria hanno compreso e hanno potuto tentare una sola strategia puntando al bersaglio grosso: l’Inps ed il suo presidente, Tito Boeri.
Nessuna accusa diretta ma nella congiunta si afferma che nessuna indicazione è stata mai formulata né contro il Mef né contro la Ragioneria ma si garantisce che sarà trovata la ‘manina’ che sta cercando di sabotare la legge-simbolo del M5s. E dunque si scarica tutta la responsabilità sull’Inps. “Il ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro, Luigi Di Maio – si legge nella nota congiunta con Tria – non ha mai accusato né il ministero dell’Economia e delle Finanze né la Ragioneria Generale dello Stato di alcun intervento nella predisposizione della relazione tecnica al decreto dignità. Certamente, però, bisogna capire da dove provenga quella ‘manina’ che, si ribadisce, non va ricercata nell’ambito del Mef”. Nel comunicato si precisa poi che “in merito alla relazione tecnica che accompagna il Dl Dignità, il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, ritiene che le stime di fonte Inps sugli effetti delle disposizioni relative ai contratti di lavoro contenute nel decreto siano prive di basi scientifiche e in quanto tali discutibili”.

Di fronte alle accuse di poca credibilità delle fonti scientifiche fornite la reazione del presidente Tito Boeri non si fa certo attendere: “È un attacco senza precedenti alla credibilità di due istituzioni nevralgiche per la tenuta dei conti pubblici nel nostro paese e in grado di offrire supporto informativo alle scelte del Parlamento e all’opinione pubblica”, dice Boeri. “Nel mirino l’Inps, reo di avere trasmesso una relazione ‘priva di basi scientifiche’ e, di fatto, anche la stessa Ragioneria Generale dello Stato che ha bollinato una relazione tecnica che riprende in toto le stime dell’Inps”. “Quanto al merito – aggiunge Boeri – siamo al negazionismo economico”.
Matteo Salvini, impegnato a tutto campo sulla questione migranti, non si lascia certo sfuggire l’occasione di inserirsi e sferra l’ennesimo attacco contro Tito Boeri. Parla da Mosca, prima ancora dell’intervento di Boeri. “Il presidente dell’Inps continua a dire che la legge Fornero non si tocca, che gli immigrati ci servono perché ci pagano le pensioni, che questo decreto crea disoccupazione”, dice. E poi ne chiede sostanzialmente le dimissioni: “In un mondo normale se non sei d’accordo con niente delle linee politiche, economiche e culturali di un governo e tu rappresenti politicamente, perché il presidente dell’Inps fa politica, un altro modo di vedere il futuro, ti dimetti”.
Ecco la parola magica cara a SALVINI nel rivolgersi al presidente dell’Inps, “dimissioni” è questo l’obiettivo che persegue da settimane. Potrebbe essere la vendetta perfetta nei confronti di uno che lo ha sempre smentito con dati certi alla mano e poi ci sarebbe anche la possibilità di scaricare, sotto silenzio, le colpe su Di Maio. Al ministri degli Interni, Boeri sceglie di rispondere utilizzando una frase già pronunciata in un precedente botta e risposta: “Consapevoli dell’incertezza che circonda le stime svolgeremo, come sempre, il monitoraggio attento, che peraltro la legge ci richiede. Ma sin d’ora, di fronte a questi nuovi attacchi – e a quelli ulteriori del ministro Salvini – non posso che ribadire che i dati non si fanno intimidire”. Fra le reazioni delle opposizioni vale la pena di ricordare quella del capogruppo di Forza Italia alla Camera Maria Stella Gelmini che se n’è uscita su Twitter: “È lampante: Il movimento cinque stelle è incapace di governare. Il primo provvedimento, il decreto dignità, è pieno di errori e la sua relazione tecnica smaschera gli effetti recessivi che avrà sulla nostra economia. Luigi Di Maio grida al complotto ma dovrebbe fare mea culpa. La Lega si svegli”. Alle critiche si unisce anche Unimpresa, l’associazione che rappresenta i piccoli imprenditori: ‘Il ministro Luigi Di Maio ha mosso una accusa gravissima, senza precedenti: deve immediatamente chiarire chi, a suo giudizio e secondo le informazioni in suo possesso, ha modificato la relazione tecnica al decreto dignità, inserendo informazioni false”, chiede la presidente Giovanna Ferrara, in una nota. “Manomettere un testo ufficiale non è come modificare una pagina di appunti”, aggiunge. E conclude:”Intervenire su documenti di quel tipo non è possibile dall’esterno dell’amministrazione e delle istituzioni: chi ha in mente il ministro quando parla di lobby?”.