LE GUERRE DIMENTICATE E IL COLTAN

DI MARIO RIGLI

Quando un conflitto si acuisce improvvisamente, quando i media e la rete lo coprono con insistenza, per molteplici motivi, quali la vicinanza territoriale e le implicazioni mediate che ne potrebbero derivare, quando ti arrivano foto di bambini straziati, mutilati pieni di sangue con gli occhi aperti ma fissi e annebbiati nella morte, allora ti chiedi il perchè.

E non ti bastano le spiegazioni superficiali dei conflitti religiosi o etnici o tribali, e per rispondere alla tua domanda vai col pensiero alle altre guerre, alle guerre dimenticate che insanguinano la terra, ma delle quali nessuno parla perchè quasi mai sono notizia. La rete stessa molto spesso le trascura.

 

E ti ricordi di un libriccino che hai letto e studiato in università tantissimi anni fa: “Teorie dell’imperialismo” di Tom Kemp.

L’imperialismo classico in fondo si potrebbe adattare per Gaza, specialmente se si guarda la cartina di Israele e della Palestina dal 1945 ad oggi, ma per le altre guerre?

Ma in Sry Lanka, in Indonesia, in Nepal, in Thailandia? Nelle Isole Moruc, in Birmania, a Timor Est? In Sudan, in Costa D’Avorio, in Eritrea, nel Darfur? In Ruanda, in Angola, in Colombia?

Milioni di morti senza risonanza mediatica.

Ti accorgi allora che il volto dell’imperialismo è cambiato, non ha più le divise caki degli eserciti coloniali europei dell’ottocento e dei primi del novecento, ma se guardi oltre le apparenze dei pretesti religiosi, etnici e tribali vedi che l’imperialismo ha assunto il volto delle moderne multinazionali. Cerchiamo di capire, dove sono le guerre, cosa c’è nel sottosuolo e vedremo il volto moderno dell’imperialismo che determina le guerre e volutamente cerca di farle dimenticare alla gente.

Un esempio per tutti.

Voi sapete cos’è il COLTAN? Pochi, mi sono accorto, conoscono questo minerale.

Il Congo è la terra dove c’è una delle più sanguinose guerre dimenticate, ma è la terra dove esiste l’80% delle miniere di Coltan di tutto il mondo.

Prendo a prestito uno scritto di Angelo Calianno:

“Il coltan è la combinazione tra COLOMIBTE e TANTALITE

la percentuale di quest’ultima appunto è quella che determina il prezzo del Coltan, dal Coltan si estrae il Tantalio, che è quello che serve nei nostri componenti tecnologici.

Il coltan ha l’aspetto di sabbia nera e rappresenta un elemento fondamentale in video camere, telefonini e in tutti gli apparecchi HI TEC (come la playstation) serve a ottimizzare il consumo della corrente elettrica nei chip di nuovissima generazione e rendono possibile un notevole risparmio energetico.

Ma come si lega il problema della guerra al coltan?

L’ 80 % del Coltan in circolazione si trova solo in Congo, alcune delle più grosse multinazionali sfruttano queste miniere ed i congolesi che vengono pagati 200 dollari al mese (la paga di un normale lavoratore in Congo è di 10 dollari al mese).

Questo scatena una vera e propria corsa alle miniere da parte dei guerriglieri che se ne vorrebbero impadronire, non solo dal Congo ma anche dalla vicina Uganda e Rwuanda.

Ma come è facile prevedere estrarre questo prezioso minerale ha i suoi effetti indesiderati, solo per i minatori ovviamente.

Il coltan contiene una parte di uranio, quindi è radioattivo, provoca tumori e impotenza sessuale, viene estratto dai minatori a mani nude…

Le miniere di Coltan hanno l’aspetto di grandi cave di pietra, il minerale si ottiene spaccando la roccia; spesso i guerriglieri del RDC (Rassemblement Congolaise pour ) si divertono a terrorizzare i civili ed i minatori uccidendoli nelle miniere,tanto che racconta un ragazzo i lavoratori hanno dovuto scavare delle buche in cui ripararsi ogni volta che arrivano i ribelli.

Qualche anno fa in Italia la gente impazziva per trovare nei negozi la Play Station 2, diventata introvabile, il motivo fu proprio la carenza del Coltan di cui si era fermata l’estrazione per i problemi legati alla guerra.

I soldi che le multinazionali spendono per estrarre il Coltan come sempre non servono per alimentare la popolazione, costruire scuole o ospedali, tutt’altro, servono a finanziare la guerra, comprare Armi, dar da mangiare ai soldati.

Pochi sanno quali sono esattamente le società che comprano il Coltan, non è facile scoprirlo, perché ci sono decine di intermediari che passano dall’Europa, in particolare dal Belgio (si sospetta che anche l’ex compagnia aerea di bandiera belga la “Sabena” trasportasse illegalmente il minerale)

Ma i principali fautori di questo che sta diventando un genocidio sono Nokia, Eriksson e Sony, non basta ma sotto c’è anche un mercato nero del coltan che viene rubato dai guerriglieri e poi rivenduto attraverso altri mediatori ugandesi, rwuandesi, e spesso europei ed americani.”

 

Da poco si sa che abbondanti miniere di Coltan sono state scoperte in Amazzonia,

Tremo per quello che anche lì può succedere.

Questo scrivevo sei anni fa. La situazione è praticamente la stessa. Nulla è cambiato.
«È la maledizione della ricchezza — sostiene il funzionario Onu Maurizio Giuliano, grande conoscitore dell’Africa —. Da 20 anni a questa parte sono quasi scomparse per ragioni politiche le grandi compagnie minerarie che offrivano un certo welfare ai loro operai. C’era paternalismo sì, ma la privatizzazione delle concessioni in assenza di un aiuto alternativo ha distrutto la coesione sociale. Signori della guerra controllano decine di migliaia di lavoratori in schiavitù volontaria. Stupri di massa e abusi di ogni genere sono la regola. E chi non scava o spara, muore di fame». Bambini di 5 anni in miniera, bambine di 11 nei bordelli delle bidonville minerarie, madri abbandonate con 5-10 figli che muoiono di fatica e malattia a trent’anni, orfani, schiavi volontari per un uovo al giorno.
Questi minatori «artigianali», dentro la giungla, guadagnano 3-4 dollari al giorno. Donne e trasportatori 2. I bambini anche meno. «Però così riescono almeno a mangiare. Il cibo in Congo è carissimo perché importato. Uova dallo Zambia, fagioli dalla Namibia, cavoli e mele dal Sud Africa». Chi compra il minerale dai minatori è spesso lo stesso che gli vende il cibo riprendendosi gli spiccioli che gli ha appena dato. «Basterebbero delle galline a dare un’alternativa».