SCONTRO A COLPI DI SMENTITE TRA SALVINI E LA OPEN ARMS

DI MONICA TRIGLIA

E’ uno scontro a colpi di smentite quello che vede protagonisti, ancora una volta, il ministro dell’Interno Matteo Salvini e la Ong spagnola Proactiva Open Arms.

Salvini smentisce tutto.

Smentisce che la donna e il bambino, recuperati martedì cadaveri dalla nave della Open Arms, siano stati lasciati annegare volontariamente dai libici perché non volevano salire sulla motovedetta che li avrebbe riportati in Libia.

E smentisce che l’Italia si sia rifiutata di accogliere i due corpi consentendo soltanto lo sbarco a Messina o a Catania a Josepha, la donna del Camerun la cui foto (sopra) ha fatto il giro del mondo, messa in salvo dopo essere stata due giorni in mare aggrappata a un pezzo di legno.

La vicenda resta intricata e dolorosa.

La Open Arms in queste ore sta navigando verso la Spagna, dove approderà, forse a Barcellona forse a Palma di Majorca, e dove farà sbarcare Josepha e i corpi della donna e del bambino.

«Nonostante la nostra disponibilità di porti siciliani, la nave Ong va in Spagna… non sarà che hanno qualcosa da nascondere?» ha insinuato Salvini.

Parole a cui Riccardo Gatti, comandante (italiano) della nave, ha risposto senza mezzi termini: «In Spagna, non in Italia, perché gli atteggiamenti e i toni del governo italiano non ci danno sicurezza. Approdare in un porto italiano presenta molti fattori critici: il primo sono le parole del ministro Salvini, che ha definito bugie e insulti la nostra ricostruzione».

Gatti, intervistato dal quotidiano la Repubblica, ha lanciato accuse pesanti.

«Ci volevano mandare nella tana del lupo, a Catania, dove l’inchiesta sarebbe stata condotta dal procuratore Carmelo Zuccaro che ha ingaggiato, con grande approvazione di Salvini, una battaglia personale contro le Ong. Zuccaro è stato il primo ad accusarci di favorire l’immigrazione clandestina e di presunti rapporti – sempre smentiti – con i trafficanti. È lui che nei mesi scorsi ha sequestrato la Open Arms accusandoci di associazione a delinquere e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Accuse smontate dai magistrati di Ragusa che hanno dissequestrato la nave».

E sui due corpi recuperati in mare: «Non sono morti a causa di un terremoto o di un uragano. Sono morti riconducibili a precise responsabilità politiche, persone che potevano e dovevano essere salvate. A bordo della Open Arms siamo in trenta, tra cui anche alcuni giornalisti. Tutto quel che è successo è stato documentato e registrato».

Le smentite non risparmiano la testimonianza della giornalista tedesca Nadja Kriewald, inviata della tv N-tv, che avrebbe assistito al soccorso del gommone alla deriva riferendo che «non c’era più nessuno in acqua». E’ possibile che la giornalista sia stata testimone di un secondo e diverso intervento da parte della Guardia costiera libica.

A sostenerlo, su twitter, il deputato di Leu Erasmo Palazzotto che si trova a bordo dello yacht Astral, della stessa Ong catalana: «Mentre una motovedetta girava la scena del salvataggio perfetto con una tv tedesca, un’altra lasciava in mezzo al mare 2 donne e un bambino. Sono due interventi diversi, uno a 80 miglia davanti ad al Khoms, l’altro davanti a Tripoli. Maldestro tentativo di depistaggio».

Lo scontro tra il ministro dell’Interno Salvini e la Open Arms va avanti dal 4 luglio, da quando la nave è stata costretta a sbarcare 67 migranti a Barcellona per il divieto di attracco da parte di Italia e Malta.

Intanto, a bordo della nave, Josepha si sta lentamente riprendendo. Ma non smette di ripetere: «Pas Lybie, pas Libye. Non la Libia, vi prego, non riportatemi indietro». Indietro in un Paese che – è qui non ci sono smentite che valgano – rinchiude i disperati che cercano di fuggire da fame, guerre e povertà, in centri di detenzione dove torture e stupri sono la regola.