MARCHIONNE: EROE O NEMICO DEI LAVORATORI?

DI PAOLO SINIGAGLIA

Sergio Marchionne ha indubbiamente una personalità forte che genera reazioni forti. Non ho problemi a dire di avere amato molto il primo Marchionne e odiato molto il secondo Marchionne.

Sono sempre stato affascinato dalla fabbrica e in questo paese “la Fabbrica” per eccellenza è senz’altro la Fiat. Vederla ridotta al quasi-fallimento e nelle mani di GM dopo lo scellerato accordo faceva molto male. Il primo Marchionne fu in grado di ribaltare la situazione puntando sul prodotto: si devono a lui le ultime gamme complete di auto Fiat, Alfa Romeo e Lancia, quelle che vendevano e facevano dire ai miei amici più anti-Fiat “eh però queste auto sono belle”. Lo stesso spirito l’ha dimostrato quando è andato alla conquista di Crysler, ottenuta a costo zero ma con prestiti da recuperare e con obiettivi industriali da raggiungere, pena il fallimento dell’operazione. Quindi un bravo all’eroe del salvataggio e della conquista di un ruolo globale.
Poi è arrivata la fase antisindacale, l’uscita da Confindustria per poter applicare contratti fuori standard quasi per schiacciare i lavoratori. E dopo la fusione con lo spostamento delle sedi ad Amsterdam e Londra è arrivato una specie di risucchio da parte degli USA con la consapevolezza che a funzionare meglio fosse la parte americana dell’azienda e non quella europea. Come risultati abbiamo il “Piano Italia” disatteso, centomila operai in meno nel paese dal 2000 e la famosa frase “andremmo meglio se potessimo tagliare l’Italia”. Quindi arriva il ridimensionamento della produzione e dei marchi europei nell’ultimo piano industriale, quello senza ambizioni per l’Europa. E arriva la politica delle scissioni delle attività che regalano valore agli azionisti ma pongono fuori dal perimetro FCA prima CNH poi Ferrari, tra poco Magneti Marelli in una specie di spogliamento degli asset a favore di Exor e della famiglia Agnelli.
L’ultimo errore strategico è stata la sottovalutazione dell’evoluzione elettrica per salvaguardare gli investimenti nel termico che hanno sì permesso a Fiat di conquistare Chrysler ma che ne hanno chiuso l’orizzonte futuro: un errore parzialmente corretto solamente con un annuncio nell’ultimo piano industriale. Quindi male l’uomo nemico dei lavoratori, senza coraggio per l’Europa e senza visione per il futuro.
Insomma il primo Marchionne ci ha salvato, il secondo Marchionne ci ha un po’ svenduto: il futuro dirà se è stato più importante il primo o il secondo.