CENTO ANNI FA… MANDELA!

DI MARINA POMANTE

Oggi, in più parti del mondo, si celebra l’anniversario di Nelson Mandela, l’uomo che seppe abbracciare con coraggio la lotta contro l’apartheid e fu un importante trascinatore per la difesa dei diritti umani.

Barak Obama, l’ex presidente americano, in occasione delle celebrazioni per il centenario del compianto leader sudafricano tenutesi a Johannesburg nello stadio di cricket dei wanderers, alla presenza di circa 15 mila persone, ha approfittato per “bacchettare” i grandi della terra ammonendo che, è in Mandela l’esempio da seguire: “Credo nella visione di Nelson Mandela, in una democrazia multirazziale dove uguaglianza e giustizia prevalgono, esseri umani nati uguali e creati da Dio con gli stessi diritti, concetti condivisi da altri grandi personaggi come Gandhi, Martin luther king e Abraham Lincoln”. Per Obama, Nelson Mandela è stato da sempre fonte di ispirazione, fino dai tempi di quando l’ex presidente Usa era un giovane studente.
L’ex inquilino della Casa Bianca, nel celebrare i cent’anni dalla nascita del suo modello ispiratore, non ha perso occasione per attaccare l’attuale presidente Donald Trump, accusandolo di portare avanti una “politica della paura e del rancore” e lo fà, aggiunge BaraK Obama, in una maniera “inimmaginabile solo qualche anno fà”, è con queste parole che Obama fà una forte denuncia contro Trump all’indomani del faccia a faccia tra il presidente americano e Putin.

In Italia per ricordare il centenario della nascita di Nelson Mandela, si terrà a Firenze a piazza della Signoria all’Arengario di Palazzo Vecchio un incontro con documentario prodotto dall’associazione Nelson Mandela Forum.
A Bologna ci saranno concerti, iniziative e una tshirt celebrativa con la scritta: “education is the power to change the word” ( l’istruzone e la forza che cambia il mondo). Frase che amava ripetere Nelson Mandela.

L’Assemblea generale delle Nazioni Unite, ha deciso di celebrare il 100° compleanno di Mandela con il “Nelson Mandela Peace Summit”. Un vertice incentrato sulla pace nel mondo che si terrà a settembre 2018, in occasione del raduno annuale dei leader mondiali.
L’Onu nel 2009 stabilì che il 18 luglio, compleanno del leader anti-apartheid sudafricano, divenisse il “Nelson Mandela International Day”, giornata in cui tutti dovrebbero lasciarsi ispirare da Mandela tentando di fare la differenza nelle proprie comunità.

18 luglio 1918, l’alba del cambiamento

L’uomo che ha lottato contro la segregazione razziale, passando 27 anni in carcere disse: “il coraggio non è la mancanza di paura ma la capacità di vincerla” e disse anche: “io odio il razzismo, che venga da un uomo bianco o nero”.
Una vita intensa quella di Madiba (così era soprannominato Nelson Mandela) che per le sue idee, le sue convinzioni, l’incitazione a perseguire la libertà e l’equità sociale, “pagò” con quasi trent’anni di carcere, ma vinse la battaglia contro l’apartheid e fù il primo presidente nero del Sudafrica.

Nelson Rolihlahla Mandela, questo il suo nome completo che significa: colui che provoca guai. E di guai ne provocò non pochi nelle menti dei frustrati razzisti…
Nelson, gli fu invece assegnato alle scuole elementari.
Mandela segno una svolta epocale anche per quanto riguarda l’elezione di un presidente sudafricano nero (a suffraggio universale).

Protagonista, della fine dell’apartheid, insignito del premio Nobel per la pace nel 1993, attivista per i diritti civili e avvocato. Condusse un Governo di riconciliazione razziale e di pacificazione pur non perdendo mai il proprio spirito rivoluzionario. Come Leader del movimento antiaparthaeid, fù determinante nella caduta del regime, seppure trascorse in carcere molti degli anni dell’attivismo antisegregazionista.

Uomo simbolo dell’uguaglianza e dell’antirazzismo, premio Nobel, Lenin e Sakharov per pace e libertà di pensiero, seppe dosare atteggiamenti politici alla lotta di liberazione del suo popolo, accompagnò la sua teoria di lotta alla “opposizione non violenta” di Gandhi, che si sforzerà di rendere preminente rispetto alla lotta armata di ispirazione comunista-marxista.

D’ideologia Ubuntu, internazionalista, ma nel disegno del nazionalismo africano e socialista democratica, la sua ispirazione politica venne influenzata dal marxismo.
Si ispirò in parte alla rivoluzione cubana nella fondazione del movimento armato Umkhonto we Sizwe; all’epoca dell’arresto che lo condurrà ad una prigionia di 26 anni, era membro del Comitato Centrale del Partito Comunista Sudafricano. Negli anni successivi, portò l’ANC nell’Internazionale Socialista.
Dalla sua elezione a presidente nel 1994 restò in carica fino al ’99.
L’African National Congress, (ANC) è ancora al Governo del Paese.

