IL DECRETO DIGNITÀ RIDUCE IL PRECARIATO E RIMETTE LA POLITICA LAVORISTICA SU UN SENTIERO DI DIGNITÀ

DI MICHELE PIZZOLATO

Consiglio vivamente di leggere l’articolo “Di Maio e il prezzo delle mele” di Roberto Perotti oggi su Repubblica. È un articolo a difesa di Boeri e a conferma delle valutazioni INPS sul decreto dignità.

Il ragionamento, imbarazzante, è questo: “se il mio fruttivendolo aumenta il prezzo delle mele, credo siamo tutti d’accordo che almeno qualche cliente andrà a comprare le mele da un altro fruttivendolo (…) quello che vale per le mele vale per i servizi di una categoria di lavoratori”.

C’è da rimanere interdetti di fronte a tali ragionamenti… superiamo l’imbarazzo per queste assurdità spacciate per verità indiscutibili e diciamoci due cose ovvie che sfuggono totalmente a Perotti,Boeri e diversi loro amici di formazione bocconiana.

Il lavoro non è una merce! Il lavoro umano non sono mele! Non è solo, e basterebbe, un discorso di dignità: paragonare senza vergogna e, cosa ancor più grave, forse senza nemmeno rendersene conto, il lavoro umano alle merci è inaccettabile! Solo nello schiavismo il lavoro umano è degradato a merce a utensile da manutenere!

Ma andiamo oltre la dignità, a differenza delle merci e delle mele il lavoro umano produce, consuma, compra, vende. Questi economisti fuori dal mondo ignorano che la propensione alla spesa di un lavoratore con contratto stabile è maggiore di quella di un precario; e che ad una maggiore propensione alla spesa segue un aumento di domanda.

Lo ignorano perché sono tutti cattedratici con le terga ben attaccate alla poltrona… quelli per cui la flessibilità, i licenziamenti facili sono perfetti … certo non per noi. Lo ignorano perché non sanno come vengono trattati in banca i precari che chiedono un mutuo.

Un articolo che dice tutto di questi economisti alla Perotti, alla Boeri, in generale di orbita PD: per loro i lavoratori, il mercato del lavoro, è il mercato di una merce, come le altre: il lavoro è una merce come le mele.

Il decreto dignità non causerà alcuna riduzione di occupazione. Ridurrà solo il precariato e rimette la politica lavoristica italiana su un sentiero di dignità.