VILLA AZZURRA, IL MANICOMIO DEI BAMBINI DIMENTICATI

DI CLAUDIA SABA

Una volta in Italia c’erano i manicomi in cui venivano rinchiusi gli adulti ma anche i bambini.
Villa Azzurra è uno dei padiglioni degli ex manicomi di Torino, chiuso definitivamente nel 1979 dopo essere stato un lager per quasi 40anni.
È posto al confine fra Grugliasco e Collegno, oltre il cancello dell’ex ospedale psichiatrico femminile.
Lo vedi spuntare all’improvviso, come un castello abitato solo da fantasmi.
Nonostante il suo nome, Villa Azzurra non ha proprio nulla di azzurro, ridotto com’è, dal tempo, a rudere fatiscente. Guardando in alto si legge ancora: «Sezione medico-pedagogica».
I bambini venivano portati qui e internati già in tenera età, a volte ancor prima di aver compiuto i 3 anni.
Le motivazioni erano diverse, spesso, semplicemente perché figli di famiglie povere o madri sole.
Nelle Cartelle cliniche li trovavi sotto la voce “vivaci” o “lagnosi”.
In quei lager, i bambini impazzivano.
In quei buchi neri si perdevano, senza ritrovarsi mai più.
Vivevano e gemevano legati, sedati e sottoposti agli elettroshock di Giorgio Coda, il “medico elettricista” condannato per maltrattamenti.
In questi lager c’è la storia della vita di Spartaco, ex “ospite” di Villa Azzurra e di tanti altri manicomi.
Diventa grande tra Comunità e manicomi.
Per avere una famiglia ha dovuto attendere 60anni. Ora l’ha finalmente trovata grazie allo “Iesa”, un progetto di affidi per pazienti psichiatrici presente in tutta Italia.
Villa Azzurra, fu smembrata dopo l’approvazione della 180, la legge Basaglia che nel ’78 abolì i manicomi.
Divenne un caso mediatico negli anni ’70 grazie alle denunce fatte da L’Espresso.
Oggi è una palazzina abbandonata e il
Manicomio non esiste più.
Non esistono neppure i lager dove ogni notte i lamenti dei bambini si alzavano verso il cielo.
Dove i corpicini martoriati venivano lasciati marcire dietro i muri, legati mani e piedi per giorni e notti, ai termosifoni spenti, sotto il gelo d’inverno.
Ma il Cielo non deve averli mai visti ne’ ascoltati.
Nemmeno i medici, infermieri, uomini e donne finiti lì non si sa come, hanno mostrato un cuore.
In mezzo al manicomio, adesso ristrutturato, i lager non ci sono più,
non esistono più quei muri che racchiudevano segreti, i dolori muti e tutti i silenzi di chi smette di respirare, pur di diventare invisibile.
È notte quando Villa Azzurra mi appare.
Tra luci tenui e un po’ tremolanti come foglie nel vento.
Mura spettrali, custodi tra scheletri fatti di anime.
Ascolto e mi pare di sentirli i lamenti di quei bambini, le grida infinite di chi sa già come sarà domani, mentre guardano il mondo attraverso i loro occhi, pieni di ghiaccio.
Mi chiedo se a distanza di tanti anni, gli uomini e le donne che hanno sentito siano mai riusciti a dimenticare, il rumore dei loro passi, i silenzi e
gli sguardi persi, fissi tra le memorie di quegli orrori.