Nelson Mandela all’età di ventitré anni, fù messo di fronte all’obbligo di doversi sposare con una ragazza scelta dal capo della tribù thembu Dalindyebo. Questa imposizione del matrimonio combinato non la tollerava proprio. Il dilemma per questa scelta lo obbligava a seguire una strada che lo avrebbe allontanato dal suo massimo principio, cioè la libertà oppure non sposandosi, mancava di rispetto alla sua tribù e alla famiglia, decise di scappare insieme al cugino, in direzione della città di Johannesburg.

Il giovane studente di legge Mandela, fu coinvolto nell’opposizione al minoritario regime sudafricano, che negava i diritti politici, sociali e civili alla maggioranza nera sudafricana. Unitosi all’African National Congress nel 1942, due anni dopo, fondò l’associazione giovanile Youth League, insieme a Walter Sisulu, Oliver Tambo e altri.

Dopo la vittoria elettorale del 1948 da parte del Partito Nazionale, autore di una politica pro-apartheid di segregazione razziale, Mandela si distinse nella campagna di resistenza del 1952, organizzata dall’ANC, ed ebbe un ruolo importante nell’assemblea popolare del 1955, la cui adozione della Carta della Libertà stabilì il fondamentale programma della causa anti-apartheid.
Durante questo periodo Mandela e il suo compagno avvocato Oliver Tambo fondarono l’ufficio legale Mandela e Tambo fornendo assistenza gratuita o a basso costo a molti neri che sarebbero rimasti altrimenti senza rappresentanza legale.

Nel corso delle lotte di massa, fu arrestato assieme ad altre 150 persone il 5 dicembre 1956 con l’accusa di tradimento. Ci fù un pesante processo che durò cinque anni e si concluse nel ’61 con l’assoluzione di tutti gli imputati.
Nel marzo del ’60, dopo l’uccisione di manifestanti disarmati a Sharpeville e la successiva interdizione dell’ANC e di altri gruppi anti-apartheid, Mandela ed altri attivisti appoggiarono la lotta armata.

Nel 1958 sposò in seconde nozze Winnie Madikizela, da cui poi si separò nel 1992

Gli anni in carcere

Durante la sua prigionia, la polizia arrestò importanti capi dell’ANC, l’11 luglio 1963 presso la Liliesleaf Farm, di Rivonia. Mandela fu considerato fra i responsabili e insieme ad altri, fu accusato di sabotaggio e altri crimini equivalenti al tradimento (ma più facili da dimostrare per il Governo). Joel Joffe, Arthur Chaskalson e George Bizos fecero parte della squadra di difesa che rappresentò gli accusati.

Solo Rusty Bernstein scampò all’ergastolo e tutti gli altri ne furono invece condannati, il 12 giugno 1964. Vennero tutti considerati coinvolti nell’organizzazione di azione armata e in particolare di sabotaggio, Mandela si dichiarò colpevole dell’accusa di sabotaggio, ma non colpevole di cospirazione per aver cercato di aiutare gli altri Paesi ad invadere il Sudafrica.
Nel corso della sua prigionia Nelson Mandela spedì un manifesto alla ANC il cui testo recitava:
“Unitevi! Mobilitatevi! Lottate! Tra l’incudine delle azioni di massa e il martello della lotta armata dobbiamo annientare l’apartheid!”.
Il manifesto venne pubblicato il 15 giugno 1980. Non c’è certezza che il manifesto fu la risposta all’offerta di libertà condizionata in cambio della sua rinuncia alla lotta armata.
Le azioni di protesta della ANC ma anche la pressione della comunità internazionale costrinsero al suo rilascio, che avvenne l’11 febbraio 1990 su ordine del presidente sudafricano F. W. de Klerk, nello stesso momento venne anche decretata la fine dell’illegalità della ANC.

Durante la sua detenzione, grazie alla lettura di molti testi in lingua afrikaner, olandese e inglese, Mandela imparò a perfezione tale lingua. La poesia “invictus” del poeta britannico William Ernest Henley, è stata per Mandela la principale causa della continuazione della sua vita in prigione.

Nel corso del suo Governo riscosse delusioni da parte di alcuni esponenti radicali che si dicevano delusi dalle mancate conquiste sociali e dalla scarsa capacità del Governo di porre misure efficaci al dilagare dell’AIDS nel Paese.
In effetti nel 1995, venne istituito il National Aids Plan: tutti i ministeri erano invitati a formulare programmi nell’ambito delle loro competenze e per la prima volta si affermava che le persone affette da Hiv-Aids non dovevano patire nessuna forma di discriminazione. Il mancato coordinamento e la decentralizzazione, nonchè la frammentazione del sistem sanitario ereditato dall’Apartheid vanificarono lo sforzo di Mandela. Nel 1996 il fallimento del Plan venne evidenziato anche dalle statistiche: le infezioni erano raddoppiate dal 7,6% al 14,2%. Venne contestata anche la decisione di impegnare le truppe sudafricane per opporsi al golpe di Lesotho nel 1998.
Ormai 80enne in occasione del suo compleanno si sposò con Graca Machel (era al suo terzo matrimonio).

Dopo aver lasciato la presidenza nel 1999, prosegui comunque il suo impegno civile e la sua azione di sostegno alle organizzazioni per i diritti civili. Ricevette numerose onorificenze incluso l’Order of St. John dalla Regina Elisabetta II e la Presidential Medal of Freedom da George W. Bush.

Ottenne il Bharat Ratna il più alto riconoscimento civile indiano nel 1990 oltre a Madre Teresa l’unico non di origine indiana.
Nel 2001 ricevette l’Ordine del Canada e fù il primo straniero a ricevere la cittadinanza onoraria canadese.

Nel giugno 2004, all’età di ottantacinque anni, Mandela annunciò il ritiro dalla vita politica per dedicarsi alla famiglia, finchè la salute glielo avesse permesso. Unica eccezione nel luglio 2004 confermando il suo duraturo impegno nella lotta contro l’Aids recandosi a Bangkok per parlare alla XV conferenza internazionale sull’AIDS. Il 23 luglio 2004, con una cerimonia tenutasi a Orlando, Soweto, la città di Johannesburg gli ha conferito la più alta onorificenza cittadina, il “Freedom of the City”, paragonabile alla consegna delle chiavi della città.

Il 27 giugno 2008 a Londra, in Hyde Park, si svolse un grande concerto per ricordare i suoi novant’anni, il suo impegno nella lotta contro il razzismo e il suo contributo alla lotta contro l’AIDS. A sorpresa Nelson Mandela volle essere presente al concerto, fù accolto da una straordinaria ovazione di circa 500 000 persone. Ai lati del palco campeggiava il numero 46664, il numero che era scritto sulla sua giubba durante la permanenza in carcere. Mandela pronunciò un breve discorso in cui ribadì le ragioni del suo impegno civile e politico.
In occasione del suo novantesimo compleanno, esponenti dello spettacolo della politica e della cultura mondiale gli hanno risevato al Radio City Music Hall di New York uno spettacolare tributo chiamato Mandela Day.

L’abitazione di Mandela a Soweto, è trasformata oggi nel Mandela Family Museum, dedicato alla vita di Mandela.

Il 28 marzo 2013 viene ricoverato in un ospedale di Pretoria per una grave infezione polmonare, connessa ad una tubercolosi subita durante il periodo di prigionia, viene dimesso dopo pochi giorni, il 6 aprile 2013. Due mesi dopo, l’8 giugno 2013, viene nuovamente ricoverato in condizioni preoccupanti ma stabili, ma nella notte del 24 giugno 2013 le condizioni di Mandela si aggravano.
Il 4 luglio 2013 viene dichiarato in stato vegetativo permanente ma poi la notizia sarà smentita.
Morì il 5 dicembre 2013 nella sua casa di Johannesburg all’età di 95 anni.
Fù il presidente del Sudafrica Jacob Zuma, a darne l’annuncio in diretta televisiva in diretta televisiva.

La sua vita privata
Mandela è stato sposato tre volte, La prima moglie è stata Evelyn Ntoko Mase dalla quale ha divorziato nel 1957 dopo tredici anni di matrimonio e quattro figli, a causa di contrasti politici e religiosi. Le seconde nozze con Winnie Madikizela, che lo aveva sostenuto negli anni di carcerazione, il matrimonio terminò con una separazione nell’aprile 1992 e il definitivo divorzio nel marzo 1996, alimentato pure da forti contrasti politici, lei gli diede due figlie. A ottant’anni Mandela ha sposato Graça Machel, vedova di Samora Machel, presidente fondatore mozambicano e alleato dell’ANC morto in un incidente aereo 16 anni prima.

Mandela fu un convinto cristiano, di confessione metodista. Sua madre, si convertì al cristianesimo e fece battezzare il piccolo Madiba nella Chiesa metodista e lo iscrisse nelle scuole di questa chiesa. Fù proprio la prima maestra a decidere che il nome Rolihlahla era troppo complicato e a ribattezzare il ragazzo con un nome molto inglese, Nelson. L’ingresso nella chiesa e nelle scuole metodiste sarebbe stato decisivo per tutta la vita di Mandela.

Un ragazzo dotato, Mandela venne poi avviato alle scuole medie e superiori, sempre all’interno della Chiesa metodista. Mandela scrisse: “Vedevo che nella pratica tutte le conquiste degli africani sembravano realizzarsi attraverso il lavoro missionario della chiesa. L’ambiente educativo delle scuole missionarie, scrisse, era molto più aperto di quanto non lo fossero le scuole governative”

Dopo i ventisette anni di prigionia, quando il 10 maggio 1994 diventò il primo presidente nero del Sudafrica, dopo aver prestato giuramento, Mandela concluse il suo breve discorso alla nazione con le parole di un inno evangelico: God bless Africa, “Dio benedica l’Africa”.